I pagamenti digitali, visti dall’Economista: intervista ad Adolfo Laurenti (Visa)

Intervista ad Adolfo Laurenti (Visa)
Adolfo Laurenti, Principal European Economist di Visa

A margine del Visa Payment Forum 2026, ho incontrato Adolfo Laurenti, Principal European Economist di Visa, per fare il punto sui pagamenti digitali visti non tanto con una prospettiva tecnologica, ma con quella di un economista.

L’innovazione degli strumenti di pagamento va infatti a braccetto con l’andamento dei consumi, con l’evoluzione del commercio, con le priorità delle imprese. Parleremo anche dei risvolti macroeconomici delle frodi e dell’impatto della spesa dei turisti stranieri in Italia, proprio alle porte della stagione estiva 2026.

AG. Negli scorsi mesi è arrivato lo storico “sorpasso” dei pagamenti digitali sul cash. Che cosa significa, per i consumi in Italia?

AL. È un passaggio simbolico fondamentale. Ce lo aspettavamo, sì, ma è comunque importante per l’Italia: gli ultimi anni non sono stati facili.

Non abbiamo attraversato uno shock, ma una sequenza di shock in sei anni. Pandemia, tensioni geopolitiche, aumento dell’inflazione, crisi del costo della vita, ulteriori tensioni internazionali.

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Eppure, i pagamenti digitali hanno continuato a crescere. E questo è indice della capacità del paese e anche dell’appetito dell’intero ecosistema: consumatori e merchant.

In questi anni, poi, i pagamenti digitali sono passati dall’essere considerati una opzione a diventare l’infrastruttura del commercio al dettaglio, la base su cui costruire.

Quindi: l’economia italiana poteva cedere, ma non ha ceduto. A questa capacità di reazione e a questa solidità contribuisce anche l’evoluzione dei pagamenti digitali.

AG. Restano, però, grandi differenze nella penetrazione dei pagamenti digitali in alcune aree del paese e ambiti dell’economia.

AL. In Italia c’è sempre la tentazione di contrapporre il Nord al Sud. La mia impressione è che questa dicotomia è ormai superata.

La vera divergenza è tra centri urbani e aree periferiche. Nelle nostre città è arrivata la globalizzazione in ogni aspetto, compresi i pagamenti e le aspettative dei consumatori. Altre zone sono più arretrate e solo in alcune di esse c’è la volontà di colmare le differenze rispetto alle aree urbane.

Il nostro sostegno a Milano Cortina è stato una grande opportunità in questo senso. Abbiamo portato i pagamenti digitali in molte aree del Nord Italia che, da questo punto di vista, non erano al passo coi tempi. Abbiamo creato un momento per catalizzare la trasformazione. E speriamo ci siano altre opportunità del genere, in futuro.

AG. I pagamenti digitali sono trainati dal commercio elettronico. Come stanno cambiando le aspettative e le abitudini di acquisto online degli italiani?

AL. Lo shopping online si innesta in una trasformazione più profonda che vediamo nell’ambito del commercio al dettaglio.

Noi economisti abbiamo sempre detto che i consumi delle famiglie sono stabili, facili da predire, perché hanno una stabilità di fondo nel corso del tempo.

Era vero, oggi non lo è più.

Oggi la situazione è diversa per una serie di ragioni. Alcune positive: innovazione tecnologica e dinamismo dell’e-commerce. Altre meno, come l’incertezza che domina i mercati.

I consumatori oggi sono molto più rapidi nel fare le tradizionali rotazioni. In un momento di incertezza economica, una rotazione ovvia è quella dalle spese più discrezionali a quelle essenziali per la vita quotidiana.

Eppure, anche in questo contesto, resta una grande attenzione al lato discrezionale, con un certo opportunismo nella ricerca di offerte e sconti, e con attenzione alla personalizzazione e ai confronti online.

Vediamo quindi una rotazione molto più veloce e meno prevedibile rispetto al passato. E questo crea maggiore pressione sui negozianti.

In questo contesto, il canale digitale è ancora più importante. Perché la sua naturale flessibilità permette di dare risposte a queste tensioni. Il commercio elettronico diventa un elemento strutturale per reagire in una situazione di potenziale recessione.

Una recessione che, lo ricordo, avevamo tutte le ragioni per aspettarci, ma non abbiamo visto in Italia negli ultimi sei anni.

AG. Le transazioni non sono solo B2C, ma anche B2B, con movimenti di denaro tra imprese. Le PMI italiane hanno compreso i vantaggi dei pagamenti digitali, o si tende a considerarne solo il costo?

AL. Iniziamo col riconoscere la realtà oggettivamente difficile del mondo della piccola e media impresa. Non è stato un periodo facile. Abbiamo avuto incertezza sulla struttura dei costi, pensiamo all’energia, e sulle catene commerciali, ad esempio nel trasferimento dei beni a livello fisico.

C’è stata incertezza anche sotto il profilo della liquidità, perché l’aumento dell’inflazione ha portato a un rialzo dei tassi di interesse e a una politica monetaria più restrittiva, che ha creato difficoltà alle PMI in termini di finanziamento.

