Una rapida crescita del fatturato in Italia, grazie all’acquisizione di nuovi clienti nei tradizionali settori di attività, cioè issuing e acquiring. Ma anche tramite l’espansione in nuovi ambiti, dall’embedded finance alla gestione degli asset digitali, passando per core banking e intelligenza artificiale.
È questo l’obiettivo di Fiserv, nota in Italia e in Europa come First Data, che si pone per i prossimi 24-36 mesi. Ne parla Giorgio Tidu, Vice President and General Manager Italy di Fiserv, in questa intervista.
AG. L’Italia è da sempre considerata un Paese più arretrato di altri, per quanto riguarda i pagamenti digitali. Quali sono le opportunità di crescita che vedete sul nostro mercato?
GT. Il primo elemento è che le banche italiane sono alla ricerca di nuovi modelli e di alternative. Si sono rese conto che ci sono delle grandi opportunità da cogliere, in termini di cross selling e up selling, in ambiti a lungo trascurati, come l’acquiring e l’issuing. E stanno guardando anche a modelli emergenti, come l’embedded finance e gli asset digitali. E la nostra proposta tecnologica si posiziona proprio in molti di questi ambiti.
AG. Andiamo con ordine. Che cosa è cambiato nell’issuing?
GT. Il mondo bancario tradizionale, per un certo periodo, ha guardato alle carte come un costo, anziché un beneficio. Poi il mondo fintech ha dimostrato che il “prodotto carta” può essere la base su cui costruire un ecosistema di servizi e soluzioni profittevoli: il modello a subscription di banche e neobanche dimostra che ci sono target precisi di clientela che cercano servizi complementari e collaterali. E sono disposti a pagare per averli.
AG. Ci sono segmenti specifici che ritenete più interessanti? Ad esempio le imprese, oppure i clienti Premium?
GT. L’opportunità è trasversale a tutti i segmenti. La sfida, semmai, consiste nel ridurre il costo di gestione del prodotto, per aumentarne la reddittività. In questa direzione si inserisce la nostra piattaforma cloud VisionNext, che consente anche alle funzioni di business senza competenze specifiche IT di costruire e testare nuovi prodotti, per poi rilasciarli sul mercato. E consente al cliente finale di attivare e disattivare in autonomia i servizi di cui ha bisogno. Ad esempio, attivando funzionalità di prelievo e spesa in valuta estera, visualizzando da subito quali costi andrà a pagare per le diverse operazioni.
AG. Nell’acquiring abbiamo visto l’ingresso di diversi nuovi player nel mercato italiano, che vanno in diretta competizione con le banche tradizionali. Voi come vi posizionate?
GT. In Italia non facciamo, né mai faremo, acquiring diretto. Offriamo però le competenze che abbiamo sviluppato in altri mercati, ad esempio nell’ambito dell’antifrode. Detto questo, l’acquiring è un business importante per la banca, perché permette di cogliere opportunità di cross selling e up selling. Il nostro obiettivo non è quello di sostituirci alle banche o di entrare in competizione con loro, ma di affiancarle come partner tecnologico, mettendo a disposizione le nostre soluzioni e competenze che ne rafforzino il posizionamento sul mercato.
All’Investor Day dello scorso maggio abbiamo anche lanciato un nuovo prodotto multicanale, Commerce Hub, con una serie di funzionalità avanzate che ci permette di competere alla pari con le piattaforme che al momento dominano il mondo Enterprise.
Stiamo anche lavorando alla localizzazione di Clover, una piattaforma che integra hardware e software: un device per accettare i pagamenti, ma che ospita anche applicazioni specifiche per alcuni verticali di business, una sorta di ERP. Stiamo pensando a diverse alleanze per servire le PMI e fornire alle banche un prodotto potenzialmente a elevatissima marginalità.
AG. Prima ha citato l’embedded finance. Che in Italia, finora, ha ottenuto un successo al di sotto delle aspettative. Che cosa è mancato, finora?
GT. Quello “embedded” è un modello interessante e accattivante, che richiede però agli incumbent di ragionare in modo diverso e chiedersi come integrare i propri servizi in altri ecosistemi. Banche e compagnie assicurative italiane stanno cominciando solo ora a comprenderne il potenziale in termini di valore per il cliente e di margini. Negli Stati Uniti, invece, abbiamo visto questo paradigma affermarsi anche in ambiti del finance più lontani dal segmento retail, come l’asset management, ottenendo ottimi risultati in termini di cross selling. E abbiamo collaborazioni importanti con realtà come Uber e DoorDash.
AG. L’industria dei pagamenti sta lavorando anche a due strumenti a elevato potenziale di innovazione, cioè le StableCoin e l’euro digitale. Come vi state preparando a queste novità?
GT. Negli Stati Uniti, Fiserv ha lanciato la propria StableCoin, FIUSD. Ma la cosa più interessante per il mercato italiano è la nostra piattaforma di digital asset management, che comprende Finxact, una soluzione di core banking in cloud, frutto di una acquisizione di alcuni anni fa.
Stiamo lavorando per portare Finxact in Italia e la ragione è semplice: i sistemi di core banking legacy attualmente in uso non sono in grado di gestire una forma tecnica nuova come l’euro digitale. Non sto dicendo che le nostre banche dovrebbero avviare un progetto di sostituzione del core banking, estremamente complesso e costoso e con diverse implicazioni tecniche e funzionali.
Ritengo però che se l’obiettivo è costruire un ecosistema di servizi a valore aggiunto intorno all’euro digitale, allora serve adottare almeno una parte di core banking moderno e cloud based, capace di gestire in modo efficiente questa nuova forma tecnica e creare un ponte verso il nuovo mondo dei digital asset, conservando i sistemi pre-esistenti. E penso che questo avverrà nei prossimi 24 o 36 mesi.
AG. La tecnologia hype del momento è l’intelligenza artificiale. Come state lavorando in questo ambito?
GT. Sempre all’Investor Day di qualche mese fa abbiamo presentato AgentOS, soluzione AI che supporta la banca nella razionalizzazione dei propri processi. Al momento è parte dell’offerta di outsourcing per il mercato Stati Uniti, ma penso che in futuro ci siano gli spazi per portarla alle banche italiane sia direttamente sia indirettamente, mediante le società di consulenza.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.