Pagamenti. L’effetto Covid resterà anche nel new normal

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L’evoluzione dei pagamenti digitali non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. Da quasi due anni descriviamo il Covid-19 come un fattore determinante per il decollo delle transazioni cashless contro il contante. Non è stato così, in realtà: il boom dei pagamenti digitali c’è stato eccome ma, come vedremo, l’amore tra gli italiani e le banconote resiste. La pandemia ha piuttosto accelerato l’evoluzione e la differenziazione dell’offerta di pagamenti digitali, mai ricca quanto oggi.

Il dinosauro è ancora tra noi

Andiamo con ordine. Il contante è ancora vivo e vegeto. Nelle decine di studi e analisi su come le abitudini di pagamento degli italiani sono cambiate durante la pandemia, il cash resta “un dinosauro che non è morto”, per riprendere il titolo di una eccellente ricerca (in lingua inglese, “Cash: the dinosaur that has not died”) di Deutsche Bank diffusa qualche mese fa.

Calano i prelevamenti di contante

Certo, i dati dell’Osservatorio Innovative Payment del Politecnico di Milano ci dicono che nel primo semestre del 2021, rispetto a due anni prima, il numero di operazioni di prelevamento di contante gli ATM è diminuito del 25% e l’importo prelevato del 20%. Ma resta lo strumento più utilizzato per gli acquisti retail e gli stessi consumatori, come vediamo nel grafico 1, si dicono convinti che il contante resterà in circolazione per sempre. Tra l’altro, proprio al cash dedicheremo uno speciale sul prossimo numero di AziendaBanca.

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Le abitudini digitali traineranno anche i pagamenti

È assai probabile che nei prossimi anni proseguirà la graduale crescita dei pagamenti digitali rispetto al contante, grazie alla progressiva digitalizzazione delle abitudini di consumatori e imprese. Dal traino del commercio elettronico alla moltiplicazione dei servizi di pagamento per dare risposte innovative ai bisogni del cliente.

Ripartire dall’esperienza del cliente

Ed è proprio sotto questo aspetto “qualitativo”, come detto in apertura di articolo, che vediamo le novità più interessanti. L’approccio sembra finalmente cambiato: non una generica guerra al cash, ma lo sviluppo di soluzioni di pagamento digitale alternative al contante, più comode e funzionali. Il Covid-19 ha stimolato molte persone a utilizzare di più il contactless per evitare di toccare il pinpad del POS, ma con il graduale ritorno alla normalità le ha conquistate perché offre un’esperienza di pagamento rapida ed efficace.

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Pensare all’esperienza del cliente

Una logica cliente-centrica che sta alla base della moltiplicazione dei servizi e delle possibilità di pagamento che vi presentiamo nelle prossime pagine. Ci ritroviamo molto con la definizione che fornisce Capgemini nel suo World Payments Report 2021, cioè “Payments 4.x”. Pagamenti focalizzati sull’esperienza.

La domanda di innovazione è forte…

Secondo Capgemini, in tutto il mondo si registra una domanda crescente di opzioni di pagamento. Transazioni veloci, pagamenti istantanei, elevati standard di sicurezza, customer experience eccellente. La prossima generazione di e-payments si baserà proprio sull’esperienza vissuta dal cliente e dal merchant, che andrà arricchita e valorizzata con dati, infrastrutture condivise, piattaforme a elevatissima performance e strumenti “embedded”, cioè perfettamente integrati nei processi di acquisto di beni e servizi.

… così come la pressione sull’industria

Questa nuova generazione di servizi di pagamento sta mettendo a dura prova l’industria. Il numero di transazioni è in forte crescita e dalla clientela arriva la domanda di prestazioni molto più elevate, basti pensare alle transazioni istantanee. I player del settore dei pagamenti devono investire in progetti significativi e onerosi: sistemi di pagamento in tempo reale, integrazione con le API, migrazione verso il cloud.

Il consolidamento proseguirà

E questo non farà altro che accelerare il consolidamento in corso da anni all’interno del settore. Lo scenario europeo, in particolare, è ancora molto frammentato. Ma tutte le big hanno la necessità di posizionarsi lungo una filiera sempre più differenziata, sia mediante M&A con player consolidati sia acquisendo le startup (o le scaleup, in molti casi) più innovative. Ora che i pagamenti digitali sono dappertutto, anche le esigenze di merchant e consumatori si sono moltiplicate.

C’è spazio per player specializzati

Le possibili “offerte su misura” sono molte, almeno quanto le diverse categorie merceologiche. E l’elevata specializzazione di alcuni verticali, pensiamo alla ristorazione o alla logistica, richiede soluzioni ad hoc, perché il pagamento è solo l’ultimo miglio di un processo molto più ampio, con il quale deve essere perfettamente integrato. E questo lascia ancora spazi per player di nicchia, magari federati in un ecosistema.

Le CBDC? Saranno il tema dei prossimi anni

Un’ultima nota. In questo Speciale dedicato ai pagamenti non parleremo di CBDC, Central Bank Digital Currencies se preferite. Un tema molto di moda, ma su cui non abbiamo molto da aggiungere rispetto a quanto detto negli scorsi mesi. La macchina è stata messa in moto da parte della BCE e ne seguiremo gli sviluppi man mano che arriveranno: ne parleremo per anni. Dobbiamo però osservare che i principali big del settore finanziario e di quello dei pagamenti si preparano a collaborare ai progetti CBDC, in Unione Europea come altrove. E questa collaborazione ci sembra scongiurare i rischi di una vera disruption del modello finanziario oggi esistente, come sarebbe potuto avvenire con la ex Libra, ora Diem, annunciata da Facebook. E dalla stessa Facebook fortemente ridimensionata nel tempo.

Nuovi servizi, ma l’industria dei pagamenti ci sarà

Certo, probabilmente nel 2022 vedremo il lancio di un digital yuan in Cina, che aprirà scenari geopolitici molto interessanti. Ma si tratta appunto di uno strumento politico e di competizione tra Stati. Il coinvolgimento delle banche incumbent nel processo di costruzione dell’Euro digitale (e di altre valute in Occidente) sembra prefigurare una rivoluzione controllata: nuovi servizi e nuovi ruoli, ma probabilmente nessun KO per le realtà preesistenti. Le CBDC potrebbero piuttosto rivitalizzare i mobile wallet, che hanno ormai più di un lustro di storia ma sembrano ancora alla ricerca di una killer application in grado di conquistare la massa dei consumatori, non la nicchia di nerd e tecnofanatici, di cui peraltro facciamo parte.

 

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