Da miners a cybercriminali il passo è breve. Mentre diventa sempre più facile estrarre cryptovalute anche semplicemente con il PC di casa, crescono i casi di minatori che sfruttano illegalmente device di questo genere per arricchirsi ai danni delle vittime.
Il mining con hardware commodity
Lo racconta Max Heinemeyer, Director of Threat Hunting di Darktrace. Il bitcoin resta la criptovaluta più diffusa ma nell’ultimo anno le criptocurrency alternative, le cosiddette “Altcoin”, hanno vissuto un vero e proprio boom: “sono queste le monete che sempre più facilmente vengono estratte dai minatori anche con semplici hardware commodity, come appunto i laptop, gli smartphone o i desktop di casa”, spiega Heinemeyer. “Il cryptojacking (il controllo non autorizzato di dispostivi di questo genere per il mining) è diventato quindi molto popolare negli ultimi mesi, a maggior ragione perché difficilmente il proprietario di un dispositivo si accorge di essere stato hackerato, se non notando impennate improvvise nei livelli di utilizzo della CPU o della RAM“.
4 casi di cryptojacking
Max Heinemeyer elenca quattro casi molto comuni di cryptojacking:
1. Uso illegale di risorse aziendali
“Darktrace ha individuato una gamma di incidenti in cui i dipendenti installavano software di mining di criptovaluta su apparecchi aziendali per guadagno personale”, illustra il manager. “Non dovendo pagare l’energia elettrica utilizzata per far funzionare il dispositivo aziendale in ufficio, questi dipendenti trasformano l’elettricità del datore di lavoro in denaro disponendone per operazioni di mining“.
2. Mining guidato da Coinhive
“Coinhive è una tecnologia che permette ai proprietari di siti web di utilizzare la potenza di calcolo dei propri visitatori per fare mining di una piccola frazione di criptovaluta per se stessi. Gli utenti sperimenteranno un piccolo aumento nel consumo di risorse del computer mentre visitano il sito web. Alcuni siti sperimentano questo modello per creare nuove forme di profitto in alternativa alla pubblicità e ai banner“.
3. Malicious insider
”Un malicious insider ha compromesso il sito del proprio datore di lavoro per inserirvi uno script Coinhive. Questo poi ha fatto mining di Monero per ciascun visitatore del sito web del datore di lavoro per il guadagno personale del malicious insider”.
4. Malware tradizionale
“I cyber criminali cercano costantemente di migliorare il ritorno sugli investimenti delle proprie attività. Nel caso, ad esempio, non riescano a pagare il riscatto estorto in un attacco ransomware, installano un crypto-miner sui loro dispositivi per assicurarsi che l’attacco non sia completamente infruttuoso. Un’infezione potrebbe iniziare con una mail di phishing che contiene un documento con attivazione macro. Non appena un utente abilita la macro, il malware scarica uno stager senza file che vive nella memoria e non può essere rilevato dagli antivirus tradizionali”.
La valuta universale del mondo criminale
“Bitcoin e le sue alternative sono diventate rapidamente la valuta universale del mondo criminale”, conclude Max Heinemeyer. “Infatti, l’ex Chief Economist della World Bank, Joseph Stiglitz, ha affermato che l’intero valore dei Bitcoin risiede loro potenziale di elusione e nella mancanza di vigilanza. L’opinione di Stiglitz potrebbe essere esagerata, ma non ci sono dubbi che i cyber criminali hanno percepito una nuova opportunità di guadagno”.