Banche e assicurazioni nel multicloud, grazie all’open source

multicloud banche e assicurazioni
Franco Varano, FSI Hybrid Cloud Solutions Sales Specialist di Red Hat

Le banche guardano al cloud, e più precisamente al multicloud, per adottare modelli di business più agili e digitali rispettando i paletti fissati dal Regolatore.

E dire che qualche anno fa il tema era quasi tabù per banche e assicurazioni: se oggi è entrato nelle strategie delle principali realtà sistemiche del nostro Paese è per l’evoluzione dell’offerta e della regolamentazione, «ma anche per la necessità di rispondere alla sfida delle BigTech e delle Fintech – racconta Franco Varano, FSI Hybrid Cloud Solutions Sales Specialist di Red Hat – che hanno abituato il cliente a user experience distintive. Queste aspettative si riflettono anche sul mondo finance spingendo le aziende ad andare verso nuovi modelli, gestendo almeno inizialmente una inevitabile coesistenza tra sistemi legacy e multicloud».

Una trasformazione software driven

Questa trasformazione è, in gergo tecnico, “software driven”, richiede cioè l’adozione di architetture software moderne. «Il modello di riferimento restano le realtà native digitali – prosegue Varano – come Netflix o Airbnb, in cui l’innovazione passa dall’efficienza permessa da un software disaccoppiato dalle risorse hardware a disposizione: con il cloud posso dotarmi in breve tempo degli ambienti che mi servono per testare e lanciare un nuovo servizio. Posso aumentare le risorse se i volumi crescono, o disattivarle rapidamente se il progetto si rivela un fallimento».

Il vantaggio economico della scalabilità

La direzione è quella di adottare un modello estremamente scalabile che permetta alle aziende del settore finanziario di concentrarsi sull’innovazione, sui servizi di nuova generazione che si vuole proporre al cliente finale. Tutto quello che c’è al di sotto è, di fatto, una commodity dal punto di vista tecnologico e di operation. «Dal punto di vista economico – precisa Varano – parliamo di un guadagno di efficienza enorme. Nel cloud si può lavorare con una modalità pay per use: si attivano on-demand gli ambienti di lavoro necessari nelle diverse fasi di un progetto, ad esempio per effettuare test di sicurezza o di performance, e li si spegne quando non servono più».

“Workload liquidi” per essere compliant

Nel caso specifico di banche e assicurazioni, l’adozione del cloud deve però anche confrontarsi con il Regolatore che lo considera un’esternalizzazione del sistema informativo e che, come tale, deve avvenire rispettando determinati requisiti e definendo anche un exit plan. «È ovvio che il sistema informativo sia cruciale per un’azienda finanziaria – osserva Varano –, il Regolatore e le principali associazioni concordano nel vedere positivamente un journey to cloud basato su “workload liquidi”, in cui cioè i carichi applicativi possono essere spostati da un provider all’altro. E, all’occorrenza, riportati on premises».

Lontani dal rischio lock-in

Un’altra preoccupazione relativa al cloud, e su cui le Autorità si sono espresse da tempo, è il rischio sistemico in caso di elevata concentrazione del mercato su pochi cloud provider. «E la cultura nativamente open source di Red Hat è molto sensibile a questo tema – commenta Varano – perché da sempre proponiamo una sorta di lingua franca tra le tecnologie proprietarie. Le banche devono andare in cloud con una strategia nativamente “multi” e noi abbiamo proprio questo tipo di proposizione. Offriamo agli operatori e agli istituti finanziari la possibilità di adottare layer e piattaforme applicative che, nativamente, possono astrarre i dettagli della tecnologia sottostante, creare un layer di astrazione e permettere agli applicativi di “girare” su diversi cloud provider, senza generare lock-in. Una singola e unica piattaforma, per l’on premises e per tutti i cloud».

Verso la DORA

Un approccio che ha già lo sguardo rivolto alla DORA, la Direttiva Europea, che fisserà regole rigide sulla relazione tra istituzioni finanziarie e terze parti: dal rafforzamento del concetto di exit strategy a una serie di elementi a carico delle banche, come i test annuali di resilienza digitale. «Questi adempimenti potrebbero erodere una parte del beneficio di passare al cloud – continua Varano – ma forniscono anche un set di regole chiaro per le aziende che stanno affrontando la trasformazione digitale del loro business. Soprattutto per le realtà più tradizionali, con un mainframe legacy, che devono affrontare progetti complessi di modernizzazione, che le porterà a scenari ibridi tra on premises e cloud per i prossimi anni».

Il nodo delle competenze

E, come in molti ambiti della trasformazione digitale, oltre alla sfida tecnologica e ai paletti normativi, banche e compagnie assicurative si trovano ad affrontare un altro problema: la mancanza di competenze specifiche e la difficoltà nell’attrarre i talenti. «Se gioco la partita con concorrenti nativamente digitali – conclude Varano – devo creare un ambiente attraente per i migliori talenti tecnologici sul mercato. Non posso avere una cultura e dei processi non adeguati: serve un ecosistema interno orientato all’innovazione, per avere successo nella trasformazione digitale. Anche in questo ambito Red Hat con i servizi professionali e con la formazione aiuta le aziende all’insourcing delle competenze».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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