Imprese e underbanked in prima fila nell’open banking

Imprese e underbanked in prima fila nell’open banking

Sono le imprese, per ora, lo zoccolo duro degli utenti di servizi di open banking in Italia. Lato consumatori, invece, il nuovo paradigma stenta a imporsi, anche se sembra avere intercettato le esigenze di unbanked e “new to credit”.

Il quadro emerge da due recenti ricerche, una di Banca d’Italia e l’altra di CRIF. E conferma che l’Open Banking non ha portato la tanto annunciata “disruption”, ma sembra avere intercettato alcuni bisogni insoddisfatti.

Chiariamoci, in termini percentuali il fenomeno “Open” continua a crescere a doppia cifra. Banca d’Italia riporta un +52,3% di chiamate API nel 2023 rispetto al 2022. Ma, nel primo semestre del 2024, questa crescita di utenti ha iniziato a rallentare.

Sembra quasi che sia già stato raggiunto un primo plateau e che sia necessario qualcosa di nuovo per ridare slancio alla crescita.

Questi utenti sarebbero prevalentemente imprese, che utilizzano l’open banking per gestire la liquidità, gli incassi ed effettuare pagamenti, anche grazie all’integrazione con sistemi ERP e gestionali.

Lo conferma anche l’ammontare medio delle transazioni effettuate mediante open banking, arrivato a superare i 2.200 euro nel primo semestre 2024, contro i circa 1.400 di un anno prima.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2025 di AziendaBanca. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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