CRIF. I metadati per valutare il percorso d’innovazione e sostenibilità delle imprese

metadati per valutare la sostenibilità
Elena Mazzotti, Chief - Client Innovation & Strategy di CRIF

C’è il dato, o meglio, il metadato, alla base della rivoluzione e innovazione in ambito di sostenibilità. Per accompagnare le imprese e il sistema produttivo in un percorso verso un minore impatto ambientale o, meglio, verso un’economia effettivamente rigenerativa, infatti, è essenziale valutarne il punto di partenza. E, a seguire, definire gli obiettivi ESG da raggiungere attraverso l’evoluzione e trasformazione della supply chain.

«CRIF lavora sui dati e analitici avanzati – premette Elena Mazzotti, Chief - Client Innovation & Strategy di CRIF – e stiamo portando avanti una serie di progettualità focalizzate proprio sulla misurazione e sul supporto alla transizione ecologica e all’economia circolare. Da oltre tre anni abbiamo una business unit dedicata proprio a queste tematiche, per supportare banche e assicurazioni nello sviluppo di un’offerta per imprese e consumatori».

I metadati: quando la fonte è diversificata

Centrale, per questo approccio, è il concetto di metadato, cioè la combinazione tra diverse fonti di dati in sinergia con analytics e piattaforme tecnologiche. Per l’esattezza, sono tre le fonti principali. Ovvero, i dati proprietari di CRIF, uniti ad altri che potremmo definire open data, ovvero informazioni pubblicamente disponibili, collegati, infine, con le informazioni fornite direttamente dall’azienda.

«Utilizziamo la tecnologia, modelli statistici e analitici per riuscire a comprendere il fenomeno della sostenibilità e supportare, in modo innovativo, i player finanziari – precisa Mazzotti. A occuparsi di queste analisi sono 200 data scientist, specializzati nella modellistica avanzata applicata alle diverse filiere industriali. È un ambito di lavoro nuovo anche per i player finanziari, che devono considerare dimensioni inedite, dove spesso le fonti sono scarse o non facilmente raggiungibili».

Innovare nella valutazione delle dimensioni di sostenibilità delle imprese

E questo è particolarmente vero per quanto riguarda le imprese. Da circa un anno si sono avviati i finanziamenti per il PNRR: se da un lato sappiamo che circa il 60% del tessuto imprenditoriale italiano è pronto a investire sul cambiamento e sulla transizione energetica, bisogna valutare se un’azienda può avviare un percorso e con quali interventi.

«Al momento generiamo, tramite una suite analitica avanzata, oltre 200 combinazioni di dati per ottenere indicatori evoluti che valutano quanto sia ESG compliant un’impresa – racconta Mazzotti. E, dati alla mano, un’impresa a forte vocazione ESG è meno rischiosa dal punto di vista creditizio».

Avvicinare anche le microPMI alla transizione green

«Inoltre, diamo la possibilità anche alle imprese di fare un self-assessment ESG, completo di valutazione, benchmark e indicazioni sul piano di sviluppo, attraverso i questionari della piattaforma Synesgy, che segue gli standard internazionali di GRI. E che abbiamo recentemente presentato anche alla World Bank».

Il questionario è un’analisi approfondita che vuole mettere a fuoco la correlazione tra le dimensioni di rischio e le possibili attività di advisory. E che vuole rispettare il concetto di proporzionalità, avvicinando anche le microPMI al tema della transizione green.

«Il primo obiettivo – osserva Mazzotti – è che l’azienda, anche quella micro, prenda consapevolezza del proprio livello di sostenibilità attuale. L’imprenditore, a questo punto, può valutare quali obiettivi porsi e quali azioni intraprendere. I fornitori, ad esempio, determinano fino al 90% dell’impatto ambientale di un’impresa. E, in futuro, finanziare un’impresa più sostenibile, responsabile e trasparente avrà un minore impatto sulle banche in termini di assorbimento di capitale, avviando un circolo virtuoso nei processi del credito. Sono i primi passi di un cambio di mentalità, dal quale nascono strategie più consapevoli».

Fattore chiave di successo: consulenza e assistenza nel cambiamento

L’impresa non va, ovviamente, lasciata sola in questo percorso. Già nella compilazione del questionario (disponibile a livello internazionale) è disponibile un servizio di coaching verso l’impresa.

«E poi la PMI può valutare la creazione di un percorso di transizione – aggiunge Mazzotti – con un team di esperti che danno supporto nella compilazione del questionario utile alla presa di consapevolezza dello stadio evolutivo dell’impresa».

Innovazione applicata: score per la transizione ecologica e analitico ESG per l’asset management CRIF e SDA Bocconi

Con SDA Bocconi, invece, CRIF nell’ambito del laboratorio di ricerca REPAiR (Responsible, Patient and Reliable Finance) ha recentemente presentato due progetti che applicano concretamente le dimensioni di sostenibilità al mondo della finanza.

«Il primo è uno score di transizione ecologica – elenca Mazzotti – che ragiona proprio in termini di evoluzione: parte dall’attuale score di sostenibilità e lo monitora nel tempo. Lo abbiamo applicato a diverse filiere industriali e, in particolare, abbiamo realizzato delle verticalizzazioni per quelle che oggi emettono più CO2 (ad esempio i settori chimico, cemento ed edile). Il secondo asset, invece, si rivolge al mondo degli investimenti. Abbiamo realizzato uno score per gli asset manager, per aiutarli a costruire e monitorare il loro portafogli: non solo si valuta il livello di sostenibilità delle imprese che vengono incluse, ma lo si monitora nel tempo».

Lo stesso approccio di graduale miglioramento si ritrova in diversi ambiti che hanno a che fare con il cambiamento climatico: le emissioni, in primis, ma anche la circolarità del modello produttivo, oppure il rischio fisico legato al climate change.

«La quantità di dati che possiamo prendere in esame è molto ampia – conclude Mazzotti. Pensiamo, ad esempio, al patrimonio immobiliare delle imprese: sappiamo che l’80% degli immobili in Italia presenta una classe energetica media e bassa e richiede quindi interventi di efficientamento. Inoltre sempre nell’ambito dei building, abbiamo una suite analitica più estesa che prende in considerazione i rischi fisici connessi al cambiamento climatico. È solo un esempio dei modi in cui banche e compagnie assicurative possono accompagnare day by day il cliente impresa in un percorso di autovalutazione e di cambiamento, innovando concretamente i servizi nel loro catalogo di offerta».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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