L’identikit del collezionista italiano è quello di un soggetto maturo, acculturato, con capacità di spesa medio-alta e inserito in un sistema articolato di relazioni tra galleristi, fiere, advisor e istituzioni.
Le sue collezioni, generalmente contenute ma diversificate, mantengono al centro le opere pittoriche, scultoree e fotografiche, con una forte presenza di artisti italiani del Novecento, e un’apertura selettiva verso autori internazionali già consolidati. Si affiancano però diverse categorie di collectibles: design, libri, gioielli e orologi, ma anche vino, auto d’epoca, fashion e sport memorabilia, che si fanno spazio come passion asset tra il patrimonio artistico.
«Le logiche dietro una collezione combinano dimensione emotiva e razionale – racconta Sara Parodi, Wealth Planning di Intesa Sanpaolo Private Banking. Alla passione si affiancano motivazioni estetiche e personali, il sostegno agli artisti e il senso di appartenenza; insieme a ragioni economico-finanziarie, come diversificazione e networking. Inoltre, l’ingresso di nuove generazioni e una maggiore presenza femminile stanno introducendo sensibilità diverse che, pur senza segnare discontinuità, favoriscono una graduale apertura verso artisti sottorappresentati, in particolare donne e autori non occidentali, rafforzando un equilibrio tra stabilità ed esplorazione, in un’ottica sempre più consapevole e strategica».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2026 di AziendaBanca. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.
