IT Wallet, EUDI Wallet, SPID e CIE: a che punto siamo?

Consorzio Potential Digital Identity Wallet
Matteo Panfilo, Chief Solution Officer di Intesa (Kyndryl)

Lo scorso dicembre, la Commissione Europea ha dato il via libera al progetto del Consorzio POTENTIAL, alla cui realizzazione ha partecipato Intesa, a Kyndryl Company, per sviluppare l’European Digital Identity (EUDI) Wallet.

A maggio di quest'anno, invece, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale italiano ha annunciato la creazione dell’IT Wallet. Ma cosa sono questi due Wallet e come dialogheranno tra loro? Intesa (Kyndryl) ha provato a rispondere elaborando un’analisi per fare il punto sull’attuale situazione.

EUDI Wallet e IT Wallet: cosa sono e come funzioneranno?

L’EUDI Wallet fa parte dell’ultima revisione del regolamento eIDAS (electronic IDentification, Authentic and trust Services), il cosiddetto eIDAS 2.0. Nello specifico, l’obiettivo dell’EUDI Wallet è quello di aumentare l’interoperabilità tra gli Stati membri, attuando un processo di digitalizzazione di documenti di identità e altre certificazioni come per esempio la laurea, la patente, le certificazioni professionali e i certificati di firma.

L’IT Wallet consiste invece in un progetto interamente italiano che anticipa l’EUDI Wallet e prevede la possibilità di disporre della propria identità e dei propri certificati all’interno di contenitori predefiniti, come per esempio l’app IO di PagoPA. Questo nuovo Wallet potrebbe mettere in discussione le già molto utilizzate identità digitali italiane, lo SPID e la CIE, ripensando agli utilizzi e le funzionalità.

«Quello dell’EUDI Wallet è un progetto più ampio che coinvolge la Commissione Europea e ha una tabella di marcia ben definita con passaggi legislativi e formali, quindi inevitabilmente i tempi di realizzazione si allungano – commenta Matteo Panfilo, Chief Solution Officer di Intesa (Kyndryl). In questo momento siamo alla cosiddetta “fase di trilogo”, un momento di negoziato tra i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione. Nel frattempo sono stati selezionati i Consorzi internazionali, come il Consorzio POTENTIAL, di cui facciamo parte anche noi di Intesa, che lavoreranno ai progetti pilota di utilizzo dell’EUDI Wallet. Coinvolgendo così tanti governi e attori (pubblici e privati), ci sono dei significativi ostacoli tecnici e normativi da superare, oltre a dover creare un modello di business sostenibile per tutti e che preveda degli incentivi per i partecipanti».

Come si relazioneranno i due Wallet?

Come conferma Intesa, si tratta quindi di due progetti distinti, ma che si basano su concetti e tecnologie simili. La vera incognita, ad oggi, è come i due Wallet riusciranno a relazionarsi tra loro una volta operativi.

Secondo quanto previsto dal nuovo regolamento eIDAS, infatti, per inizializzare l’EUDI wallet, sarà richiesta un’identità digitale con LoA 3, oggi possibile per CIE ma non per SPID.

Tuttavia, nonostante il numero delle CIE in circolazione abbia superato quello degli SPID, è sempre quest’ultimo a essere maggiormente utilizzato in Italia, con oltre 30 milioni di utenti effettivamente attivi rispetto ai poco meno di 1 milione per la CIE.

Un passaggio delicato

«Nonostante lo SPID sia ancora oggi il sistema di identità digitale più utilizzato nel nostro Paese – continua Matteo Panfilo. La sua diffusione è strettamente legata agli identity provider privati ed essendo gran parte del mercato composto da operatori pubblici, il suo modello di business è a difficilmente sostenibile. Questo non significa che SPID sia destinato a sparire o a essere sostituito dalla CIE, ma è innegabile che in Italia si stia comunque puntando molto su CIE per il futuro, motivo per cui anche Intesa ha scelto di essere tra i primi Service Provider privati Italiani».

«L’introduzione e la diffusione dell’EUDI Wallet sarà sicuramente un passaggio delicato e importante per tutta l’UE – conclude Giuseppe Mariani, General Manager di Intesa (Kyndryl). Ci auguriamo che l’introduzione dell’IT Wallet non incida sul modello di business degli attuali operatori del settore e non contribuisca a frammentare ulteriormente l’ecosistema disperdendo l’abitudine dei cittadini a questi sistemi. Come Intesa, nel breve periodo continueremo a investire su SPID, che, ancora, continua ad essere l’identità digitale più utilizzata. Il nostro obiettivo è infatti quello di far sì che i nostri clienti dispongano di servizi semplici e aggiornati sulla normativa e speriamo che il progetto dell’IT Wallet tenga conto degli investimenti già fatti, sia da noi come “partecipanti attivi” dell’ecosistema sia dalle aziende per avvicinarsi alla realtà degli utenti finali. Sono convinto che sia nostro compito far presente l’interesse di chi in SPID e CIE ci ha creduto al punto da volerle come sistema di identificazione e autenticazione».

 

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