I servizi di pagamento sono stati il punto di ingresso del Fintech nel perimetro tradizionale dei servizi bancari ed è sicuramente questo l'ambito in cui negli ultimi anni abbiamo visto più iniziative e più trasformazioni.
Abbiamo realizzato un episodio del podcast #define banking su come stanno cambiando le abitudini di pagamento dei giovanissimi.
Lo facciamo con un ospite che ritorna dopo parecchio tempo, Paolo Gatelli, Senior Reseach Manager del CeTIF.
AG. Paolo: avete svolto un’indagine su un campione di studenti per capire come pagano gli under 25, per capire se la demografia spingerà nuove abitudini di pagamento. Che cosa è emerso?
PG. Spesso nelle attività che svolgiamo noi come centro di ricerca, ma anche in quello che vediamo succedere all'interno di convegni e seminari, ci si domanda quanto l'età anagrafica possa condizionare l’uso del digitale, in questo caso nei pagamenti.
Si è spesso giunti alla conclusione che l’età anagrafica è anelastica: abbiamo ultracinquantenni che usano disinvoltamente i wallet mobile, ad esempio.
Quello che abbiamo provato a capire meglio, in questo caso, è se una generazione che nasce con un certo tipo di approccio allo smartphone ha una predisposizione, anche una gestualità, differente rispetto ad altre classi anagrafiche.
Abbiamo chiesto a un campione molto nutrito di under 25 come usano gli strumenti di pagamento. Incominciando da una mappatura di quelli di cui dispongono: le carte di debito, di credito, prepagate, ma anche le app di pagamento mobile, i wallet etc.
L’indagine si è soffermata sia sugli usi attuali sia su quelli da loro attesi al 2026. Includendo anche strumenti come le criptovalute. Oppure l’Euro digitale, attualmente non così conosciuto o percepito, banalmente perché non esiste ancora.
AG. Dallo studio emerge anche una specializzazione dei diversi strumenti di pagamento. Che cosa significa e che conseguenze ha?
PG. Innanzitutto dobbiamo precisare che l’offline e l’online, soprattutto per questa fascia di età, sono due mondi completamente differenti, anche nella frequenza di utilizzo degli strumenti di pagamento.
Online, la prepagata supera ampiamente la carta di credito e le app di pagamento, così come i wallet (compreso PayPal) la fanno da padrone.
Nell’offline, invece, vengono usati anche strumenti più tradizionali, come carte di debito e di credito.
Se guardiamo le percentuali di pagamento mobile, quindi tramite smartphone, si arriva a quasi il 48% dell’attività sul POS fisico sommando tutte le modalità, dalle app alle carte virtualizzate.
Questo è forse uno degli elementi interessanti da sondare. Lo smartphone non è lo strumento preferito, ma ha una casistica di uso molto ampia.
E qui arriviamo alla specializzazione. Nella “testa” degli under 25, ogni strumento è in qualche modo elettivo per una certa categoria di spesa, oppure per un certo importo.
Ad esempio, per comprare abbigliamento o profumi si usa la carta di credito, affiancata dalla carta prepagata. Mentre invece i pagamenti ripetuti e di basso importi, diciamo di routine, vengono effettuati con lo smartphone e app come Satispay.
C’è un legame tra importo e strumento di pagamento preferito.
E va sottolineato che in ottica prospettica, il nostro campione nel 2026 si aspetta di usare ancora di più le app di pagamento, sia online sia offline.
I pagatori adulti, i tipici clienti bancari, continuano a vedere la carta fisica come strumento primario. Il contactless si è imposto come gesto, sì, però sopravvivono comportamenti come la consegna della carta al cassiere, che anziché strisciarla la appoggia al POS.
Per un under 25, cresciuto con lo smartphone, la naturalezza del gesto del “tap” è associata al dispositivo, non più alla carta. Perciò non stupisce che questa venga virtualizzata e digitalizzata.
AG. Hai citato poco fa la carta prepagata, uno strumento storicamente fortissimo in Italia. Con questa parola intendiamo ancora la tradizionale prepagata, per capirci quella che ricaricavi al tabaccaio in contanti, oppure l’offerta delle neobanche sta gradualmente sostituendo la “vecchia” prepagata?
PG. In Italia abbiamo un parco significativo di carte prepagate, già dai tempi del lancio della prima Postepay. È ancora uno strumento diffusissimo e che è evoluto come prodotto, con l’introduzione della carta con IBAN, che poteva quindi ricevere bonifici.
La prepagata si è così affiancata al conto corrente e questo ha creato un effetto importante: magari non si è aperto un conto corrente vero e proprio, optando invece per una carta-conto.
In una certa fascia di età, ce lo dicono i dati delle banche, la carta IBAN ha in effetti cannibalizzato l’apertura dei conti veri e propri. E questo ha evidenziato la comodità d’uso di questo strumento, almeno per i soggetti più giovani che hanno esigenze finanziarie di base.
Però, di fatto, lo strumento di ingresso nel mondo bancario non è più il conto corrente, ma appunto la carta IBAN.
AG. Quando si parla di abitudini di acquisto di Gen Z e Millennials si cita spesso il Buy Now Pay Later. Avete indagato l’uso di questo strumento da parte del vostro campione?
PG. Abbiamo investigato l’uso del BNPL e la conoscenza di brand come Klarna o Scalapay, che sono molto rilevanti per numero di download.
Quello che emerge è che non si può considerare il Buy Now Pay Later esclusivamente come forma di dilazione. È anzi visto come un’alternativa interessante nel gestire il budget personale o la frequenza dei pagamenti.
Fornisce flessibilità, non tanto per l’importo della singola spesa ma nella gestione generale dei propri fondi.
Lo sottolineo perché nel guardare agli under 25 forse si sottovaluta la loro capacità di valutare in uno scenario di medio termine le loro finanze.
A volte c’è un atteggiamento autoreferenziale tra i provider di servizi finanziari: si immagina che un determinato target userà uno strumento per un dato scopo, e invece poi si scopre che il cliente è più sofisticato nelle sue strategie.
AG. Oggi il mobile wallet, inteso come strumento che virtualizza le carte sul cellulare, è particolarmente forte nel mobile commerce. È abbastanza comprensibile, visto che migliora moltissimo l’esperienza di checkout da smartphone. In negozio, invece, la carta resiste. Riprendiamo i dati che hai fornito poco fa: possiamo aspettarci che lo smartphone rimpiazzi la carta, incominciando dagli under 25?
PG. I dati, oggi, mettono la app di pagamento mobile, sommando online e offline, dietro le carte di debito.
Come anticipavo prima in un’ottica di sistema, prendendo in considerazione separatamente offline e online, abbiamo già delle dinamiche di uso interessante.
Nell’offline abbiamo oltre il 43% di under 25 che ne fa uso. Le carte prepagate sono al 60% e quelle di debito al 70%, ma da qui al 2026 potremmo vedere un forte incremento, almeno secondo le previsioni di uso degli utenti.
Si potrebbe arrivare quasi al 70% di utilizzo. Tra chi oggi ha meno di 25 anni, ovviamente, e non nella popolazione in generale.