Euro digitale, wallet, StableCoin, circuiti: Europa e sovranità nei pagamenti

Europa e sovranità nei pagamenti
Paolo Gatelli, Research Manager del CETIF

I pagamenti elettronici sono uno degli ambiti in cui l'Unione Europea sta cercando di riconquistare la propria sovranità. L’Eurosistema sta puntando fortemente sull’Euro Digitale, che non è però l’unico strumento che si candida a un ruolo da protagonista in Europa.

Parleremo quindi anche di StableCoin, Wallet e circuiti domestici insieme a Paolo Gatelli, Research Manager del CETIF.

AG. Iniziamo dall’Euro Digitale, certamente uno dei temi forti degli ultimi anni. In Italia se ne parla come se fosse cosa fatta, mentre a livello europeo capita di leggere prospettive diverse. Dal vostro osservatorio CETIF, che idea vi siete fatti?

PG. L’Euro Digitale si farà. Il tema non è se, ma quando. Evidentemente c’è stata un’accelerazione improvvisa, legata a quello che è lo scenario geopolitico. Sono le stesse forze che hanno portato l’Unione Europea a muoversi anche in altri ambiti, come la sovranità monetaria.

L’Europa lo sta facendo guardando alle esperienze in corso sia negli USA, sia in Asia. Oltreoceano, lo sappiamo, l’amministrazione Trump ha deciso, anche tramite il Genius Act, di sostenere l’emissione di Stablecoin a base dollaro. Con obiettivo che hanno a che fare anche con la difesa del ruolo del dollaro nei mercati internazionali. Anche per questo, ogni StableCoin emessa negli USA deve essere a base USD, senza alternativa.

Questo ha evidentemente anche a che fare con temi legati al debito pubblico e a iniziative di carattere economico-fiscale degli Stati Uniti.

Se guardiamo invece a Oriente, in particolare allo Yuan digitale cinese, anche qui vediamo un intervento dello Stato sui fattori che incidono sull’emissioni di monete digitali e sulla loro accettazione. Qui la moneta digitale di banca centrale è già stata utilizzata per transazioni e avrà degli impatti rilevanti sulle dinamiche di import e di export.

L’Unione Europea sta invece seguendo una propria strada. Sono stati comunicati i tempi del progetto, c’è un pilota in partenza e che fa riferimento a casi d’uso come pagamenti tra privati ma anche B2C, quindi presso merchant. Questo pilota servono non solo a dimostrare che lo scambio di moneta digitale funziona, ma anche a prepararci a gestire un’infrastruttura che possa sostenere la larga parte dei pagamenti retail.

Parlo di retail perché per le imprese il discorso è diverso. Si inizia a guardare, infatti, anche a iniziative di StableCoin, quindi moneta digitale privata, anche a livello europeo. E infatti vediamo che le StableCoin denominate in USD vengono in gran parte scambiate all’interno della UE.

AG. Sulle StableCoin torniamo a breve. Sempre per quanto riguarda l’Euro Digitale, definiti aspetti come il limite di detenzione e le modalità per preservare il ruolo delle banche commerciali, bisognerà parla di adozione. Sappiamo che la privacy è un tema, per i consumatori. Come sarà accolto questo nuovo strumento?

PG. Abbiamo fatto delle analisi su questo tema e per il consumatore il concetto di “Euro digitale” è qualcosa che viene percepito all’interno degli strumenti alternativi al contante.

Molti dei casi d’uso si pongono in modo complementare al cash e agli altri metodi di pagamento, con l’obiettivo di imitare il contante. In termini di anominato della moneta, di possibilità di scambiarlo offline, ad esempio.

Questi aspetti cercano di indirizzare non solo una complementarietà, ma anche una sostituzione.

E infatti, l’Euro digitale sarà un servizio gratuito per tutti i cittadini.

Bisognerà invece capire che strumento avranno i consumatori per utilizzare l’Euro Digitale. E qui torniamo di nuovo al concetto di Wallet. Potrebbe trattarsi delle app delle BigTech, ad esempio, oppure con i Wallet pubblici, in cui convergono anche funzionalità di identità digitale, in linea con la normativa europea eIDAS2.

