Il 2023 è stato l’Annus Horribilis per quanto riguarda gli attacchi hacker. Secondo l’ultimo Osservatorio cyber di CRIF, i dati in circolazione sul dark web a livello globale sono oltre 7,5 miliardi, con un incremento delle segnalazioni del +15,9%.
Anche in Italia il fenomeno è in aumento: +13,9% sono i consumatori allertati e la gravità degli alert inviati è aumentata del +29% rispetto all’anno precedente. Dai dati che emergono dal report, le tecniche dei cybercriminali diventano sempre più sofisticate con l’IA che è oggigiorno diventata uno strumento dei cybercriminali.
I dati dello studio
Le principali categorie di dati che sono oggetto di attacco rimangono, anche nel 2023, password, indirizzi e-mail, username, nome e cognome e numero di telefono. Queste informazioni circolano prevalentemente sul dark web e sono più vulnerabili.
Rispetto al 2022, la password scavalca l’e-mail raggiungendo la prima posizione, mentre la username sale in terza posizione, scavalcando nome e cognome e numero di telefono, tra i dati più vulnerabili. Molto spesso, le e-mail sono associate a una password, con una quota del 94,4% dei casi (in aumento del +4,4% rispetto al 2022); così come insieme alle password appaiono spesso le username (65,6%).
Il numero di telefono gioca un ruolo fondamentale in questi casi e, quando associato anche alla password (16,6%), aumenta la vulnerabilità della vittima. Questa combinazione è in aumento del +25,6% rispetto all’anno precedente. La classifica degli account e-mail più rilevati sul dark web vede nelle prime 3 posizioni Gmail, Yahoo e Hotmail.
La maggior parte degli account violati sono riferibili a siti di intrattenimento (56,6%), seguiti da e-commerce (16,4%) e social media (11,9%). Il rischio di furto di tali dati può portare a conseguenze economiche dirette per le vittime.
Al quarto e quinto posto si collocano il furto degli account di forum e siti web di servizi a pagamento (6,2%) e finanziari (4,8%), come per esempio quelli bancari. Relativamente alle carte di credito, oltre al numero della carta, molto frequentemente sono presenti nel dark web anche cvv e data di scadenza: 96,9% dei casi.
Attacchi hacker sempre più sofisticati
La gravità degli alert inviati nel 2023 è aumentata in generale del +29% rispetto all’anno precedente, a conferma che la vulnerabilità alle frodi per singola esposizione di dati è in crescita. Infatti, in un caso su dieci, oltre al numero telefonico, compare l’indirizzo e-mail e il nome e cognome della vittima.
I cybercriminali stanno adesso affinando anche l’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale. L’anno scorso si è assistito anche a un proliferare di strumenti ad hoc messi a disposizione della comunità di frodatori come i “kit di phishing”: strumenti pronti per essere utilizzati anche da hacker meno esperti, per colpire i consumatori con campagne di phishing.
Grazie anche all’uso dell’AI, le e-mail fraudolente sono sempre più sofisticate, rendendo ancora più difficile per il destinatario distinguere le comunicazioni vere da quelle false. Inoltre, la possibilità di tradurre rapidamente in diverse lingue aiuta i criminali a diffondere maggiormente gli attacchi di phishing a livello globale.
Le app di messaggistica
Secondo l’Osservatorio di CRIF, le applicazioni di messaggistica open source – come Telegram – stanno diventando sempre di più il luogo ideale per scambiare i dati rubati, ma anche per fornire istruzioni per creare malware pronti all’uso o per compravendere strumenti a servizio degli hacker.
Basta, infatti, una semplice ricerca all’interno delle applicazioni per scovare canali e gruppi di scambio di dati personali, tra cui anche carte di credito. Gli “infostealer“, malware progettati per rubare dati personali, sono un’ulteriore minaccia per i consumatori, diffusi tramite link dannosi, e-mail malevole o siti web compromessi, mettono a rischio la sicurezza degli utenti, operando in modo furtivo e catturando informazioni e credenziali durante la navigazione online.
Alcune informazioni sono particolarmente preziose per emulare le attività dell’utente in schemi fraudolenti come il furto di account.
Il focus sull’Italia
Per quanto riguarda l’Italia, dai dati che emergono dal report di CRIF, si registra un aumento nel numero di consumatori allertati sul dark web, in crescita del +13,9% rispetto all’anno precedente. I tipi di dati più frequentemente rilevati sull’open web, quindi pubblicamente accessibili da chiunque sulla rete, sono stati: il codice fiscale (57,5% dei dati rilevati) e l’e-mail (30,1%), seguiti a distanza dal numero di telefono (8,2%).
Tra le caratteristiche degli utenti privati italiani che sono stati avvisati, le fasce di età maggiormente coinvolte sono quelle degli over 60 (26,5%) e dei 51-60 anni (25,8%), seguite dagli 41-50 anni (25,3%). Le regioni in cui vengono allertate più persone sono Lazio (19,6%), Lombardia (13,6%) e Sicilia (8,4%).
Come proteggersi?
«Ci sono alcuni trend da tenere in considerazione sui rischi cyber. Per il furto di dati personali, i cybercriminali utilizzano malware e applicativi che col tempo sono diventati sempre più sofisticati e difficili da distinguere da quelli ufficiali, diventando una trappola per le persone.
Inoltre, gli hacker che utilizzano anche l'Intelligenza Artificiale per colpire i consumatori stanno diventando una vera minaccia a causa di truffe e-mail sempre più sofisticate, caratterizzate da un linguaggio corretto e quindi plausibile, e dalla generazione di codice in continua evoluzione per lo sviluppo di app malevole.
A tutto questo si aggiunge che molti utenti continuano a tenere comportamenti poco cauti in rete, come mostra il fatto che tendono a riutilizzare la stessa password per account e servizi diversi, e di come salvino le credenziali di accesso direttamente nel browser, esempi di cattive abitudini che li rendono particolarmente vulnerabili – commenta Beatrice Rubini, Executive Director di CRIF.
Bisogna prestare particolare attenzione alle e-mail e ai messaggi che riceviamo ogni giorno, allenandoci a riconoscere i tentativi di truffe e phishing.
È importante non cliccare sui link contenuti nelle e-mail o negli SMS sospetti e, soprattutto, non rispondere fornendo dati personali a messaggi apparentemente inviati dalla nostra banca o da un’altra azienda, controllando sempre il numero di telefono o l’indirizzo e-mail del mittente.
Spesso i frodatori utilizzano messaggi che colpiscono l’emotività e fanno leva sul senso di urgenza: non dobbiamo essere impulsivi ma mantenere alto il nostro livello di attenzione.
Diventa quindi sempre più importante per aziende pubbliche e private avere sistemi di vulnerability assessment e fare campagne di sensibilizzazione interna dei dipendenti.
Dall’altro lato, è consigliabile per i consumatori gestire i propri dati in maniera scrupolosa, affidandosi anche a strumenti che oggi permettono di proteggere i dispositivi e monitorare i nostri dati».