Deloitte prevede un secondo semestre di rallentamento per il private equity, con 251 operazioni

Deloitte Private Equity rallentamento secondo semestre 2026
Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte

Previsioni di rallentamento per il private equity in Italia nel secondo semestre dell’anno. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati finalizzati 276 investimenti e 23 disinvestimenti, tra i numeri più elevati mai registrati in un semestre (+20%), per un controvalore di 1,6 miliardi di euro.

E per la seconda metà dell’anno sono previste 251 operazioni in totale, in calo del -28% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche il valore medio dei deal dovrebbe diminuire: giù le operazioni sopra i 30 milioni, performance migliore per quelle di taglio minore (+19%).

Un andamento che si riflette sul sentiment degli operatori, che scende leggermente dopo un 2025 da record: il 73% degli operatori prevede infatti uno scenario economico stabile o in peggioramento.

Previsioni al ribasso

Secondo la quarantottesima edizione della Italy Private Equity Confidence Survey, l’indagine semestrale condotta da Deloitte Private in collaborazione con AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e l’Osservatorio PEM (Private Equity Monitor) di LIUC Business School, le operazioni di maggiore dimensione prederanno quota nel prossimo semestre: le transazioni superiori ai 31 milioni di euro scenderanno al 35,4% del totale (-16,9 p.p.), con le operazioni nella fascia 31-50 milioni che registreranno il calo più marcato.

Parallelamente, i deal sotto i 30 milioni di euro cresceranno al 64,6%, trainati soprattutto dalla fascia 16-30 milioni (37,5%, +8 p.p.) e da quella 5-15 milioni (18,8%, +9,7 p.p.).

Manifattura sul podio per gli investitori

Il Manifatturiero si conferma il settore più attrattivo per il 28,7% degli investitori (+2,7 p.p.).

Il settore Food & Beverage scende leggermente al 13,9% (-3,2 p.p.), mentre i beni di consumo registrano un incremento contenuto al 12% (+1,5 p.p.).

Il settore Farmaceutico cresce al 9,3% (+2,8 p.p.), mentre l'ICT scende all'8,3% (-3,0 p.p.). Terziario e Cleantech mostrano interesse crescente, rispettivamente al 6,5% (+2,4 p.p.) e al 3,7% (+3,7 p.p.).

I criteri ESG nei processi di investimento

L’integrazione dei criteri environmental, social e governance (ESG) nei processi di investimento inizia a diffondersi tra gli operatori. Il 27,9% monitora il rispetto di standard ESG già in fase di due diligence e prima del closing, mentre il 23% implementa politiche sostenibili nelle società in portafoglio.

Il 17,2% utilizza l'ESG come leva di creazione di valore nell'analisi preliminare delle opportunità di investimento.

Cresce il peso dell’intelligenza artificiale come driver

L’intelligenza artificiale si conferma un fattore chiave nella selezione dei target: l'87,5% degli operatori la integra nel processo (+12,5 p.p. rispetto al semestre precedente). Di questi, il 37,5% la considera un driver decisionale, mentre il 50% ne riconosce l'utilità pur mantenendola subordinata ai parametri tradizionali.

La distribuzione geografica dei deal

Il Nord Italia domina gli investimenti, ma il Centro e il Sud recuperano terreno. Il 72,9% delle operazioni concluse negli ultimi sei mesi si concentra infatti al Nord, suddiviso tra Nord Ovest (25,0%) e Nord Est (47,9%), sebbene in calo di 16 p.p. rispetto al semestre precedente.

Il Centro Italia accelera al 16,7% (+12 p.p.), mentre il Sud raggiunge il 6,3%. Gli investimenti oltreconfine scendono al 4,2%.

Le principali strategie di investimento

Il ricorso alle banche commerciali resta la modalità di finanziamento più diffusa tra gli operatori (64,6%) per le operazioni di acquisizione, nonostante un calo rispetto al semestre precedente (-3,6 p.p.).Il private credit si attesta al 14,6% (+0,9 p.p.), mentre le banche d’investimento raggiungono il 12,5% (+3,4 p.p.).

Nel complesso la ricerca di nuove opportunità si conferma l’attività di maggiore interesse da parte dei fondi, mentre si riducono nettamente le attività di exit.

Le previsioni sul valore dei portafogli si fanno più prudenti: meno operatori prevedono un aumento (58,3%, −16,7 p.p.), mentre più rispondenti prevedono stabilità (41,7%, +16,7 p.p.). Per il prossimo semestre si segnala un calo dell'interesse per le operazioni di maggioranza, che restano comunque le preferite dagli operatori (81,3%, -9,7 punti percentuali), a favore di quelle di minoranza, salite al 14,6% (+7,8 p.p.), e dei co-investimenti di minoranza con altri fondi, che si attestano al 4,2% (+1,9 p.p.).

Le aspettative degli operatori

Gli operatori mostrano aspettative stabili in termini di volume di investimenti: oltre la metà (66,7%) prevede un numero di deal invariato, il 20,8% si attende una crescita, mentre solo il 12,5% ipotizza una riduzione.

Le prospettive sui disinvestimenti rimangono stabili: solo una minoranza, pari al 6,3% degli operatori, prevede una contrazione dell’attività, in diminuzione rispetto al semestre precedente (-5,1 p.p.).

«Oggi i fondi si muovono in uno scenario complesso che richiede lucidità: le tensioni e l’incertezza sui mercati internazionali restano un fattore con cui fare i conti ogni giorno. L’elemento di svolta rimane però il ritorno a condizioni di finanziamento più accessibili che sta ridando fiducia agli operatori e rimettendo in moto le operazioni – ha commentato Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte. Il mercato italiano conferma la propria vitalità, pur in un contesto caratterizzato da prudenza, con gli operatori che mantengono un approccio selettivo e privilegiano operazioni mirate e di dimensioni contenute».

«Osserviamo un cambiamento profondo nelle priorità dei fondi – ha dichiarato Claudio Scardovi, Deloitte Private Equity Leader. La tecnologia, e in particolare la capacità di integrare l'intelligenza artificiale, è diventata un criterio chiave nella valutazione delle società target. Allo stesso tempo, la sostenibilità è ormai un elemento strutturale che guida le decisioni lungo tutto il ciclo di investimento. Sul fronte geografico, restano centrali le aree più solide del tessuto industriale italiano, ma cresce l'attenzione anche verso il Centro e il Sud del Paese».

 

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