Sappiamo che in Italia la diffusione dei wallet, e delle transazioni effettuate con essi, sta rapidamente crescendo. Il contactless da smartphone è ormai un gesto molto diffuso e stanno prendendo piede anche nell’e-commerce. In tutto il mondo ci sono 4,5 miliardi di utenti di wallet digitali e questo dato crescerà continuamente nei prossimi anni.

L’adoption, all’interno del wallet, non è comunque scontata e dipenderà dai vantaggi che il consumatore, anche come cittadino, può trovare nell’usare l’euro digitale in uno strumento del genere.

La capacità di fornire questi servizi utili ricade sul mercato e, quindi, anche sulle banche.

AG. Passiamo alle StableCoin. Indiscusse protagoniste in USA ma, come hai accennato, parecchio si muove anche in Europa, con iniziative anche di attori bancari e del mondo dei pagamenti.

PG. Le StableCoin o, più genericamente, la moneta digitale privata, sono qualcosa su cui le banche hanno posto attenzione, dopo la MiCAR.

Una StableCoin a base EUR ha assolutamente senso e potrebbe essere utilizzata non solo all’interno dei nostri confini ma anche per una serie di casi d’uso, dai trasferimento on chain ai pagamenti cripto native.

Ma è ancora più rilevante il pagamento cross border, per superare alcuni ambienti o modalità di pagamento e portare beneficio forte e tangibile alle aziende.

Alcune banche si stanno muovendo, penso ad esempio al progetto Qivalis che vede la partecipazione anche di realtà italiane. E penso che si guardi sia a casi d’uso tra privati sia alle transazioni B2B, specie crossborder.

AG. Abbiamo detto poco fa che l’euro digitale, per il cittadino, è gratuito. Infrastrutture e wallet, però, costano. Dove si trovano i ricavi?

PG. Questo è un tema caldo: non è ancora chiaro quale sarà il modello di remunerazione per gli attori in gioco e per i Payment Service Provider (PSP).

Una cosa è chiara: il P2P che offrirà il wallet all’utente, consumatore o merchant che sia, non sarà necessariamente chi detiene il conto corrente fa funding e defunding da euro a euro digitale.

Qui cominciano a esserci più parti in gioco, eventualmente anche soggetti non bancari, per distinguere tra P2P del wallet e P2P del conto. Visto che ancora non sappiamo come saranno gestite le modalità di remunerazione, dobbiamo capire che cosa succede a questi soggetti in termini di scambio commissionale, in un modello che arriva potenzialmente a coinvolgere sei parti. Andranno rivisti i modelli di business e quelli commissionali.

Possiamo anche ipotizzare logiche di potenza o disintermediazione delle banche stesse, con un Big digitale che offre un wallet utilizzabile nei propri ambienti di e-commerce o di fruizione di servizi. Oppure, una neobank che può creare delle esperienze di valore e a favore dell’adoption, con potenziali rischi di disintermediazione dei soggetti tradizionali.

AG. C’è una terza categoria di attori. In realtà, li troviamo coinvolti anche in alcuni progetti relativi alle StableCoin, perché le aziende giocano a questa partita su più tavoli. Sto parlando dei circuiti di pagamento domestici, che negli ultimi anni hanno rafforzato la collaborazione a livello europeo, superando la storica frammentazione del nostro mercato. Che iniziative stanno prendendo forma in Europa?

PG. L’Unione Europea è nata dalla convergenze di esigenze in termini di commercio, di scambio tra Stati sovrani, e poi anche degli strumenti di pagamento. In questi troviamo i circuiti domestici, come il nostro pagoBancomat, diversi strumenti account-to-account, o comunque legati al mondo del debito.

In un mercato europeo frammentato avevano tutti la stessa prerogativa, lo stesso approccio e lo stesso caso d’uso. E oggi, con l’instant payment, possono rilevarsi ancora più interessanti. E la loro vicinanza di obiettivi e modalità di gestione permette loro di interoperare.

Ci stanno provando i diversi consorzi e anche in questo caso è il wallet a fare da punto di convergenza e di interazione con il cliente.

Un percorso simile, se vuoi, all’euro digitale, ma partendo da prospettive diametralmente opposte. Qui c’è l’interoperabilità di una serie di iniziative frammentate. Mentre l’Euro digitale nasce come elemento collante, paneuropeo.

C’è perfettamente la possibilità che questa convergenza si avveri, senza scontrarsi con l’Euro digitale.

 

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