WealthTech, l’Asia corre. Cina osservato speciale, boom a Singapore

Il mercato del Wealth Management sta attraversando un processo di radicale cambiamento portato avanti da una duplice rivoluzione che ha investito sia la domanda in termini di nuove esigenze della clientela che di un rinnovamento tout court dei servizi offerti dagli attori del settore. Tra le variabili più interessanti che hanno spinto gli incumbent verso nuove frontiere vi è proprio la digitalizzazione. È dunque arrivato il momento del WealthTech, un settore che all’interno del più ampio mondo del FinTech, sta assumendo sempre più una crescente rilevanza. La gestione dell’innovazione è pertanto una prerogativa decisiva sotto il profilo strategico per le banche. Quale è quindi lo status di salute del settore nel mondo? Stati Uniti ed Europa guidano la classifica, ma senza ombra di dubbio è l’Asia la regione da tenere sotto osservazione. Tutto il continente asiatico, grazie ad alcune sue peculiarità come l’alto tasso di penetrazione digitale, è uno dei terreni più fertili sul quale puntare, nonostante alcune contraddizioni.

La Cina: mercato acerbo ad alto potenziale

Emblematico il caso cinese, un mercato ancora acerbo, ma dalle enormi potenzialità. Nel Dragone, così come in altre realtà asiatiche, la clientela, nonostante la sua abilità digitale, risulta digiuna in materia di conoscenza di investimento, senza contare la limitata esperienza sul campo dei consulenti stessi. Il mercato risulta dominato da player tradizionali come le banche, le quali hanno fatto affidamento sui loro forti canali offline per far breccia sulla clientela, ma ancora oggi devono sviluppare capacità di consulenza professionale. Eppure l’intero settore del wealth management cinese è pronto per un nuovo “Grande Balzo”. Grazie soprattutto all’appoggio del governo. Già nel 2018 la Banca Centrale cinese si era espressa a favore per una radicale riforma del settore ponendo proprio l’accento sull’importanza dell’adozione di soluzioni intelligenti che, a suo dire, “svolgeranno un ruolo fondamentale nell’aiutare a bilanciare la crescita del settore”*. Un passo sottolineato anche nella recente Doppia Sessione*. Per Pechino il richiamo al WealthTech risolverà alcuni punti dolenti nel settore cinese del wealth management in tre aspetti: consentire ai consulenti di migliorare la formazione degli investitori, personalizzare i servizi di robo advisory per il segmento Mass Affluent e quindi migliorare il controllo del rischio.

Partnership in corso

Non è quindi azzardato affermare che il prossimo trend FinTech cinese sarà proprio il WealthTech e l’apertura del Dragone nei confronti di partnership con player stranieri è un’occasione importante da non perdere. La seconda economia del mondo, come abbiamo visto, è decisamente indietro nel settore in generale ed è facile supporre che know-how straniero, unito alle continue novità tecnologiche in materia FinTech, saranno vincenti per tutti i protagonisti in campo. Ad esempio ad aprile 2020 la cinese Ant Financial ha siglato una joint venture con l’americana Vanguard Group per il lancio di un nuovo servizio robo advisor per indirizzare i 900 milioni di utenti del gigante cinese verso nuove forme di investimento. Anche l’Italia è presente in Cina con Generali ed Intesa Sanpaolo, realtà che già da tempo hanno avviato in Cina partnership nel settore wealth. Eppure anche nel Dragone vi sono storie interessanti dove il digitale è entrato a pieno regime.

Il caso di Lufax

Guardando alla Cina continentale, Lufax è sicuramente la prima compagnia. Fondata nel 2011 e gravitante nella galassia del colosso assicurativo PingAn Group, Lufax è una lending and wealth management platform interamente online. L’azienda ha iniziato la sua attività come portale per i prestiti peer-to-peer, salvo poi espandere il ventaglio di offerta a una molteplicità di soluzioni. A oggi, Lufax gestisce una piattaforma di gestione patrimoniale online che fornisce servizi di investimento, finanziamento e consulenza.

