Android può diventare lo standard per tutti i terminali POS

Andrea Zucchiatti PAX Italia
Andrea Zucchiatti, Co-founder e General Manager di PAX Italia

Il cambiamento tecnologico e di abitudini portato dalla pandemia sta creando le condizioni ideali per portare i terminali Android a diventare lo standard per i POS, rendendolo disponibile anche nei terminali entry level. È la strategia di PAX Technology che risponde alle dinamiche in atto nello scenario post-Covid, in cui emergono nuove abitudini di spesa dei titolari di carte e soprattutto nuove esigenze di incasso presso i merchant di ogni dimensione. «PAX è stata la prima a introdurre i terminali Android in Italia – premette Andrea Zucchiatti, Co-founder e General Manager di PAX Italia – e valutiamo con grande attenzione tutti i fattori che stanno portando a un avvicinamento delle caratteristiche hardware tra i terminali tradizionali e quelli Android».

Accettare i pagamenti dopo la pandemia

Un primo, fortissimo trend di cambiamento è una conseguenza del post-Covid: molti esercenti, dai piccoli commercianti a bar e ristoranti, hanno un bisogno crescente di accettare pagamenti digitali in mobilità. «I terminali tradizionali, fissi, hanno da sempre alcune difficoltà a integrarsi nel layout dei negozi, richiedono una manutenzione in loco e possono presentare problemi di cablaggio – prosegue Zucchiatti – mentre l’abbandono delle reti 3G rende necessario un aggiornamento tecnologico dei terminali legacy con conseguente incremento dei costi. Il costo dei terminali Android a fronte dell’incremento dei volumi si sta progressivamente avvicinando a quello dei terminali tradizionali che invece stanno subendo un trend inverso causa l’obbligo di adozione di più costose tecnologie di comunicazione. Questa condizione può pertanto rendere sostenibile la sostituzione dei dispositivi portatili tradizionali con soluzioni smartPOS».

pos pax android portatile

Perché il POS è smart?

Il cambiamento in atto è confermato inoltre dai dati riportati da Zucchiatti: se nel 2015 i terminali countertop erano almeno il 40% di quelli venduti, oggi siamo tra il 20% e un massimo del 25%. «Siamo in un momento di forte cambiamento anche tecnologico – elenca Zucchiatti –, e pensiamo al progressivo abbandono della tecnologia PSTN, che porterà alla distribuzione ai merchant di terminali mobile dotati di SIM in caso di assenza della fibra ottica. Uno smartPOS ha dei vantaggi evidenti sia rispetto a un dispositivo portatile sia rispetto a un mPOS. Batte il primo per design e per funzionalità, perché offre valore aggiunto all’esercente, consente l’assistenza da remoto in caso di problemi tecnici e, in base alle strategie della banca, prevalentemente all’estero, permette di abilitare un modello di distribuzione in cui il POS viene spedito al merchant e configurato a distanza. L’mPOS viene invece superato dai MiniPOS Android. SmartPOS senza stampante, grandi come uno smartphone, connessi al PAXstore, determinano un nuovo paradigma di funzionamento. Si lasciano alle spalle i problemi di abbinamento Bluetooth agli smartphone degli esercenti, spesso alterati nella loro configurazione, e tramite PAXstore permettono ai Payment Service Provider di gestire e monitorare al meglio il servizio e arricchirlo pubblicando nuove app dedicate sul marketplace».

