Qual è l’obiettivo della digital transformation: il cliente o i savings?

trasformazione digitale financial services
Franco Varano, FSI Hybrid Cloud Solutions Sales Specialist di Red Hat

La trasformazione digitale nel banking è meno veloce di quanto si desidererebbe. Almeno questa è la percezione di una parte del mercato.

«Ci sono diversi elementi che la frenano: i modelli organizzativi, il concetto di trasformazione spesso relegato solo ad alcune aree della banca, la cultura delle persone e, soprattutto, l’obiettivo per cui si intraprende questa trasformazione, ovvero la customer satisfaction oppure l’efficienza operativa con conseguente riduzione dei costi – racconta Franco Varano, FSI Hybrid Cloud Solutions Sales Specialist di Red Hat. La diatriba è aperta e porta con sé una certa incoerenza all’interno dei piani di trasformazione digitale del finance».

Definire i KPI, stabilire le responsabilità

La sfida, in questo percorso, è mettere quindi a fuoco i KPI di business, affinché siano univoci. E la necessità di avanzare con un nuovo modello organizzativo è già diffusa: «da tempo in banca – afferma Varano – hanno fatto il loro ingresso i Chief Digital Officer e gli Innovation Officer, proprio perché il finance ha compreso che il cambiamento digitale va portato avanti anche a livello organizzativo, affidando responsabilità chiare agli agenti del cambiamento, che sono a diretto riporto del CEO».

Le nuove competenze

Tuttavia, per gestire la trasformazione servono nuove competenze: i Piani Industriali delle banche puntano sulla necessità di aumentare e arricchire le competenze interne, «ma non ci sono le risorse – sottolinea Varano. Noi siamo molto sensibili al tema e ci facciamo promotori della diffusione della conoscenza “open”: organizziamo quindi training e attività di formazione con le università, così da offrire agli istituti finanziari gli strumenti per competere sul mercato, attraendo nuovi talenti».

Le banche e la caccia ai talenti

Tra le figure più ricercate compaiono i Cloud Architect, i Cloud Native Developer, i Data Scientist, etc.

«Vanno però attratti, competendo sul salario e creando un contesto aziendale attraente per loro, partendo banalmente dalla possibilità di lavorare in smart working – commenta Varano. Le banche sono già pronte a dare una nuova immagine di sé, lo fanno da anni sui social media, perché hanno compreso che la guerra dei talenti è una battaglia che va affrontata con nuovi strumenti».

Una nuova impronta culturale

È anche una battaglia generazionale quella che si sta svolgendo nel finance, che coinvolge quindi non solo l’immagine esterna ma anche il cambiamento delle persone interne all’azienda.

«La trasformazione digitale è anche culturale: oltre a comprendere le tecnologie, studiarle, etc., bisogna essere in grado di adottare un nuovo modo di lavorare e di fare le cose – continua Varano – e spesso è più facile trovare nuove risorse capaci di pensare in un modo nuovo al di fuori del mondo bancario».

Il cloud diventerà una commodity

Le banche dovrebbero essere abituate a guardare fuori casa: la trasformazione digitale ha preso il via per concorrere con le BigTech, e ha richiesto velocità, time-to-market e scalabilità.

«Le banche hanno quindi guardato alla agilità delle BigTech e compreso che è il modello architetturale a fare la differenza, ma restano frenate dai vincoli normativi: pensiamo alla DORA, che sta arrivando. L’hybrid cloud riesce a coniugare compliance e avanzamento tecnologico grazie a un modello multi cloud, che si coniuga con infrastrutture on premise, ed evita alle banche il rischio di restare legate a un unico fornitore. Tuttavia – conclude Varano –, la sfida tecnologica è molto più ampia degli aspetti architetturali: bisogna concentrarsi sui talenti, per creare servizi differenzianti per la clientela. Per questo il cloud, alla fine, diventerà probabilmente una commodity».

Parola ai numeri: la survey sulla digital transformation nei servizi finanziari

Secondo uno studio di Harvard Business Review, commissionato da Red Hat, sullo stato dell’arte della trasformazione digitale dei servizi finanziari, c’è una evidente discrepanza tra la percezione delle opportunità portate dalle nuove tecnologie e la loro effettiva implementazione. L’89% degli executive intervistati ritiene che le nuove tecnologie siano fondamentali per il successo della propria organizzazione, ma solo il 32% afferma che la modernizzazione del proprio IT è stata efficace.

L’ostacolo principale è la persistenza di un mindset rigido: l’86% dei rispondenti ritiene infatti che sia necessaria una giusta cultura aziendale per adottare e far funzionare efficacemente le nuove tecnologie, ma solo il 34% si ritiene soddisfatto delle iniziative aziendali portate avanti.

La soddisfazione dei clienti è il primo obiettivo che le organizzazioni finanziarie si pongono di raggiungere.

Per andare incontro a esigenze e trend che mutano sempre più velocemente, i principali investimenti tecnologici nel 2022 comprendono l’automazione dei processi aziendali (61%), AI e machine learning (48%), assistenti digitali/robot (39%) e automazione della gestione delle operazioni IT (33%).

Alla base, però, è necessaria la presenza di personale qualificato, una priorità solo per il 12% degli intervistati, e la definizione di una strategia cloud coerente.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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