CSE. Obiettivo: data-driven bank

cse data driven bank
Floriano Dian, Deputy General Manager & Chief of Information Systems CSE

Per molto tempo parlare di cloud in ambito financial services è stata più una moda che un vero modo di agire e indirizzare gli investimenti. Recentemente, grazie al lavoro portato avanti dai principali cloud provider, è iniziata una fase di reale utilizzo accelerata anche dal bisogno di trasformazione digitale. La graduale transizione al cloud dei sistemi ICT bancari appare ineludibile, il tema è come farlo in modo efficace e progressivo.

I rischi di un approccio sbagliato

La letteratura di settore ipotizza come primo step della transizione di spostare in cloud l’infrastruttura che ospita le applicazioni, salvaguardando queste ultime. Un eccesso di gradualità può però dilatare i tempi e rimandare l’essenza della trasformazione. Altri filoni di pensiero focalizzano il rischio di lock-in su un certo cloud provider e suggeriscono quindi lo sviluppo di grandi architetture in-house per lo sviluppo di codice cloud-ready installabile su qualsiasi cloud-provider. Questa soluzione può essere inefficiente, perché moltiplica investimenti su infrastrutture già disponibili. La forza del cloud è di mettere a disposizione infrastrutture software (PaaS e SaaS), che massimizzano la potenza di calcolo, la dinamicità e anche l’economicità.

Partire dalla conoscenza del cliente

Poiché la transizione al cloud è un’opportunità e un’esigenza, il vero punto è sfruttare questa occasione per reingegnerizzare le applicazioni bancarie, creando il valore di cui il settore ha davvero bisogno: conoscere i clienti e capire il loro comportamento, migliorare la loro vita con servizi orientati ai bisogni e fruibili in digitale, comprendere i rischi e gestirli. È la vera essenza della legacy modernization, che non può essere solo riscrittura da un linguaggio a un altro, o spostamento da un hardware a uno diverso, ma un ripensamento della banca utilizzando le nuove tecnologie.

Migrazione verticale e progressiva

Per questo in CSE abbiamo scelto una strategia di migrazione verticale e progressiva, che trasforma mentre migra in cloud. Abbiamo sottoscritto una partnership con AWS per la realizzazione della prima piattaforma dati bancaria aperta, totalmente serverless, pensata per come usare i dati per migliorare la Banca (data-driven bank).

La data-driven bank

Basato su componenti serverless, il data hub è progettato per contenere il patrimonio informativo delle banche. La sicurezza e protezione del dato è al cuore della progettazione e la scelta della piattaforma AWS ha consentito di far leva sui migliori standard di mercato. Il patrimonio dati disponibile diventa così la base per la realizzazione di numerosi casi d’uso. Tra quelli già indirizzati: data analytics, reporting, algoritmica risk-based e commerciale, AI, ma il potenziale è enorme. Ciascuna delle componenti serverless si attiva solo quando serve e solo per le banche che ne hanno bisogno. In abbinamento a un sistema di gestione eventi, il data hub diventa anche il componente di disaccoppiamento fra digital bank e legacy system, abilitando un salto in termini di agilità del sistema e una significativa riduzione dei costi. Il rischio di lock-in che lega la soluzione al provider AWS può essere eliminato se accettiamo l’idea che il sistema futuro è reticolare, interconnesso; basato su un multi-cloud DLT (Distributed Ledger Technology). Diverse componenti di sistema informativo potranno girare su piattaforme cloud separate, ma collegate, dando origine a un ecosistema finanziario basato sulla conoscenza distribuita.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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