Il valore aggiunto, ancora poco percepito

Quello dei servizi a valore aggiunto abilitabili dagli smartPOS è uno “storico” punto a favore dei terminali Android, ma la maggioranza degli esercenti sembra percepire questo tema, e le relative opportunità, come distante. «Dobbiamo distinguere tra servizi di gestione del terminale e servizi al merchant – spiega Zucchiatti. Per il mondo dei fornitori a monte dello smartPOS, un terminale sempre connesso e diagnosticabile da remoto consente di ripensare l’intero modello di servizio. Per quanto riguarda, invece, i servizi aggiuntivi direttamente offerti al merchant abbiamo osservato alcune verticalizzazioni interessanti, per settori specifici: ad esempio nell’ambito della digitalizzazione dei contratti, del queue busting, del delivery, della bigliettazione, del table dell’ordering, del software di cassa. Per i commercianti tradizionali l’utilità dei servizi aggiuntivi è meno percepita, per ora, mentre sicuramente i terminali Android sono ritenuti più gradevoli dal punto di vista estetico all’interno dei piccoli punti vendita. Proprio per far fronte a questa percezione PAX sta fortemente promuovendo la diffusione degli smartPOS quale nuovo standard anche per i merchant tradizionali in modo tale da predisporre la rete POS all’erogazione di nuovi servizi nel futuro. Nei mercati nordici questa strategia si è rivelata vincente e nessuno esercente accetta di tornare ad un terminale tradizionale dopo aver utilizzato uno smartPOS».

Convergenza tra pagamenti e servizi

Gli smartPOS PAX e il PAXstore costituiscono oggi un ecosistema composto di oltre 2,5 milioni di terminali connessi tramite più di 150 Marketplace e oltre 5mila app disponibili. Attraverso la sostituzione dei terminali legacy con modelli Android, si andrebbe ad accelerare quel processo di convergenza di pagamenti e servizi di cui l’industria parla da anni. «PAX è un fornitore di terminali al mondo bancario, il DNA dell’azienda è costituito da competenze di sicurezza e sviluppo di applicazioni critiche spesso finalizzate a facilitare la convivenza tra applicazioni di pagamento e le svariate app disponibili sul mercato e oggi pubblicate anche sul PAXstore. La diffusione degli smartPOS sta aumentando la capacità elaborativa della rete. Ci sono dispositivi intelligenti in periferia, nei negozi: sta alla banca farne un uso strategico, offrendo servizi innovativi ai merchant. Predisporre la rete oggi significa investire sul futuro e avere il tempo di selezionare le app giuste per il proprio mercato e i propri clienti. Gli smartPOS, con le loro oltre 5mila app disponibili, hanno fatto emergere quanto ancora le app siano legate ad esigenze specifiche del territorio. Ad esempio, esistono centinaia di app di cassa me nessuna di quelle sviluppate per il mercato estero possono essere oggi utilizzate sul mercato italiano causa specifici requisiti legati alla fiscalità in Italia. Esistono app che consentono a piccoli negozi fisici, ad esempio, di ricevere e gestire da POS anche gli ordini online. Sta poi proseguendo anche la convergenza dei buoni pasto e dei servizi bancari sugli smartPOS: è qualcosa di cui l’industria parla da anni ma che con i terminali tradizionali era più difficile da realizzare».

pos pax a50 smartphone

Questione di offerta

Dopo anni di perfezionamento del modello di servizio, la principale sfida per la diffusione dei terminali Android resta la piena comprensione dei benefici del dispositivo da parte di chi va a collocarlo: un aspetto sia di formazione della rete a contatto con il cliente finale quindi, sia di proposizione commerciale. «Alcune banche hanno già un’offerta molto chiara – commenta Zucchiatti – ma per alcuni dei nostri clienti non è sempre semplice ricollocare gli smartPOS, quale nuovo standard, sostituendo una proposizione commerciale tradizionale basata su modelli di dispositivi consolidati da 20 anni che vede gli smartPOS, anche entry level, collocarsi oltre il top di gamma di quella che è l’offerta tradizionale attuale. PAX dispone della più ampia gamma di prodotti Smart al mondo e questo permette a PAX Italia di superare questo ostacolo selezionando i prodotti più adatti al mercato italiano per costruire nuovi modelli di servizio più o meno arricchiti così da diversificare anche l’offerta Smart. Oggi tutto il settore dell’elettronica sta risentendo della crisi dei semiconduttori e un’offerta concentrata su modelli mirati permette di semplificare sia la gestione degli ordini sia il collocamento dei prodotti avendo sempre a disposizione un’alternativa». 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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