Fine paghetta mai: 7 italiani adulti su 10 ricevono aiuti economici dalla famiglia di origine

7 italiani adulti su 10 ricevono aiuti economici dalla famiglia di origine

Il 72% degli italiani tra i 35 e i 55 anni riceve una qualche forma di sostegno economico dalla famiglia di origine, secondo un sondaggio Moneyfarm. Insomma, sono decisamente adulti, ma non ancora completamente indipendenti.

Il dato, certamente elevato, copre una gamma decisamente ampia di contributo economico, includendo spese eccezionali come l’acquisto della prima casa o di una automobile, oppure le spese per organizzare il matrimonio. Ambiti in cui l’assistenza intergenerazionale è frutto anche della cultura italiana, non solo di uno stato di necessità.

E infatti, il valore medio degli aiuti corrisposti dalla famiglia di origine supera i 19.800 euro, con differenze territoriali marcate: si va dagli oltre 20.000 euro del Centro-Nord ai quasi 12.000 euro del Centro-Sud. Lo stesso sondaggio Moneyfarm mostra però anche alcuni aspetti decisamente più allarmanti.

Uno su due ha difficoltà di fronte a imprevisti

La metà circa del campione ha, infatti, ricevuto sostegno per spese di media entità, come cure mediche o sanitarie. Si tratta certamente di temi importanti e delicati, ma che riflettono la mancanza di risparmi sufficienti a fare fronte a un'emergenza, o di una copertura assicurativa, in una fascia non proprio di primo pelo come quella tra i 35 e i 55 anni.

Il 30% ha bisogno per le spese quotidiane

Decisamente più preoccupante il 30% di connazionali che ha ricevuto un contributo, anche solo una volta, per spese ordinarie, come alimenti o bollette. Il dato qui può indicare sia situazioni eccezionali, legate a specifici momenti critici, sia una generale difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

Aiuto non solo economico

Il supporto intergenerazionale non si traduce solo in sostegno finanziario. Anzi. Come noto, i nonni giocano un ruolo centrale per mettere una pezza alle lacune del welfare statale. Il 57% dei genitori riceve aiuto dalla famiglia di origine nella gestione dei figli. Il 36% aiuta nella preparazione dei pasti, il 28% nella gestione di commissioni e pratiche amministrative, il 21% nella cura della casa.

Adulti, ma non autonomi

Una situazione che crea un curioso paradosso. Il 96% degli intervistati si percepisce come un “adulto” (trattandosi di persone tra i 35 e i 55 anni, parrebbe il minimo e incuriosisce il 4% rimanente, NdR) e fornisce anche l’età in cui ha percepito il passaggio dall’età della giovinezza all’età adulta: 27 anni.

È infatti intorno al 27esimo compleanno che la maggioranza ha vissuto un momento di cambiamento forte, nel 37% dei casi il primo impiego stabile e nel 29% l’uscita dalla casa dei genitori, seguiti da convivenza. Altri momenti chiave sono la convivenza (o il matrimonio), indicata dal 24%, e la nascita dei figli, 22%.

Proprio per questa percezione di sé come “grandi e vaccinati”, l’aiuto della famiglia di origine, specie se strutturale, viene vissuto com ambivalenza. Un quarto del campione si è sentito in imbarazzo nel chiedere un aiuto economico: la percentuale è più alta tra le donne.

Poca fiducia nel futuro

Solo il 52% ha fiducia nel futuro e quasi la metà dubita che potrà fornire ai propri figli lo stesso aiuto e supporto ricevuto dai genitori.

Non fa molta differenza neanche l’idea di una futura eredità. Il 18% l’ha già ricevuta (soprattutto oltre i 45 anni) e il 41% si aspetta di riceverla, ma solo il 7% pensa che potrà cambiare la propria vita in modo significativo.

Per il 36% sarà un miglioramento marginale, per il 44% non farà alcuna differenza. Un italiano su 8 ritiene addirittura che possa portare più problemi che benefici.

«Quello che emerge è il ritratto di una generazione adulta dal punto di vista identitario, ma ancora fortemente intrecciata, sotto il profilo materiale, alla famiglia di origine – commenta Andrea Rocchetti, Global Head of Investment Advisory di Moneyfarm. Questa continua a rappresentare un pilastro di welfare informale, compensando fragilità economiche, caro vita e difficoltà di accesso alla casa. Proprio per questo diventa cruciale affiancare al supporto familiare una pianificazione finanziaria consapevole e di lungo periodo, in grado di favorire una progressiva autonomia economica. In un contesto segnato da carriere discontinue e da un sistema previdenziale sempre meno sufficiente da solo, il supporto di un consulente qualificato può rivelarsi determinante per orientare le scelte, integrare il futuro assegno pensionistico e trasformare il risparmio in uno strumento di sicurezza e di progettualità».

 

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