Il ruolo di Hong Kong

Buono il posizionamento di Hong Kong. Grazie anche agli investimenti cinesi che hanno preferito rivolgersi proprio all’esperienza bancaria, e alla sua normativa flessibile, dell’ex enclave britannica, questa è diventata un polo importante nel settore WealthTech. Un esempio è Futu Securities, società nata nel 2012 ad Hong Kong, ma dal portafogli di Tencent, il colosso hi-tech cinese di base a Shenzhen. La piattaforma nacque interamente come investimento strategico della stessa Tencent salvo poi divenire un portale di servizi di investimento azionario one-stop nei mercati di Hong Kong, Stati Uniti e Cina continentale. Hong Kong presenta un mercato estremamente dinamico nutrito non solo da nuovi player totalmente digitali, ma anche da istituzioni tradizionali che hanno deciso di buttarsi nell’arena dell’innovazione. Ultimo è il caso di Citibank che a Hong Kong ha lanciato Citi Plus, la sua prima piattaforma WealthTech.

Singapore in pole

E per quanto riguarda il Sud-Est asiatico? Virtuoso è il caso di Singapore. La piccola città-stato è da sempre un hub finanziario di primissimo livello, che negli anni è diventato un campione, FinTech leader nella regione, con attori fully digital che stanno acquisendo un sempre più largo seguito tra la clientela più giovane. AGDelta, società FinTech B2B2C che unisce in un unico ecosistema digitale wealth management e investment product provider, è uno degli attori più interessanti e in rapida crescita a Singapore. L’azienda è un ottimo esempio di digital wealth platform che offre un mix unico di funzionalità di best execution elettronica, conformità normativa e Intelligenza Artificiale, che può a sua volta essere applicata in tutta la rete.

Sempre a Singapore di estremo interesse sono i servizi offerti da Bambu, una compagnia che è cresciuta così tanto da avere filiali in Malaysia, Hong Kong e Regno Unito. La sua particolarità? Fornire unicamente soluzioni di robo advisor, un’importante offerta per chiunque voglia integrarsi nella trasformazione digitale in corso nel settore del Wealth Management. Bambu ha sviluppato prodotti su misura per ogni segmento di mercato: private, affluent e retail. Le soluzioni dell’azienda includono l’Intelligent Advisor, un prodotto di private banking volto a migliorare l’efficienza dei relationship managers, e il White-Label Robo, un goal-based robo-advisor che offre agli investitori una facile esperienza nella ricerca di strategie di investimento adeguate alle loro esigenze.

L’Asia, spinta dall’utilizzo di soluzioni intelligenti, sta decisamente correndo. Questo perché l’affondo dei giganti della tecnologia finanziaria non è mai stato così profondo come a queste latitudini. Con una clientela sempre connessa al villaggio globale, ed estremamente sensibile ai trend digitali, i colossi FinTech regionali, cinesi in testa, hanno sì concentrato i loro primi sforzi di innovazione principalmente sul pagamento mobile, ma il prossimo step è quello di insidiare gli istituti tradizionali offrendo servizi sulla pianificazione patrimoniale e investimenti. Questa nuova ondata digitale ha investito appieno il settore del Wealth Management, ponendo ogni player in campo davanti a nuove sfide e cambiamenti decisamente radicali, costringendoli da una parte ad abbracciare soluzioni intelligenti, ma dall’altra a cercare partnership strategiche con attori, anche stranieri, ben consolidati nel settore. È quindi arrivato il momento di investire in Asia. Se non ora, quando?

*“关于 规范金融机构资产管理业务的指导意见-Guiding Opinions on Regulating the Asset Management Business of Financial Institution

*Doppia Sessione, ossia la riunione dei due rami del parlamento cinese, il Congresso Nazionale del Popolo e la Conferenza Consultiva Politica del Popolo

 

 

La Rivista

Settembre 2026

Dare credito al futuro dell'energia

Le banche e la transizione green di consumatori, imprese e produttori di energia

Tutti gli altri numeri