Negli ultimi mesi, anche a causa delle tensioni geopolitiche, banche e istituti di credito di ogni dimensione sono stati colpiti da attacchi ransomware che hanno aumentato i timori sui rischi per la sicurezza in materia di migrazione dei dati nel cloud.
La sicurezza del cloud pubblico è una delle principali preoccupazioni delle banche, che hanno una probabilità 300 volte maggiore di subire un attacco o una violazione rispetto ad aziende di altri settori.
Secondo il Ponemon Institute, lo scorso anno i “megabreaches” che hanno comportato il furto di oltre 50 milioni di dati sono costati alle aziende circa 401 milioni di dollari a incidente. Questo dato però non include tutti gli impatti e i costi collaterali, come l’aumento del turnover dei clienti, i danni alla reputazione e lunghe controversie legali.
Tra le molteplici ragioni per cui le banche riscontrano problemi con la sicurezza del cloud, di seguito le 5 più comuni:
1. Scegliere la giusta strategia cloud
Banche e istituti di credito stanno scoprendo che il cloud non è sempre la risposta a ogni esigenza. I costi di trasferimento dei dati, la latenza dei servizi edge, i massicci investimenti nei data center locali e i requisiti di residenza dei dati hanno portato le banche a riconsiderare il proprio approccio al cloud.
Oggi, gli istituti che decidono di investire in una strategia di cloud ibrido godono dei vantaggi più tradizionali del cloud, ma possono anche integrare più applicazioni e ambienti di computing.
Diventa però fondamentale collaborare con un partner cloud-agnostico che utilizzi l’intero ecosistema tecnologico per creare una soluzione di gestione unificata per cloud, network e data center aziendali.
2. Trovare un partner affidabile per colmare lo skill gap
I servizi finanziari devono assicurarsi che i sistemi siano sicuri e resilienti, ma allo stesso tempo devono costruire la giusta architettura cloud, definire i modelli di gestione, determinare quali sono i workload giusti per il cloud pubblico o privato e per la migrazione, nonché gestire i carichi di lavoro e gli ambienti in un unico pannello.
Molto spesso però, banche e istituti finanziari non dispongono delle competenze interne adeguate o sufficienti per gestire tutte queste complessità. Per questo i fornitori di servizi IT diventano essenziali: possono contribuire a colmare il divario di competenze.
3. Orientarsi verso l’automation
Il cloud permette di attivare carichi di lavoro in modo più rapido e semplice, evitando errori umani legati ai data center legacy tradizionali. Secondo una recente indagine di Forrester commissionata da Kyndryl, il 44% delle aziende intervistate, comprese le società di servizi finanziari, si trova ad affrontare la mancanza di automazione e a causa di questa lacuna risulta più difficile identificare gli errori umani.
Inoltre, più di un terzo degli intervistati dichiara di non integrare, per il momento, la sicurezza negli attuali modelli operativi, lasciandoli aperti a vulnerabilità che potrebbero interrompere le attività aziendali.
4. Conformarsi a uno scenario normativo in costante evoluzione
A fronte della crescente digitalizzazione e della diffusione degli attacchi informatici, sempre più frequenti e complessi, i legislatori italiani ed europei hanno riconosciuto la necessità di regolamentare in modo più rigoroso la gestione del rischio IT, ora disciplinato dalla Direttiva NIS2 e dal Regolamento Dora.
Le due normative europee pongono numerose sfide alle aziende in termini di governance, chiamandole a rafforzare le proprie misure tecnico-organizzative.
Diventa dunque essenziale affidarsi a un partner tecnologico che, partendo da una valutazione dello stato attuale, sia in grado di guidare gli istituti finanziari in un percorso di trasformazione volto al raggiungimento degli obiettivi prefissati e al miglioramento della propria postura di cyber resilience.
5. Comprendere che la sicurezza è una responsabilità condivisa
Per operare in sicurezza nel cloud è fondamentale capire che si tratta di una responsabilità condivisa: i fornitori di piattaforme cloud si occupano di bloccare l’infrastruttura, ma le banche e gli istituti finanziari devono proteggere i dati dei clienti on-premise, in transito e nel cloud.
Non si tratta di una responsabilità diversa da quella che si assumono nei loro data center. Inoltre, i principali fornitori di infrastruttura cloud offrono piattaforme specifiche per banche e istituti finanziari, che prevedono controlli e livelli di protezione specifici per le esigenze del settore.
Se il cloud è un percorso di modernizzazione, gli istituti di credito devono quindi dotarsi dei giusti strumenti per intraprendere il viaggio. Ogni Journey to Cloud comporta, in particolare per le banche, articolate scelte strategiche e una giusta valutazione in termini di rischi e benefici.
Se da un lato il Cloud permette di ottimizzare i costi e ottenere scalabilità, dall’altro implica una crescente complessità in termini di gestione dei livelli di sicurezza e la concentrazione dei propri dati all’interno di un unico Cloud Service Provider.
È qui che si innesta una delle maggiori preoccupazioni del settore finanziario: delegare elementi fondamentali di continuità operativa storicamente gestiti in casa a un soggetto esterno, rendendo la banca di fatto dipendente – nel bene e nel male – dalle capacità di resilienza e sicurezza del Cloud Service Provider.
Se a ciò si aggiunge una continua evoluzione dello scenario normativo, risulta chiaro il ruolo che i fornitori di servizi IT possono svolgere nel supportare le banche nel loro percorso di crescita e di trasformazione digitale, coniugando innovazione tecnologica ed elevati livelli di sicurezza e resilienza.