
Cosa cambia
Partiamo dal cambiamento prospettato dal Decreto: il modello Sprar, che prevedeva 6 mesi di permanenza degli immigrati irregolari nei centri di accoglienza con un costo decisamente alto per le casse dello Stato, che doveva farsi carico anche dei programmi di integrazione, lascia il posto al modello CAS. Adesso la permanenza nei centri può essere tra i 12 e i 24 mesi e, soprattutto, la gestione può essere affidata ai privati.
Niente di nuovo
Quanto deciso dall’Italia non è nulla di nuovo. Da tempo aziende vere e proprie (e non, quindi, associazioni o realtà del mondo no profit) si occupano di gestire ciò che lo Stato ha deciso di appaltare ai privati. L’accoglienza dei migranti è tra queste. Accade, tra gli altri, anche in Paesi come Germania e Scandinavia.
VALORI vede nel ricambio tra mondo no profit e mondo aziendale, “holding finanziarie ed economiche” il rischio di una diversa “sensibilità” nello svolgere un compito di assistenza che, qualunque sia l’opinione sul fenomeno migratorio, deve comunque essere all’insegna dell’umanità. Un’azienda ha come obiettivo il profitto e questo rischia di trasformare la “questione migranti” in un business: sia dal lato negativo, e ricordiamo i ritorni economici, sia per la gestione del rischio, scaricata su un privato.
Problema trasparenza
Ma i riflettori di VALORI sono subito stati puntati su una holding in particolare, interessata alla gestione dei centri di accoglienza: ORS, gruppo privato elvetico che, a detta della redazione di VALORI, pecca di trasparenza anche per quanto riguarda il suo asset societario. ORS, lo scorso 22 agosto, ha annunciato il suo ingresso in Italia.
L’interrogazione parlamentare
Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali, ha quindi presentato un’interrogazione parlamentare con tre richieste:
1. Maggiori informazioni sulla partecipazione di ORS Italia nella gestione dei centri di accoglienza;
2. Se effettivamente i costi con questo nuovo sistema andranno ad aumentare;
3. Cosa verrà fatto sul terreno dei meccanismi di affidamento, in termini di concorrenza e trasparenza.