Il RegTech è promettente, ma per il suo successo servono armonizzazione delle normative, la possibilità di sperimentare in innovation hub e sandbox, e un maggiore confronto (verrebbe da dire collaborazione) con il Regolatore e con le istituzioni finanziarie.
La pubblicazione del Report “EBA analysis of RegTech in the EU Financial Sector” ha giustamente attirato attenzione e condivisioni sui social media. Anche perché è, di fatto, un riconoscimento del potenziale ruolo del RegTech da parte dell’EBA. Ma il Report evidenzia anche alcuni fattori critici.
Le opportunità ci sono e sono innegabili. Il report parte dalla definizione di RegTech come tutte le applicazioni di innovazione tecnologica per rispondere ai requisiti normativi, di compliance e di reportistica utilizzate da una istituzione finanziaria regolata, con o senza l’assistenza di un fornitore esterno (definizione che riconosce la possibilità di uno sviluppo in-house di soluzioni RegTech: non si parla solo di nuovi player, insomma).
Ed EBA riconosce che sì, il RegTech potrebbe rendere la Compliance più efficiente all’interno della UE, migliorando il risk management, le attività di monitoraggio e analisi, riducendo gli errori umani legati – come noto – a molti processi ancora manuali. E il mondo RegTech, scrive EBA, sottolinea la propria capacità di affievolire l’impatto del continuo cambiamento normativo sulle attività delle banche, oltre ai già citati vantaggi in termini di efficienza.
I rischi non mancano
Tutto bene quindi? No, scrive EBA. Le soluzioni RegTech potrebbero esporre le istituzioni finanziarie a una serie di rischi che devono essere identificati, controllati e gestiti: dalla concentrazione alla business continuity, dalla sicurezza dei dati alla protezione dei clienti, dalla governance agli eventuali impatti reputazionali di incidenti o errori.
E, punto fondamentale, il RegTech potrebbe comportare nuovi rischi anche per Regolatore e Vigilanza. Come verificare l’affidabilità e l’efficacia delle soluzioni tecnologiche RegTech implementate dalle banche? E come supervisionare l’attività degli algoritmi sottostanti? È il noto problema della capacità di “spiegare” le decisioni dei modelli decisionali basati su intelligenza artificiale. L’EBA con aplomb istituzionale consiglia un “approccio equilibrato”: lavorate pure sull’innovazione per cogliere i benefici del RegTech, ma tenete d’occhio i rischi e siate pronti a gestirli.
Sfide per le istituzioni finanziarie e le RegTech
È particolarmente stimolante la tabella che riassume le sfide aperte per banche e istituzioni finanziarie da un lato e realtà RegTech dall’altro. Ve la riportiamo in inglese, dal documento originale:

Lato banca, nulla di nuovo ma sicuramente ci sono molti punti su cui riflettere. A parte la necessaria attenzione alla gestione dei dati e alla cybersicurezza, EBA evidenzia la necessità di garantire l’interoperabilità e l’integrazione tra le nuove soluzioni RegTech e i sistemi legacy in uso. Sorvolo sul tema dei costi per dedicare qualche parola alla mancanza di competenze interne alla banca: siete in grado di lavorare con delle realtà così innovative?
Guardate anche l’ultimo punto in tabella: i fornitori di soluzioni RegTech vengono percepiti come poco maturi: un tema che il RegTech conosce bene anche al di fuori dell’Unione Europea. Non è facile dimostrare alla banca di essere affidabili e in grado di rispettare tutti gli stringenti requisiti normativi. Su questo EBA può stare tranquilla: le banche hanno perfettamente chiaro il rischio.
Va sottolineato anche il tema della capacità dei fornitori RegTech di tenere il passo con l’evoluzione della normativa. Ne riparliamo tra un paio di paragrafi.
I principali ostacoli lato RegTech
Le sfide per le RegTech sono in parte speculari a quelle delle banche. L’attenzione ai dati e alla sicurezza, ma anche i cambiamenti nella regolamentazione nazionale e internazionale (ci torno a breve) e la difficoltà a dialogare con le banche, che potrebbero non avere le competenze per capire le soluzioni RegTech o per implementarle.
Ma la sfida che mi sembra più interessante è data dal filotto tra “costi di acquisizione”, “mancanza di armonizzazione nella regolamentazione” e “forte competizione da parte di altri fornitori”. In un contesto normativo in continua evoluzione, con clienti bancari molto prudenti nel valutare e adottare una soluzione e con molti potenziali competitor sul mercato, non sarà facile restare in pista e riuscire ad affermarsi.
La strada? Collaborazione e confronto
Il report di EBA sottolinea però che buona parte dei ritardi nello sviluppo del RegTech sono legati a fattori interni a banche e fornitori. Sono loro a dovere lavorare su temi come dati (tutto compreso: dalla qualità alla gestione, dalla sicurezza alle API), l’integrazione, l’interoperabilità e così via. Certo, serve maggiore armonizzazione della regolamentazione anche all’interno dell’Unione, ed è fondamentale coinvolgere Regolatore e Vigilanza in questo processo di evoluzione.
Ma, conclude EBA, serve anche lavorare insieme, con hub di innovazione e sandbox nazionali. Confrontarsi, scambiare esperienze e competenze, valutare come fare convergere le best practice accumulate da tutti gli attori coinvolti: istituzioni finanziarie, RegTech e Regolatore. Mai come nel RegTech l’open innovation sembra l’unica strada percorribile.