C’è un gap di availability tra ciò che l’IT aziendale può offrire e le richieste degli utenti. Secondo il IV Availability Report di Veeam, le aziende prestano ancora una attenzione insufficiente alle necessità degli utenti, nonostante il costo del downtime.
L’IT aziendale non è al livello desiderato
L’84% dei CIO interessati a livello mondiale (nel campione, anche una ventina di aziende italiane) conferma l’esistenza di quello che Veeam ha ribattezzato “availability gap”, la differenza tra ciò che l’IT aziendale è in grado di offrire e “l’optimum”. Eppure il downtime è costato, in media, 80mila dollari l’ora. Ancora peggio per le data loss, costate 90mila dollari orari alle aziende nel solo 2014. Il totale sulle aziende sondate è di 16 milioni di dollari.
Crescono le applicazioni mission critical…
Con l’esplodere dell’internet delle cose, basti pensare alla previsione di 21 miliardi di oggetti connessi alla rete nel 2020, le cose peggioreranno. A complicare la situazione, anche la crescente quota di workload definibile mission critical: nel 2014 siamo arrivati al 48%, entro il 2017 salirà almeno al 52%. «Fino a qualche anno fa – commenta Albert Zammar, Country Manager di Veeam Software per l’Italia – le banche avevano un numero ristretto e definito di applicativi mission critical, da mettere in sicurezza e di cui garantire la continuità operativa. Il resto dei sistemi, invece, richiedevano un livello di attenzione minore».
…così come le informazioni da gestire
Cresce, d’altronde, anche il volume di informazioni da gestire. E il cambiamento del modo di lavorare richiede importanti adeguamenti alle infrastrutture IT: nel 63% dei casi ai decisori IT viene richiesta l’interattività real time con i sistemi, il 59% deve garantire l’accesso globale 24/7, anche a causa della crescente mobilità della forza lavoro, che opera da casa o da altre sedi, agli oari più disparati.
Quanto costa il downtime
Il rischio di disservizio è alto. Il campione ha riferito di almeno 15 eventi annui di downtime non pianificato, applicazioni in crash o perdita di dati, per un totale di 2 ore di downtime in un anno per le applicazioni mission critical e di quasi 6 ore per quelle non. Gli SLA di RTO (Recovery Time Objective, il tempo necessario a recuperare i dati) sono fissati a 1,6 ore, ma il campione ha ammesso che sono in realtà necessarie 6 ore. Allo stesso modo, gli SLA per l’RPO (Recovery Point Objective, cioè quanto è recente il punto di recupero da cui si ripristinano i dati) sono a 2,9 ore, mentre nella realtà si parla di almeno 4 ore. «Le aziende di grandi dimensioni, con infrastrutture legacy, avrebbero un ottimo risultato riuscendo a recuperare un’ora e ad avvicinarsi agli SLA – aggiunge Zammar».
Il Finance deve essere always on
Nello specifico del settore Finance (che pesa per 200 aziende del campione), la disponibilità dei dati e dei servizi resta ovviamente imprescindibile. Tra le sfide segnalate dai decisori IT, la necessità di affrontare un numero crescente di utenti e dispositiv connessi. La disponibilità continua dei servizi finanziari richiede elevate performance di availability di dati e applicazioni. «In questo contesto la necessità di fornire l’accesso 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 ai dati e alle applicazioni è di primaria importanza – afferma Zammar». Intanto, Veeam in Italia ha chiuso il 2015 superando i 10.600 clienti, con una crescita del 31% rispetto al 2014 sul mercato in generale e del 292% su quello Enterprise.