L’Italia rimane il maggior produttore ed esportatore di vino. Secondo lo studio dell’Area Research di Monte dei Paschi di Siena, nonostante i consumi in continuo calo nel mercato domestico e una domanda internazionale in flessione del 2% nel 2013 rispetto all’anno precedente, l’incremento dei prezzi e l’export hanno comunque consentito all’Italia di mantenere un ruolo di rilievo nella produzione mondiale.
Rimane forte l’export italiano
Difatti, le entrate totali nel commercio mondiale del vino sono aumentate di circa l’1,5%, con una spesa corrispettiva attorno ai 25,7 miliardi di euro. Il 2014 sembra iniziare in salita, con gli scambi internazionali che tornano a rallentare (-1,6% e -3,4% rispettivamente in volume e valore) a causa della flessione registrata dallo sfuso, ma l’export rimane il principale driver della domanda per i vini italiani: nonostante i segni di debolezza in termini di volumi, con le vendite all’estero di vino italiano tornate sui livelli del 2009-2010, gli introiti si espandono (+8% a/a in valore nel 2013), grazie a prezzi medi sostenuti e grazie a una migliore qualità esportata. Ed è su questa scia positiva che sembra proseguire il primo quadrimestre del 2014, con le vendite all’estero che crescono dell’1% in volume e del 3% in valore.
Ricercare la qualità per superare la concorrenza
Inoltre, una qualità più elevatanell’export dovrebbe consentire al nostro Paese di limitare la concorrenza spietata sul segmento di vini meno pregiati, che rimane il comparto più penalizzato anche nei primi mesi del 2014. I vini sfusi, infatti, stanno subendo un brusco calo e una riduzione degli introiti legata alla discesa delle quotazioni all’origine. I prezzi alla produzione dei vini comuni italiani, ovvero quelli che hanno il peso predominante nell’export di sfuso, hanno perso secondo Ismea il 23%, proprio perché su questa fascia l’Italia va a concorrere con la Spagna, forte di una produzione di 50 milioni di ettolitri per il 2013, che ha portato a una caduta importante dei prezzi: -41% e -31% i prezzi dei bianchi e dei rossi rispettivamente nel primo quadrimestre 2014. Ecco perché, in un tale contesto, all’Italia non resta che indirizzarsi verso una maggiore ricerca della qualità e trovare, quindi, il giusto rapporto qualità-prezzo diviene essenziale per mantenere quote di mercato.
Le regioni dei vini
Sempre all’interno dello scenario nazionale, la Toscana gioca un ruolo rilevante: con un settore agricolo che, nel 2012, incideva sulla formazione del Valore Aggiunto regionale per l’1,95% e di quello agricolo italiano per il 6,53%, il vitivinicolo della Regione si conferma un’eccellenza, con volumi produttivi che la collocano al terzo posto nella graduatoria nazionale. Bene anche l’andamento delle quotazioni dei prezzi medi all’origine dei principali vini: nel primo semestre 2014 i prezzi medi del Chianti sono cresciuti del 16,5% a/a e quelli del Chianti Classico del 22,3%.
L’export nel 2014 crescerà del 5%
Il settore vitivinicolo, dunque, rimane vitale malgrado la crisi. Secondo lo studio di MPS, infatti, per il 2014 la maggior parte delle aziende si mostra decisamente ottimista per quanto riguarda il fatturato, con oltre la metà degli intervistati che prospetta un aumento delle vendite superiore al 5%. Inoltre, nonostante la debole ripresa degli scambi internazionali, il 78% del campione prevede un aumento dell’export per il vino: in particolare verso mercati tradizionali, come USA e Germania, a scapito di mercati ad alto potenziale ma difficili da penetrare, come la Cina. L’Unione Europea, infatti, resta il primo mercato di sbocco, con una quota di export in valore sul totale del 53% circa (USA, Germania e Regno Unito coprono da soli il 54% delle vendite estere), ma le maggiori potenzialità in termini di valore e volumi si riscontrano all’esterno dell’UE, dove i prezzi medi unitari sono più elevati ma la concorrenza è spietata.
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