Sopra Steria. L’impatto economico della disinformazione supera i 400 miliardi di dollari

L’impatto economico della disinformazione supera i 400 miliardi di dollari

La disinformazione ha avuto un impatto economico nel mondo pari 417 miliardi di dollari nel 2024.

Di questo importo, oltre la metà (227 miliardi di dollari) riguarda la spesa di consumatori che si sono fatti influenzare da recensioni online fasulle. 11 miliardi, invece, sono associati a frodi e deepfake generati con l’intelligenza artificiale.

Mentre 5,5 miliardi sono andati persi in truffe legate al settore delle criptovalute, come il “pig butchering”, ovvero una tecnica che unisce manipolazione emotiva e frode finanziaria.

Insomma, la disinformazione non è più soltanto una questione politica o democratica, ma rappresenta un rischio economico concreto.

I flussi finanziari deviati

In totale, 393 miliardi sono legati a flussi finanziari deviati, secondo il nuovo studio pubblicato da Sopra Steria, che ha analizzato per la prima volta in modo sistematico la dimensione economica globale della disinformazione, 10 miliardi di dollari sono legati a impatti sociali e 14 miliardi di dollari di costi di natura politica, tra cui la spesa pubblica destinata a contrastare interferenze informative e a proteggere i processi democratici.

Dai social all’AI: gli effetti sulla disinformazione

Per lungo tempo la disinformazione è stata analizzata soprattutto dal punto di vista politico.

Negli ultimi anni, tuttavia, la diffusione dei social media, l’industrializzazione delle campagne di manipolazione dell’informazione e l’emergere dell’intelligenza artificiale generativa hanno ampliato significativamente la portata del fenomeno, trasformandolo in una minaccia anche per l’economia.

Il fenomeno sta inoltre diventando sempre più professionale e strutturato. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale consente oggi di produrre e diffondere contenuti ingannevoli su larga scala, aumentando l’efficacia delle campagne di disinformazione.

Secondo Sopra Steria, l’IA avrebbe amplificato l’impatto economico del fenomeno con un effetto moltiplicatore stimato tra il 15% e il 20%.

Chi contrasta davvero la disinformazione?

Lo studio evidenzia anche una forte asimmetria tra chi diffonde disinformazione e chi cerca di contrastarla. Da un lato, la circolazione di contenuti fraudolenti può generare entrate significative, dall’altro le risorse destinate alle attività di contrasto restano limitate.

Ad esempio, Meta avrebbe generato 16,4 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari da contenuti fraudolenti, mentre il budget globale destinato alle iniziative di fact-checking non supera i 100 milioni di dollari, di cui circa il 45% finanziato dalla stessa Meta.

Il report evidenzia come il settore finanziario sia tra i più vulnerabili a queste dinamiche.

La finanza si basa infatti su due asset fondamentali, fiducia e informazioni, entrambi particolarmente esposti alle campagne di disinformazione.

Inoltre, le istituzioni finanziarie si trovano al centro dei flussi economici globali: pagamenti, e-commerce, investimenti e credito dipendono dalle loro infrastrutture.

La resilienza informativa contro la manipolazione dell’informazione

In risposta all’industrializzazione della manipolazione dell’informazione, Sopra Steria sottolinea la necessità che organizzazioni pubbliche e private rafforzino la propria resilienza informativa.

Come avvenuto vent’anni fa con la cybersicurezza, aziende e istituzioni sono chiamate a integrare la disinformazione nelle strategie di gestione del rischio.

Ciò implica lo sviluppo di capacità di monitoraggio, rilevazione e risposta alle campagne di manipolazione dell’informazione, oltre al rafforzamento della cooperazione tra istituzioni pubbliche, imprese, ricercatori ed esperti.

 

Scopri le soluzioni di Sopra Steria su topVendors, la guida a software, hardware e servizi per il mondo bancario.

 

La Rivista

Marzo 2026

IL RITORNO DELLA FILIALE

Perché il presidio territoriale è di nuovo una priorità

Tutti gli altri numeri