Tink: nel post-Covid risalgono gli investimenti in open banking

Una nuova ricerca pubblicata da Tink rivela che l'impatto del Covid-2019 sui budget nel corso del 2020 ha portato le istituzioni finanziarie europee a spendere in media 32 milioni di euro in open banking, a fronte dei 50-100 milioni di euro previsti. 

Le banche al dettaglio e le società di gestione patrimoniale sono state le uniche in controtendenza, spendendo, in media, rispettivamente €84 milioni e €79 milioni per i propri obiettivi di open banking nell’anno del picco pandemico.

Tuttavia, rivela il report, i budget sono tornati a crescere nel 2021, con gli investimenti relativi al payment initiation in cima alla lista delle priorità per oltre due terzi (72%) dei dirigenti finanziari intervistati. 

L'analisi dei dati rivela come gli investimenti in open banking siano cresciuti nel corso del 2021, con le società di gestione patrimoniale che registrano l'aumento più rilevante (58%). Seguono le banche all'ingrosso (55%), i fornitori di credito (51%) e le challenger bank (50%).

È necessario accelerare

Quando guardiamo più in dettaglio alle principali aree di investimento, i risultati di Tink rivelano che i servizi relativi ai pagamenti sono in cima alle priorità di spesa nel 2021. In particolare, il 72% delle istituzioni finanziarie vede i servizi di payment startup come il caso d'uso più importante per il proprio business. 

Il che suggerisce una crescita consapevolezza della necessità di servizi soluzioni di pagamento che forniscano più intuitivi per i clienti. L'esperienza del cliente e il processo di onboarding hanno rappresentato invece la seconda area più importante in merito ai principali casi d'uso 2021.

«Con l'open banking che guarda ad un'adozione sempre più mainstream, non ci stupisce vedere gli investimenti in casi d'uso data-driven in aumento - ha dichiarato Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia - L’open banking sta abbattendo le barriere consentendo a nuovi attori di entrare sul mercato. Guardando in previsione al 2022, i risultati di questo rapporto, suggeriscono che le istituzioni finanziarie dovrebbero accelerare a migliorare i servizi digitali per rimanere competitive».

 

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