Una volta c’erano le API, oggi c’è l’Agentic AI.
«Per anni le piattaforme software hanno parlato la stessa lingua, ovvero quella delle API – racconta Daniele Savarè, Chief Technology Officer di Finomnia. Il modello digitale si basava su un principio semplice: tutti i sistemi esponevano funzioni attraverso endpoint, con una rigida connessione tra chiamante e chiamato, e ogni integrazione comportava interventi sul catalogo API. L’AI ha però spostato il baricentro e oggi non sono più gli endpoint a definire cosa si può fare, ma gli agenti AI che orchestrano i servizi per raggiungere l’obiettivo».
L’AI è uno strumento trasversale
Se in precedenza le piattaforme erano costruite come insiemi di moduli separati tra loro, e il vero valore stava appunto nella capacità di assemblare questi componenti, con l’Agentic AI le piattaforme si trasformano in ambienti intelligenti, popolati da agenti autonomi che ragionano, interrogano, compongono e agiscono.
«Prima dell’AI generativa, i piani di integrazione potevano raggiungere o superare l’anno, perché occorreva integrare i processi, disegnare le interfacce e integrare il back office – osserva Savarè. L’AI ha cambiato la prospettiva, portando a ripensare il modo in cui le piattaforme funzionano, comunicano e vengono utilizzate. Stiamo costruendo una Intelligent Platform che non ragiona per prodotti verticali, ma per capability accessibili all’AI trasversalmente ai nostri core system (Banking, grazie all’integrazione di Panda in soluzioni di core banking; Lending, con il confluire nel gruppo Finomnia di OCS e Qinetic; Leasing e Factoring, con le competenze, rispettivamente, di Forward 3000 e K4F, NdR)».
Le funzionalità non sono più a blocchi
Ogni parte della piattaforma diventa potenzialmente raggiungibile da qualunque agente attraverso protocolli unificati, senza la necessità di disegnare processi anticipati o integrare canali verticali: «l’agente capisce l’intenzione e usa le capability per costruire un flusso personalizzato, aderente alle policy e perfettamente governato – prosegue Savarè. Le funzionalità non sono blocchi di software legati a un modulo, ma strumenti intelligenti, esposti a un layer agentico comune, governato da regole, sicurezza e semantica condivisa».
La sicurezza è nativa
Il passaggio a un ecosistema popolato da agenti amplifica difatti l’esigenza di controllo, soprattutto perché normative come l’AI Act e DORA richiedono di monitorarne l’utilizzo per garantire sicurezza, tracciabilità e allineamento ai requisiti europei.
«Gli agenti non sono entità libere di agire sul sistema, ma operatori digitali che lavorano dentro i confini della piattaforma, utilizzando solo ciò che è stato esplicitamente autorizzato – chiarisce Savarè. La sicurezza è intrinseca e si applicano policy, permessi, limiti operativi e perimetri seguendo le pratiche di controllo già oggi adottate. All’interno del gruppo Finomnia, altermAInd porta in dote prodotti costruiti proprio per questo scenario».
Si apre un nuovo canale di accesso
Queste piattaforme AI-Centric, accessibili a utenti umani e agenti AI, possono trasformarsi in un primo punto di contatto tra persone e servizi finanziari dell’era Agentica. Come? Inaugurando nuovi canali di vendita per gli intermediari digitali.
«Nel breve periodo la piattaforma, intelligente e universalmente integrabile, sarà in grado di adattarsi a canali e contesti: progettata per vivere nel mondo dei social, degli assistenti vocali, dei marketplace AI, degli agenti personali e aziendali – illustra Savarè. Con il modello agentico, la trasformazione tecnologica incontra quella commerciale: gli agenti interrogano la piattaforma, configurano soluzioni, preparano simulazioni, generano proposte e contratti. E verificano persino la fattibilità tecnica grazie agli AI Protocols (vedi box), come ad esempio nel caso della pre-configurazione di una proposta di finanziamento o di leasing, costruita in tempo reale a partire dall’intento dell’utente».
Un ecosistema aperto e interoperabile
È un modello che, in modo naturale, va incontro all’embedded finance, e permette ai servizi finanziari di integrarsi in app, marketplace AI o assistenti personali.
«La finanza raggiunge il cliente esattamente dove si trova – commenta Savarè. Le funzionalità sono esposte tramite protocolli agentici standard, così che attori e agenti di terze parti possano usarle in autonomia, eliminando complesse integrazioni tecniche, e la piattaforma diventa un’infrastruttura condivisa su cui clienti e partner possono costruire e combinare i propri servizi finanziari in un ecosistema aperto e interoperabile».
AI Protocols: cosa sono e come funzionano
Nell’era dell’intelligenza artificiale agentica, i protocolli AI sono ciò che le Application Programming Interface (API) sono state negli ultimi vent’anni: il fondamento dell’interoperabilità. A differenza delle API, però, i protocolli agentici non descrivono “come chiamare una funzione” ma “come un agente può capire, usare e combinare una capability”.
«Il Model Context Protocol (MCP) permette agli agenti di vedere strumenti e dati in modo strutturato, mentre il protocollo Agent-to-Agent consente agli agenti di collaborare e il protocollo Agent-to-UI rende le interfacce dinamiche, generate o arricchite dall’AI in tempo reale. Questi protocolli sono lo strato che rende la piattaforma davvero universale – evidenzia Savarè. Non serve più definire in anticipo ogni processo, schermata o integrazione, poiché l’agente interpreta le regole, rispetta i confini e compone in autonomia ciò che gli serve».
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Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.