Verso l’integrazione di servizi, dati e competenze tra banche, fintech e piattaforme per competere nel mercato dei pagamenti.
«Negli ultimi anni il settore dei pagamenti ha vissuto una profonda evoluzione: oggi il tema non è più la semplice collaborazione tra gli attori del mercato, ma la capacità di integrare servizi, competenze e tecnologie – racconta Giulio Rattone, Chief Operations Officer di Fabrick. La trasformazione più rilevante riguarda la distribuzione dei servizi finanziari: per lungo tempo sono stati erogati attraverso canali dedicati, mentre oggi assistiamo a una crescente convergenza tra finanza, tecnologia e processi di business».
Uniti per presidiare la catena del valore
In questo scenario, il valore non nasce dal singolo prodotto, ma dalla capacità di renderlo disponibile nel momento e nel contesto più utili.
«Il pagamento è l’esempio più evidente di questa evoluzione, ma la stessa dinamica interessa onboarding, incassi, riconciliazione, credito, gestione della liquidità e, più in generale, i servizi finanziari digitali – prosegue Rattone. Nessun operatore è in grado di presidiare da solo l’intera catena del valore. Banche, fintech, provider tecnologici e imprese contribuiscono con competenze complementari alla costruzione di servizi sempre più specializzati e integrati».
Governare la complessità
Le banche restano il punto di riferimento in termini di fiducia, compliance e gestione del rischio. Le fintech portano innovazione e velocità di esecuzione, mentre i Payment Service Provider (PSP) stanno evolvendo da esecutori delle transazioni a orchestratori di servizi, dati e relazioni.
«La competizione si sta spostando dall’erogazione del singolo prodotto finanziario alla capacità di integrarlo nella customer experience, generando valore attraverso dati e servizi contestuali. La vera sfida – sottolinea Rattone – non è connettere sistemi o aggiungere nuove funzionalità, ma governare la complessità di un ecosistema sempre più aperto e interconnesso».
I limiti: dal legacy alla sicurezza
I protocolli API sono ormai diffusi e utilizzati per collegare soggetti, dati e funzionalità attraverso standard condivisi.
«Tuttavia, il valore non risiede nella semplice disponibilità delle API, ma nella capacità di costruire piattaforme affidabili e scalabili – osserva Rattone. Le principali sfide riguardano ancora sistemi legacy, standardizzazione dei dati, complessità normativa e requisiti di sicurezza e resilienza operativa. Per questo la sostenibilità dell’innovazione dipende sempre più dall’equilibrio tra apertura, controllo e fiducia».
Cosa cambia con l’AI
Large Language Model e agenti AI possono generare valore solo se hanno accesso a dati affidabili, aggiornati e interoperabili. Per questo, qualità e governance del dato diventano fattori strategici tanto quanto l’infrastruttura tecnologica.
«Le principali opportunità riguardano analytics, antifrode, automazione, gestione del rischio e servizi a valore aggiunto. In tutti questi ambiti il dato è la base per migliorare esperienze e processi decisionali. L’evoluzione più significativa sarà l’Agentic Commerce, dove agenti intelligenti potranno ricercare informazioni, confrontare opzioni e operare per conto degli utenti. In questo scenario – conclude Rattone – la capacità di governare dati, identità, consensi, sicurezza e fiducia diventerà più importante della semplice esecuzione di una transazione. Una trasformazione destinata ad accelerare con la diffusione dell’embedded finance, che integra i servizi finanziari nei contesti in cui nascono i bisogni di persone e imprese».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.