Oltre la metà dei dati memorizzati dalle aziende italiane è rappresentato da Dark Data. A rivelarlo è il Databerg Report 2015 di Veritas Technologies, azienda specializzata in soluzioni di backup e recovery. Un gigantesco Databerg, quindi, costituito da dati obsoleti o ininfluenti, che costerà alle aziende europee circa 784 miliardi di euro nel 2020.
Un dipendente su tre carica propri video
In base al Databerg Report, il 58% dei dati conservati dalle aziende italiane è sconosciuto anche agli stessi dirigenti IT aziendali. Si tratta di dati potenzialmente di ogni genere, da foto personali a contenuti piratati, che creano un elevato rischio di non conformità per le aziende. «I risultati più importanti del Databerg Report 2015 indicano che le aziende italiane non stanno sfruttando le possibilità offerte dai loro dati e che le aziende stanno anzi investendo significative risorse per mantenere dati di cui non sanno niente – dichiara Massimiliano Ferrini, Country Manager Italy di Veritas. L'indagine rivela inoltre che i dipendenti italiani sono fra i meno disciplinati in Europa. Un dipendente su tre gestisce l'IT aziendale come se fosse suo e carica video, software non approvati o copie di suoi documenti legali o identificativi sulla rete aziendale. Ciò va inoltre sommato al 27% di dati ininfluenti che le aziende italiane memorizzano ed elaborano e al correlato spreco di importanti risorse IT».
I tre tipi di Databerg
L'indagine fornisce informazioni su come 1.475 intervistati (di cui 100 in Italia) di 14 diversi Paesi dell'area EMEA stanno gestendo le iniziative di trasformazione dei dati in informazioni strategiche di business. Il report introduce un nuovo fenomeno denominato Databerg, rappresentato da tre tipi principali di dati conservati attualmente dalle aziende:
- Dati Business Critical – Sono i dati considerati vitali per il successo operativo dell'azienda. I dati Business Critical devono essere proattivamente protetti e gestiti in tempo reale da specialisti con precise responsabilità attribuitegli dalla dirigenza aziendale.
- Dati ROT – Sono i dati duplicati, obsoleti o ininfluenti (“Redundant”, “Obsolete” o “Trivial”). I dati ROT devono essere mantenuti sempre al minimo livello ed eliminati periodicamente.
- Dark Data – Sono i dati il cui valore non è stato ancora chiaramente identificato. Possono comprendere gli importanti dati Business Critical, gli inutili dati ROT o, cosa ancora più rilevante, eventuali dati illegali o non conformi che creano un'area invisibile di rischio al centro del sistema IT aziendale.
Cosa ha generato il Databerg?
L'indagine ha individuato tre principali cause per la crescita del Databerg. Queste riguardano: i volumi di dati che influiscono in modo sproporzionato sulla strategia IT, l’adozione di massa di uno storage attualmente “gratuito” generata dalla continua promozione dei vendor, il fatto che i dipendenti mettano a rischio i dati aziendali con le loro azioni diventando inoltre degli accumulatori di dati:
- Strategie IT basate sui volumi di dati e non sul valore di business
- Un continuo ricorso allo storage “gratuito” come i servizi in cloud
- La crescente disattenzione dei dipendenti verso le policy sui dati aziendali
Quanto costeranno i Dark Data
L'indagine ha rilevato che l'azienda media italiana ha un tasso di Dark Data pari al 58% (media EMEA 54%), livelli di dati ROT del 27% (media EMEA 32%) e solo il 15% (media EMEA 14%) di dati identificabili come Business Critical. Ciò equivale a uno spreco di risorse aziendali pari a 784 miliardi nell'area EMEA entro il 2020 solo per la conservazione di dati ROT, se la strategia e cultura delle aziende sulla gestione delle informazioni non cambieranno al più presto.
Arriverà il cloud, ma le policy saranno corrette?
Secondo l'indagine, con lo spostamento dei dati sul cloud attuato dalle aziende per contrastare i crescenti volumi di dati, nei prossimi 12 mesi nell'area EMEA ci sarà un incremento di un terzo dello storage ed elaborazione sul cloud, dal 33% al 45%. Secondo il Databerg Report 2015, il 50% degli intervistati in Italia ha dichiarato che utilizzerà sistemi di storage su cloud entro il 2016, ponendo il paese davanti alla media europea. Tuttavia, le aziende che adotteranno questi servizi cloud potrebbero non avere le giuste policy per calcolare i costi di follow-up, quelli per il passaggio a un altro fornitore o per il ritiro dei dati dal cloud in caso di emergenza.
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