C’è anche la governance delle informazioni tra i fattori che hanno permesso ad alcune aziende (e banche) di reagire meglio di altre all’emergenza della pandemia. Alcune realtà hanno raccontato la loro esperienza nel corso dell’edizione virtuale dell’OpenText World 2021.
Il lavoro a casa, le informazioni nei silos
L’improvvisa costrizione al telelavoro, infatti, non ha solamente messo a dura prova le infrastrutture aziendali, costrette a gestire un numero di connessioni da remoto molto elevato, e a garantirne la sicurezza. Ma anche reso evidente che alcune banche potevano offrire ai loro dipendenti e ai clienti le informazioni necessarie, tramite i canali digitali, in qualunque momento. Altre, invece, no.
Il distanziamento sociale ha costretto banche e compagnie assicurative a servire il cliente da remoto: la capacità di accedere rapidamente ai dati necessari e di affidarsi a processi digitali ha rappresentato un vantaggio competitivo essenziale dal lockdown in poi. Informazioni chiare e rilevanti per comprendere le esigenze del cliente, in primis, e poi gli strumenti per utilizzarle al meglio e dare risposta a quei bisogni.
Il cliente insoddisfatto se ne andrà
Le aziende che avevano implementato soluzioni integrate di information governance hanno agito molto meglio rispetto a quelle che hanno ancora un approccio distribuito tra front, middle e back office. E la qualità dell’esperienza percepita dal cliente durante questi mesi di difficoltà è destinata a influire sulle scelte future del cliente.
Se i canali digitali di una banca (o, con le dovute differenze, di una compagnia assicurativa o di un’altra azienda) sono stati all’altezza, i clienti continueranno a utilizzarli. Altrimenti, difficilmente torneranno in filiale: cercheranno un’altra banca. Più digitale.
Resilienza e gestione del rischio
Ma la governance dell’informazione investe anche un’altra dimensione: la resilienza e la gestione del rischio. Il lavoro da remoto ha aumentato i flussi di dati in ingresso e in uscita, esponendo dati anche su reti potenzialmente non sicure. Un approccio proattivo all’informazione è necessario per capire come i dati vengono usati e consumati all’interno e all’esterno dell’azienda. E per proteggerli di conseguenza.
Viva gli ecosistemi. Se sono sicuri
Soprattutto alla luce dell’evoluzione verso l’open banking e l’open finance, in cui enormi volumi di dati vengono scambiati all’interno di ecosistemi. Collaborare e condividere è essenziale per restare competitivi e sviluppare modelli di business innovativi con cui riconquistare redditività. Ma questo scambio deve essere sicuro e tracciabile per fornire garanzie a clienti e partner. E, ovviamente, anche al Regolatore.