IT-Wallet: ancora pochi attori privati

IT-Wallet: ancora pochi attori privati
Simone Baldini, Head of Business Compliance di Intesa (Gruppo Havant)

Il quadro normativo è definito, il mercato privato no. A pochi mesi dai due decreti attuativi, nel registro del Sistema IT-Wallet i soggetti privati registrati restano un numero esiguo, mentre si avvicina la scadenza del 24 dicembre 2027: da quella data i soggetti privati tenuti all’autenticazione forte dell’utente, fra cui banche, assicurazioni, telco e utility, dovranno accettare il wallet europeo quando l’utente lo presenta.

Fra le due grandezze, poche registrazioni da un lato e un perimetro ampio dall’altro, c’è la distanza che definisce questa fase.

I ruoli dell’IT-Wallet

L’IT-Wallet consente a cittadini e imprese di conservare e presentare attestati elettronici destinati ad avere lo stesso valore legale dei documenti cartacei. I decreti del 19 marzo e del 17 giugno 2026, pubblicati in Gazzetta Ufficiale, non si limitano però a distribuire i ruoli: disciplinano anche le regole della sperimentazione, cioè la fase in cui il sistema viene costruito e messo alla prova prima dell’entrata a regime.

Sul primo versante distinguono chi detiene il dato originale (la fonte autentica), chi lo trasforma in attestato elettronico firmato (l’issuer) e chi lo verifica per erogare un servizio (il verificatore, o relying party). Sul secondo istituiscono il registro del Sistema IT-Wallet e, al suo interno, la sezione speciale riservata a chi aderisce alla sperimentazione: è lì che si misura quanto il mercato si stia effettivamente muovendo, ed è lì che i privati scarseggiano.

Intesa, azienda del Gruppo Havant attiva nella gestione dell’identità digitale e nei servizi fiduciari, vi è stata ammessa il 9 luglio 2026 come Verificatore di Attestati Elettronici.

Le barriere tecniche

«Le ragioni del ritardo sono tecniche prima che amministrative – racconta Simone Baldini, Head of Business Compliance di Intesa (Gruppo Havant). Le condizioni d’accesso per i soggetti privati saranno fissate dal regolamento che AgID deve emanare, ma chi guarda solo a quel passaggio rischia di sottovalutare il lavoro che viene dopo».

Il Sistema IT-Wallet adotta il modello di fiducia OpenID Federation: ogni entità gestisce chiavi e certificati dedicati, pubblica una configurazione firmata da rinnovare periodicamente e mantiene validi i trust mark rilasciati dal Trust Anchor, la radice di fiducia affidata in Italia all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. A questo si somma lo strato comune all’ecosistema europeo: protocolli di emissione e presentazione delle credenziali, formati di attestato e verifica dello stato di revoca.

«Ogni aggiornamento delle specifiche europee impone analisi d’impatto e nuovi collaudi, e i test di interoperabilità vanno ripetuti a ogni rilascio di ciascun wallet con cui si deve dialogare – prosegue Baldini. Chi opera anche oltre confine deve presidiare due modelli di fiducia in parallelo, perché l’impianto europeo poggia su certificati X.509 e sulle liste europee dei soggetti attendibili. È un presidio continuo, più vicino alla gestione di un servizio fiduciario eIDAS che a un’integrazione applicativa». Non un ostacolo burocratico, dunque, ma un costo di esercizio permanente: ed è una delle ragioni per cui il registro, sul versante privato, si popola lentamente.

Gli sviluppi futuri

Il ruolo di verificatore di Intesa, inoltre, è solo un punto di partenza, non d’arrivo. La società guarda infatti a due sviluppi previsti dalla normativa: il ruolo di soggetto aggregatore, ovvero l’intermediario che gestisce l’infrastruttura di verifica per conto di più verificatori abbattendo la barriera d’ingresso; e quello di fornitore di attestati elettronici, qualificati e non, rivolto alle fonti autentiche private.

«Non è un dettaglio: il Catalogo degli attestati elettronici oggi raccoglie una decina di credenziali, quasi tutte di fonte pubblica, e resta privo di credenziali di natura privata – precisa Baldini. È lì che si aprirà lo spazio per le fonti autentiche private, e con l’obbligo di accettazione che si avvicina, per le imprese del perimetro la domanda non è più se adeguarsi, ma quando iniziare a sperimentare».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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