Cresce la spesa in cloud computing tra le organizzazioni italiane, ma la spesa resta concentrata sui grandi hyperscaler statunitensi, aprendo alla sfida legata alla sovranità del dato.
Secondo i dati dell'Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2026 il mercato italiano del cloud ha raggiunto i 9,48 miliardi di euro (+17% sul 2025).
Cloud pubblico e ibrido e modalità SaaS continuano a diffondersi
La adozione si concentra sui modelli cloud pubblici e ibridi, che insieme raccolgono 6,8 miliardi di euro (+17%).
Accelera anche il cloud privato (+19%), sostenuto da due esigenze sempre più rilevanti per le imprese: mantenere un controllo diretto sui dati e sui carichi di lavoro critici, anche in risposta a NIS2 e DORA, e governare la spesa per la intelligenza artificiale. Per alcuni workload AI, infatti, il modello a consumo del Public Cloud può generare costi difficili da prevedere, secondo la ricerca, rendendo più interessante il ricorso a infrastrutture private.
All’interno del comparto cloud pubblico e ibrido, l’Infrastructure as a Service (IaaS) si conferma la voce più rilevante, con circa 3 miliardi di euro (+14%) e il 44% della spesa, sostenuta in particolare dai servizi di business continuity, disaster recovery e virtual machine.
Il Software as a Service (SaaS) raggiunge i 2,6 miliardi di euro (+20%), registrando la crescita più elevata tra le componenti del public cloud. A trainarlo sono soprattutto le soluzioni di IT Security, anche in risposta agli obblighi introdotti dalla normativa NIS2, e la diffusione di applicazioni di intelligenza artificiale pronte all'uso.
Il Platform as a Service (PaaS) cresce del 16%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro, grazie soprattutto ai servizi di AI e Analytics basati su API e agli strumenti di supporto allo sviluppo applicativo.
Intelligenza Artificiale e cloud: cosa cambia?
È l’intelligenza artificiale, in particolare, a modificare il modo in cui le organizzazioni scelgono e utilizzano i servizi cloud.
Il SaaS resta il modello più diffuso (adottato dal 52% delle grandi imprese e dal 46% delle grandissime) per introdurre applicazioni di intelligenza artificiale. Le soluzioni pronte all’uso, infatti, consentono di sperimentare in modo rapido, anche se espongono le organizzazioni ad alcuni rischi inediti, come la diffusione di strumenti AI non governati, il cosiddetto Shadow AI, insieme alla difficoltà di prevedere e controllare i costi.
Le grandissime imprese stanno iniziando ad affiancare al SaaS modelli più strutturati: il 21% utilizza piattaforme PaaS per sviluppare applicazioni personalizzate, mentre il 9% adotta architetture ibride, combinando servizi di public cloud e infrastrutture private.
La possibilità di sviluppare un'applicazione AI sul cloud pubblico, e successivamente eseguirla su infrastrutture private, consente, in alcuni casi, di mantenere un maggiore controllo sui costi computazionali e sui dati utilizzati, secondo l’Osservatorio.
Il mercato dei cloud provider in Europa: sale il fatturato ma il mercato è concentrato
In Europa, il fatturato dei provider cloud ha raggiunto i 131,4 miliardi di dollari (+29%, l’anno scorso la crescita si fermava al +20%), ma il mercato resta fortemente concentrato. I tre principali hyperscaler, AWS, Microsoft e Google, rappresentano da soli il 68% del totale, mentre complessivamente i provider statunitensi controllano il 92% del mercato.
La questione della sovranità del dato
La presenza di hyperscaler d’oltreoceano riporta l’attenzione sulla sovranità digitale, che però è un tema complesso e poco compreso dalle aziende: il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane continua infatti a interpretare la sovranità quasi esclusivamente come residenza fisica del dato, trascurando aspetti come il controllo sulle infrastrutture e la giurisdizione a cui sono soggetti i provider. Rimangono in secondo piano il controllo logico delle informazioni, la giurisdizione applicabile ai fornitori e la possibilità di mantenere la continuità operativa in scenari geopolitici avversi.
Tuttavia, secondo l’Osservatorio, il 78% della spesa delle imprese italiane in servizi IaaS e PaaS è assorbito dai grandi operatori americani, con una concentrazione ancora più elevata nelle grandissime imprese nazionali, dove raggiunge l'86%, rispetto al 74% delle grandi.
I grandi operatori statunitensi stanno rispondendo alle nuove richieste di sovranità del dato attraverso l'apertura di data center sul territorio europeo, partnership con operatori locali e offerte dedicate. Tra gli esempi figura l'iniziativa European Sovereign Cloud di AWS, accompagnata da un investimento annunciato di 7,8 miliardi di euro.
Il trasferimento verso i provider europei
La sovranità comincia tuttavia a influenzare le strategie di approvvigionamento tecnologico. Il 63% delle grandissime imprese, definite trend-setter, dichiara di avere già intrapreso azioni per rafforzare la propria autonomia, ad esempio privilegiando provider europei per nuovi progetti oppure progettando applicazioni più facilmente trasferibili tra fornitori cloud differenti.
Anche il 55% delle grandi imprese ha avviato iniziative in questa direzione, ricorrendo in alcuni casi alle offerte di cloud sovrano dei provider extraeuropei.
L’open source arranca
Ancora più contenuta è la diffusione dell'Open Source come scelta strategica prioritaria, adottata soltanto dal 2% delle grandissime imprese e dal 7% delle grandi. A frenare le organizzazioni sono soprattutto la difficoltà di individuare fornitori in grado di garantire un adeguato supporto enterprise e la carenza di competenze interne per gestire autonomamente applicazioni e infrastrutture.