Che cosa possiamo offrire, come industria dei pagamenti? La trasformazione digitale va avviata con convinzione. È una opportunità per crescere, migliorare la gestione della liquidità, rendere più efficienti i cicli di incasso, che sono una vera incertezza strutturale in Italia. I pagamenti digitali permettono di aumentare la visibilità e il controllo, così come la gestione della contabilità.

E questo è particolarmente vero per le piccole e piccolissime imprese. Le medie aziende hanno una cultura della gestione e del controllo, mentre le piccole e le micro hanno una fortissima cultura del prodotto e del servizio al cliente, che va valorizzata.

Servono soluzioni più adeguate ai nostri tempi anche per migliorare i rapporti tra le aziende e con le banche. Accade in Italia come altrove: se ci poniamo il problema della competitività internazionale del nostro paese, questo deve essere uno dei temi prioritari.

AG. L’Europa dei pagamenti digitali è in fermento. Stablecoin, Euro digitale, pagamenti A2A, nuovi player: che ruolo avrà Visa in questo nuovo scenario?

AL. In Europa vediamo un sistema estremamente dinamico e altamente competitivo. Oggi i cittadini europei hanno moltissime modalità di pagamento: ci sono 13 schemi domestici, gli schemi internazionali, i nuovi modelli Account-to-Account, le piattaforme di BNPL, i digital wallet e, infine, le valute digitali.

Questo dinamismo serve a sostenere la crescita del commercio online ed è uno dei punti di forza dell’ecosistema europeo, di cui Visa fa parte da 60 anni. E siamo orgogliosi di come lo abbiamo servito.

Si tratta di un ecosistema: include banche, merchant, acquirer e consumatori.

La nostra visione del futuro è quella di un mercato aperto, in cui si compete alla pari, in base a quattro elementi fondamentali: un piano normativo adeguato che garantisca tutti i player, liberi mercati, concorrenza e, soprattutto, una reale libertà di scelta per i consumatori.

Questi elementi permetteranno di innovare e investire con successo e nel lungo periodo.

AG. Un altro tema al centro del Visa Payment Forum 2026 è la sicurezza. Quanto pesa il tema delle frodi sull’innovazione dei pagamenti digitali e come ci state lavorando?

AL. Credo ci sia un frequente fraintendimento, ovvero quello di pensare alle frodi come un problema che ha una soluzione esclusivamente tecnica. Miglioriamo i controlli, aumentiamo l’attenzione, e tutto si risolve.

C’è però una dimensione macroeconomica della frode che vale sia durante i periodi di crescita sia durante quelli di difficoltà.

Quando l’economia cresce, subentra magari una certa compiacenza. C’è molto ottimismo e si introducono nuove soluzioni, meno conosciute ai consumatori, che aprono spazi per le frodi. Nei periodi negativi, invece, il consumatore è emotivamente più vulnerabile e possono esserci delle riduzioni degli investimenti in sicurezza delle imprese.

Le frodi, invece, devono essere sempre al centro dell’attenzione, perché hanno costi significativi. Secondo alcune stime di Visa, dopo un episodio di frode la spesa con carta può ridursi fino al 20%, a causa della minore fiducia del consumatore.

La sicurezza non è quindi un costo accessorio, ma la base del rapporto di fiducia che esiste tra Visa, i commercianti e le banche.

Prendiamo la sicurezza in modo estremamente serio e lo dimostrano i 12 miliardi di euro che abbiamo investito nel corso degli ultimi 5 anni: la tolleranza sulle frodi può soltanto essere zero.

AG. Ci avviciniamo alle vacanze estive. I pagamenti digitali dei turisti stranieri sono stati uno dei motori di trasformazione per lo scenario italiano. Ma come stanno cambiando le abitudini di spesa di chi visita il nostro paese?

AL. Il turismo è un ambito di grande soddisfazione per il nostro paese. Visto il contesto internazionale, qualche timore sulla tenuta del settore era legittimo. Ma i dati ci dicono che l’appetito per un viaggio in Italia non tramonta mai.

Il turismo è un driver fondamentale della spesa crossborder e delle economie locali. Abbiamo visto degli aggiustamenti, come era logico aspettarsi. Cresce l’interesse dei visitatori europei, più cauti nei viaggi internazionali.

Si sviluppa il fenomeno delle prenotazioni last minute e questo conferma l’importanza del canale digitale, aumentano i pagamenti anticipati pre-viaggio, l’utilizzo delle carte prepagate in modalità digital wallet e contactless.

Un elemento importante è che il 50% dei visitatori è propenso a ritornare in Italia e questo è un dato molto significativo. I budget di viaggio sono stabili, pur con grande agilità nella rotazione delle spese.

Cambia, invece, l’attenzione nell’ambito dei servizi Premium, dove si cercano esperienze esclusive, itinerari personalizzati, proposte su misura come l’accesso privato ai musei, una ristorazione stellata e di livello, le attività di personal shopping.

Abbiamo registrato questa intervista a fine giugno e non sappiamo ancora come andrà la stagione, ma sono ottimista sul fatto che a luglio e agosto vedremo dei dati positivi.

 

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