Verificare l’identità dei clienti sfruttando i dati legati alla SIM telefonica.
Softlab e la startup Marple hanno stretto un accordo per abilitare sul mercato italiano la mobile identity, che si basa sui dati provenienti dalle reti degli operatori mobili.
L’obiettivo è aumentare i presidi contro le frodi: da anni sono attive OTP via SMS per autorizzare pagamenti ma non è previsto un controllo sulla eventuale corrispondenza con i dati anagrafici della SIM, per capire se il codice sia stato inviato all’effettivo intestatario della linea.
Dal codice via SMS alla verifica dell’intestatario
Attraverso la mobile identity, invece, il sistema interroga, attraverso le interfacce Know Your Customer messe a disposizione dagli operatori mobili, la corrispondenza tra i dati inseriti e quelli dell’intestatario della SIM.
Se ad esempio un conto viene aperto a nome di una persona e la SIM risulta intestata a un’altra, la procedura non si blocca in automatico, ma il sistema segnala l’anomalia ai controlli antifrode della banca, che possono attivare verifiche aggiuntive.
La stessa logica si applica ai tentativi di furto dell’account, con il sistema che confronta l’identità associata alla SIM con quella del titolare del conto al momento di una transazione.
La verifica avviene in pochi millisecondi, senza passaggi in più per il cliente, e nel rispetto del GDPR, comunicano le aziende.
«Per anni il codice via SMS ha funzionato come una firma: se lo ricevi, sei tu. Oggi sappiamo che è una presunzione fragile, perché vediamo conti online e identità digitali aperti con cellulari intestati ad altre persone. La domanda giusta è chi c’è dietro quel numero, e l’unico soggetto che può rispondere con certezza è l’operatore telefonico», commenta Davide Carnevale, Responsabile Area Mercato Italia.
I vantaggi per banche e clienti
Softlab e Marple puntano a portare questo modello all’interno dei processi già utilizzati dagli istituti, affiancandolo agli strumenti di verifica esistenti e senza richiedere modifiche all’esperienza del cliente.
Per le banche, significa poter contare su un ulteriore livello di controllo. Per i clienti, invece, la verifica resta invisibile: non richiede documenti aggiuntivi, nuovi passaggi o procedure diverse da quelle già previste.
«Una banca non cambia i propri sistemi per adottare una nuova tecnologia antifrode, ma è la tecnologia che deve adattarsi alla banca. Il nostro lavoro è collegare la verifica dell’operatore telefonico ai processi che gli istituti usano già, così i controlli diventano più solidi senza aggiungere attrito per chi apre un conto o autorizza un pagamento», conclude Marco Crestan, Practice Leader GRC Audit & Security di Softlab.