5,3 miliardi di euro: è questa la spesa IT complessiva che le banche italiane dedicano alla trasformazione digitale nel 2022 secondo il Rapporto ABI Lab.
La maggior parte (92%) prevede un budget crescente o stabile rispetto allo scorso anno e le leve di crescita identificate dal Rapporto ABI Lab sono 4: diventare una Data Driven Bank; rivedere l’organizzazione interna in ottica di Learning Organization; investire in Architetture esponenziali; e continuare nel solco della Resilienza.
1. Data Driven Bank
Le banche guardano al modello della data driven bank e si stanno concentrando quindi sulla gestione delle informazioni e dei dati all’interno dei sistemi bancari per valorizzare la relazione con la clientela e mettere a terra logiche di servizio digitali.
Per la realizzazione della data driven bank è importantissimo rivedere l’onboarding: digitale, dedicato a clienti e prospect, non solo per aprire un conto corrente ma anche per offrire nuovi servizi, come investimenti e credito. Il 52% delle banche pone il digital onboarding nella top 10 delle priorità di investimento.
Altro elemento che pone le basi della nuova banca data driven è la gestione del dato. La data governance è una missione importante per le banche: il 90% ha già mappato le proprie informazioni per capire quali e quanti dati sono presenti in banca e valorizzarli. E il 60% prosegue nel vedere la data governance come una priorità in ottica di ricerca e sviluppo. Al terzo posto, inoltre, nella top 10 delle priorità di investimento delle banche italiane.
Va da sé che questi dati debbano essere usati e condivisi: i paradigmi di open data permettono di accelerare su questo fronte.
Infine, l’omnicanalità e la interoperabilità dei dati: il 35% delle banche italiane ha creato una struttura di coordinamento tari vari canali, digitali e fisici.
2. Learning Organization
Oltre la metà delle banche italiane (53%) ha ridotto il numero di cantieri progettuali e implementato nuovi modelli di lavoro nell’ultimo anno e mezzo partendo dalla rivisitazione dei processi dettata anche dalla pandemia.
Forte il focus anche sulle competenze, sulle persone, la loro culturale e le modalità di lavoro sempre più digitali.
3. Architetture esponenziali
Il pilastro della trasformazione delle banche italiane è l’IT Strategy. Che quest’anno si arricchisce di nuove componenti come l’attenzione al profilo ambientale: rispettare logiche ESG applicate all’IT permette di ottimizzare l’impatto ambientale dei sistemi informativi.
La modernizzazione IT si concentra poi sull’evoluzione del core banking, indispensabile per fare evolvere i servizi in ottica digitale e offrire maggiore flessibilità alla clientela: il 56% delle banche posiziona la modernizzazione del core banking come la seconda priorità di investimento per il 2022.
Le banche, quando pensano all’IT Strategy, non possono smettere di guardare alle app: le banche in media offrono ai propri clienti 3 app e non pensano di aumentarle o diminuirle nei prosssimi anni. La vera peculiarità è l'interesse verso la costruzione di applicazioni cloud-native. Il cloud, d’altronde, è una tecnologia abilitante e strategica per le banche: al primo posto tra le priorità di investimento per il 64% degli istituti.
Infine, forte attenzione è rivolta alle metodologie di sviluppo DevOps che accelerano questa trasformazione.
4. Resilienza
Il tema della resilienza è strettamente legato a quello della cyber security: le minacce informatiche sono in crescita, evolvono e iniziano a puntare anche alla intera supply chain, quindi alla catena di fornitura delle banche.
Più attenzione allora alle patch e agli aggiornamenti informatici, maggiore sensibilizzazione e formazione nei confronti della clientela e impiego di nuove tecnologie predittive, come l’intelligenza artificiale, per prevenire le frodi.
R&D: ecco cosa è cambiato
Intelligenza Artificiale, data valorization e blockchain DLT. Sono queste le tre voci che spiccano nelle priorità in ambito ricerca e sviluppo delle banche italiane.
Le banche di dimensioni minori, però, al fianco dell’AI e della data valorization non mettono la blockchain ma i servizi di mobile banking. Seguono le piattaforme API e di open banking e la gestione del rischio cyber.
La collaborazione con il fintech
Il Rapporto ABI Lab ha indagato anche il rapporto tra banche e fintech: la collaborazione si fa sempre più stretta con l’obiettivo di fornire ai clienti nuovi prodotti e servizi personalizzati, anche non strettamente bancari.
Si è consolidata la percentuale di banche che stringe partnership con fintech, startup e incubatori per ampliare il proprio ecosistema di servizi. Ma questi accordi convergono verso un unico settore, al momento in grande crescita anche negli use case in ambito open banking: i pagamenti.
Difatti, il 54% delle banche e il 54% di API mappate dal Rapporto dell’ABI sono indirizzate verso l’open banking e il mercato dei pagamenti. Solo il 17% delle banca propone API su prodotti di investimento, consulenza e credito.
Il Fintech dà una mano anche in ottica di evoluzione dei sistemi di Intelligenza artificiale, DLT e open banking: il 58% delle banche ha scelto la via delle x-tech per implementare queste tecnologie. Più autonomia sui progetti di RPA.
La sandbox regolamentare e le banche
A gennaio si è chiusa la prima finestra di presentazione dei progetti per la sandbox regolamentare italiana ma nessuna banca ha aderito con i propri progetti al momento. Secondo ABI Lab, il 50% delle banche, anche se al momento non ha presentato delle iniziative in questo ambito, ha intenzione di farlo al più presto, in occasione della seconda finestra di presentazione. Oltre il 70% dei servizi che verranno sperimentati in sandbox, però, si concentreranno sui pagamenti.