
In calo del 3% il patrimonio degli HNWI
Se è vero che anche i ricchi piangono, la conferma arriva dall’ultimo World Wealth Report di Capgemini. Il ruolo della regione Asia-Pacifico (e in particolare della Cina) è evidente: il crollo della ricchezza nell’area ha avuto un effetto domino in tutto il mondo, portando il patrimonio dei paperoni verso un brusco calo del 3%. La ricchezza è tuttavia aumentata in Medio Oriente (+4%), anche se non abbastanza per frenare la riduzione dei superricchi a livello globale, diminuiti dello 0,3% (in Asia del 5%).
Meno ricchi in tutto il mondo
L’effetto è evidente un po’ ovunque. In America Latina il patrimonio degli HNWI è sceso del 4%, in Europa del 3% e in Nord America dell'1%. Anche se i Paesi con il maggior numero di superricchi non hanno perso il loro primato. Parliamo di Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina, che insieme rappresentano il 61% della popolazione mondiale degli HNWI.
Gli ultra-HNWI i più colpiti
A perdere di più è stato chi aveva di più: gli ultra-HNWI sono diminuiti del 4%, i loro patrimoni del 6%, contribuendo per il 75% al calo della ricchezza a livello globale. I mid-tier millionaire (con un patrimonio tra i 5 e i 30 milioni di dollari) hanno invece contributo per il 20%. Mentre i millionaire-next-door (con un patrimonio tra gli 1 e i 5 milioni di dollari, quasi il 90% della popolazione HNWI) sono stati i meno colpiti.
Se la liquidità sorpassa l’equity
I paperoni sono allora corsi subito ai ripari. Già nei primi tre mesi del 2019 l’asset allocation è cambiata e la liquidità ha sorpassato l’equity. Diventando l’asset class più diffusa e rappresentando il 28% del patrimonio finanziario degli HNWI. L’equity è invece scesa al secondo posto, a quasi il 26%. La volatilità dei mercati azionari ha inoltre stimolato gli investimenti alternativi, che hanno toccato il 13%.
Rinnovata fiducia nel WM…
E i superricchi non hanno preso le loro decisioni di investimento da soli. Nonostante le perdite, gli HNWI continuano infatti a fidarsi dei wealth manager: il grado di soddisfazione è aumentato del 3% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Anche se, precisa Capgemini, è opportuno non perdere di vista l’importanza della relazione digitale. Pena, il sorpasso da parte delle BigTech, pionieri in questo campo.