Parte il 10 novembre 2023 la prossima fase del progetto sull’euro digitale.
Si tratta della fase di preparazione del digital euro, della durata di due anni, e arriva in seguito alla conclusione della fase di istruttoria dedicata alla progettazione e alla distribuzione di un euro digitale.
Le banche addette alla distribuzione
Secondo la BCE, l’euro digitale deve essere ampiamente accessibile a cittadini e imprese e sarà distribuito da intermediari vigilati: ovvero le banche.
L’euro digitale sarebbe configurato, inoltre, come una forma digitale di contante, quindi potrebbe essere utilizzato per qualsiasi pagamento digitale nell’area euro: pagamenti da persona a persona (P2P), presso i punti vendita, nel commercio elettronico, per pagare le amministrazioni pubbliche.
E soprattutto funzionerebbe, come il contante, anche offline.
Quanto costerà?
Per quanto riguarda i costi, dovendo essere uno strumento ampiamente accessibile, l’euro digitale sarà gratuito per le funzionalità di base.
Se l’euro digitale è gratuito per gli individui, nelle funzionalità di base, uno schema di ripartizione dei costi è invece previsto per intermediari e commercianti, così da incentivare i primi a distribuire l’euro digitale e tutelare i commercianti da commissioni eccessive indicando dei limiti.
L’Eurosistema dovrebbe, dal suo canto, sostenere i costi legati alla gestione dello schema e all’esecuzione dei regolamenti.
Digitale ma anche su carta?
Per pagare con l’euro digitale, i cittadini potrebbero usare l’app e l’interfaccia online dei propri fornitori di servizi di pagamento, anche della propria banca, oppure un’app per l’euro digitale fornita direttamente dall’Eurosistema. Le strade sono ancora aperte.
Ciò che è certo, è che anche chi non ha un conto in banca, o dispositivi digitali, potrà pagare con l’euro digitale: ad esempio, utilizzando una carta fornita da un organismo pubblico. Gli uffici postali, ad esempio.
Si apre la possibilità anche di convertire euro digitali in contante e viceversa, utilizzando i classici sportelli automatici.
La privacy, come per il contante
L’Euro digitale dovrebbe assicurare inoltre il massimo livello di privacy. L’Eurosistema, quindi, non sarebbe in grado di accedere ai dati personali degli utenti, né di collegare le informazioni sui pagamenti ai singoli individui.
Insomma, un euro digitale dovrebbe offrire anche un livello di privacy paragonabile a quello del contante per i pagamenti offline.
L’infrastruttura proprietaria per scalare
Basato su un’infrastruttura propria, l’Euro digitale rafforzerebbe inoltre la resilienza del settore europeo dei pagamenti e offrirebbe una piattaforma sulla quale gli intermediari vigilati possono anche mettere a punto servizi paneuropei per i clienti.
La fase due
La prossima fase del progetto sull’euro digitale comporterà la definizione del manuale di norme per l’euro digitale e la selezione dei fornitori che potrebbero sviluppare la piattaforma e le infrastrutture necessarie.
In questa fase, saranno condotti test e sperimentazioni per realizzare un euro digitale che risponda alle esigenze sia dell’Eurosistema sia degli utenti, ad esempio in termini di facilità d’uso, privacy, inclusione finanziaria e impronta ambientale.
L’euro digitale sarà pronto?
Dopo due anni il Consiglio direttivo deciderà se passare alla fase successiva dei preparativi, creando le condizioni per una possibile emissione e introduzione di un euro digitale in futuro.
L’avvio della fase di preparazione non implica, sottolinea la BCE, una decisione in merito all’emissione di un euro digitale.
«Dopo due anni di studio, il progetto per l'euro digitale è pronto per entrare nella sua nuova fase di preparazione che durerà anch’essa due anni, a partire dal prossimo 1° Novembre. Il Digital Euro rappresenta una possibile rivoluzione nel mondo dei pagamenti e una prospettiva estremamente affascinante nel panorama finanziario europeo. Questa nuova incarnazione digitale della moneta, infatti, potrebbe presto affiancare le tradizionali banconote, offrendo ai cittadini europei un mezzo di scambio legale emesso direttamente dalla Banca Centrale Europea in formato completamente digitale», afferma Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano.
Una ricerca dell'Osservatorio Blockchain & Web3 realizzata insieme all'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano sulle “Central Bank Digital Currency” rivela come siano già molte le sperimentazioni da parte delle banche centrali di tutto il mondo: ad oggi 94 banche centrali (circa il 60% del totale) stanno studiando o sperimentando in questo campo e sono già 129 le iniziative locali avviate.
Ci sono già 5 progetti live, il 4% del totale (Bahamas, Cambogia, Caraibi, Jamaica, Nigeria), e il 46% delle iniziative è attualmente in una fase di sperimentazione. Mentre la Cina ha già avviato la sperimentazione su larga scala del suo Digital Yuan nel 2022, altre realtà, come proprio l’Europa, sono ancora in fase preliminare di analisi e sperimentazione.
«Ci avviciniamo sempre di più a una versione completamente digitale della nostra moneta – prosegue Portale. Dalla decisione della BCE emergono alcune risposte agli interrogativi di questi mesi: saranno stabiliti limiti massimi per la detenzione di euro digitali da parte dei privati; i Payment Service Providers si occuperanno di tutte le fasi delle operazioni di pagamento eccetto il settlement delle transazioni; l'Eurosistema affronterà i costi infrastrutturali, così come per i contanti, ma saranno previste inter-PSP e acquiring fee; la privacy completa sarà garantita solo per i pagamenti offline. E infine l'euro digitale verrà emesso su un registro proprietario gestito dall'Eurosistema».