I benefattori aumentano ma le fondazioni arrancano. A livello globale la filantropia si è fatta strada, soprattutto negli ultimi 25 anni. Tuttavia le risorse restano concentrate in pochi Paesi e settori e manca collaborazione tra le varie realtà benefiche.

Fondazioni giovani, ma poco distribuite
È una fotografia tra luci e ombre quella scattata dal Global Philanthropy Report, ricerca commissionata da UBS alla Harvard Kennedy School. Il settore della filantropia è sì un comparto giovane e in ascesa, con il 72% delle fondazioni a livello globale create negli ultimi 25 anni, ma la concentrazione geografica resta limitata all’Europa e al Nord America. Il 60% delle oltre 260mila fondazioni intervistate si trova infatti nel Vecchio Continente, 6.222 in Italia, e il 35% nell’area dominata dagli Stati Uniti. Sette Paesi in Europa rappresentano il 90% delle spese totali in beneficenza: tra questi l’Italia, con fondazioni che detengono 86,9 miliardi di dollari in attività filantropiche.
Ancora scarsa la cooperazione
Certo, l’Europa, e l’Italia in particolare, possono contare su un quadro giuridico e fiscale che incoraggia la crescita del settore ma rimane così escluso dall’attività filantropica tutto il resto del mondo. Non troviamo una buona distribuzione anche per quanto riguarda le risorse, ossia donazioni e investimenti da parte dei benefattori. L’istruzione è l’area più popolare ma serve puntare di più anche sui settori coinvolti dai cosiddetti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in ambito quindi ESG. Il problema è che spesso manca cooperazione tra le varie fondazioni mondiali: il 58% delle realtà del campione non ha in piano progetti di collaborazione, come la partecipazione alla comunità globale per i filantropi istituita nel 2015 da UBS.
Budget spesso insufficiente
A questo si aggiunge infine una difficoltà a livello di budget aziendale. La metà delle fondazioni intervistate non ha personale retribuito o ha a disposizione per le risorse umane un budget insufficiente, inferiore a un milione di dollari. 9 realtà benefiche su 10 ha del resto un patrimonio sotto i 10 milioni di dollari.