CSE, la partita dei pagamenti digitali si gioca su wallet e AI

CSE: partita dei pagamenti digitali si gioca su wallet e AI
Massimiliano Palmieri, Responsabile Area Sistemi Informativi di CSE

I pagamenti digitali in Italia attraversano una fase di profonda trasformazione strutturale: il mercato nazionale, valutato oltre 16 miliardi di euro nel 2026, è proiettato verso un volume di 21 miliardi entro il 2031.

E questa dinamica è sostenuta da molteplici fattori convergenti: «l’accelerazione della migrazione verso strumenti cashless, l’evoluzione del quadro regolamentare europeo, la crescente interoperabilità delle infrastrutture di pagamento e l’ingresso di operatori nativamente digitali nel segmento acquiring – racconta Massimiliano Palmieri, Responsabile Area Sistemi Informativi di CSE. Il framework normativo continua poi a esercitare un ruolo determinante nell’orientare l’evoluzione del mercato. Se da un lato la PSD2 (Payment Services Directive 2) ha indubbiamente posto le fondamenta per l’open banking, la normativa IPR (Instant Payments Regulation) ha favorito la diffusione e l’adozione, da parte di un’ampia base di utilizzatori, dei bonifici istantanei, tanto nei privati quanto nelle imprese, portando notevoli efficientamenti ai processi di gestione della liquidità e anche ai modelli di riconciliazione».

Velocità, costo e integrazione: 3 elementi di attenzione per i merchant

L’ingresso di player nativamente digitali sta inoltre ridefinendo le aspettative degli esercenti, soprattutto in termini di velocità, costo e integrazione degli strumenti di pagamento.

«Oggi, i processi di attivazione sono semplificati e sfruttano la dematerializzazione dell’infrastruttura di accettazione dei pagamenti – osserva Palmieri. Inoltre, cresce l’attenzione al costo, con modelli tariffari competitivi spesso basati su commissioni flat più convenienti rispetto al classico schema delle carte, e i commercianti pongono maggiore attenzione anche sull’integrazione, favorendo l’embedding dei servizi di pagamento nelle piattaforme proprietarie attraverso API dedicate».

L’avanzata dei wallet. Non solo per pagare

In Europa, a differenza di altri mercati dove si è già imposta una singola soluzione tecnologica, il mondo dei portafogli digitali, ovvero i wallet, continua a essere alimentato da una vivace trasformazione, sostenuta dall’esigenza di garantire interoperabilità tra Paesi e tra valute diverse.

«La crescente diffusione dei Wallet è legata anche all’integrazione di funzionalità complementari, come i programmi di fidelizzazione, la capacità di fungere da sostituti dei titoli di viaggio per il trasporto pubblico, l’integrazione nativa con soluzioni di dilazione del pagamento (Buy Now Pay Later) e – aggiunge Palmieri –, in alcuni casi, anche dalla possibilità di operare come contenitore sicuro per documenti e credenziali».

L’interoperabilità e la sovranità europea

Per superare i limiti di operatività, spesso confinati su base nazionale, a fianco della piattaforma Wero, il wallet sviluppato nell’ambito dell’European Payments Initiative (EPI), la Banca Centrale Europea ha avviato la sperimentazione del progetto dell’Euro Digitale, con l’obiettivo di fornire ai 20 paesi membri dell’area Euro uno strumento a basso costo operativo, disponibile anche offline, con elevati standard di privacy grazie a tecnologie e infrastrutture completamente europee.

«La normativa e i progressi tecnologici stanno abilitando anche ulteriori strumenti di commercializzazione su larga scala, con settlement cross border e cross valuta: le criptovalute e le stablecoin – prosegue Palmieri. Esiste un legame sempre più stretto tra i wallet utilizzati per i pagamenti tradizionali e i portafogli digitali basati su tecnologie distribuite, destinati alla custodia e alla movimentazione di criptovalute e altri asset digitali, che affiancano alle caratteristiche sopra citate elevati livelli di privacy e sicurezza».

L’Agentic Commerce: un nuovo paradigma da non sottovalutare

Un elemento di novità in grado di sconvolgere gli attuali equilibri è sicuramente l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che sta progressivamente introducendo il paradigma dell’“Agentic Commerce”: ovvero, agenti AI capaci di gestire transazioni per conto di consumatori e imprese, con protocolli di autenticazione rafforzati per ridurre il rischio di frodi e sofisticati algoritmi per tracciare gli intenti in caso di dispute e controversie.

«Per gli operatori del settore come CSE, le implicazioni strategiche inducono la necessità di investire in architetture moderne e aperte (basate su API) per abilitare l’integrazione con ecosistemi terzi, presidiare le innovazioni in ambito DLT (Distributed Ledger Technology, tecnologie a registro distribuito) e asset digitali, oltre che rafforzare le capacità di prevenzione delle frodi in vista dell’espansione dell’agentic commerce. Infine, occorre presidiare i segmenti emergenti, come ad esempio il BNPL e i pagamenti contactless, prima del consolidamento competitivo. La partita dei pagamenti digitali in Italia resta effettivamente aperta – conclude Palmieri. Gli operatori che sapranno combinare solidità infrastrutturale, agilità tecnologica e capacità di innovazione nella proposizione di valore saranno nella posizione migliore per catturare le opportunità di un mercato in rapida evoluzione».

 

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Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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