Servono norme e vigilanza per le central bank digital currency. Secondo Adriano Gerardelli, responsabile Financial Services di Minsait in Italia, «la fase di crisi che il mondo delle criptovalute sta attraversando, dal crollo dell’ecosistema Terra al “bear market”, ha riportato l’attenzione sulla necessità da parte delle banche centrali di emettere strumenti finanziari digitali, ma sottoposti a norme e vigilanza, che possano andare a inserirsi in questo settore in continua ascesa».
Il crollo delle crypto
Secondo un’analisi della società finanziaria Morningstar, infatti, nel 2021 il valore di mercato complessivo delle criptovalute è passato da 965 miliardi di dollari a 2.6 trilioni. Oggi la capitalizzazione, stando ai dati condivisi da CoinMarketCap, si aggira intorno 900 miliardi di dollari.
Il calo è notevole ed è causato da due fattori, come ci spiega Gerardelli: «la fase ciclica ribassista e pessimista del mercato nella quale ci troviamo, il cosiddetto "bear market", nel quale si registra una diminuzione delle attività finanziarie, e il crollo dell'ecosistema Terra in seguito al depeg (scostamento dal valore di 1$) della stablecoin algoritmica UST, che ha causato il crollo a zero di un progetto da decine di miliardi di dollari, gettando sfiducia su tutto il settore della finanza decentralizzata e, più in generale, sulle criptovalute».
È necessario, in questo scenario, un intervento normativo che agisca su più fronti:
- regolamentando gli operatori del settore (e questo già avviene in Italia grazie al Registro degli Agenti e Mediatori – OAM – al quale aderiscono le società attive nello scambio di criptovalute);
- definendo un chiaro quadro normativo sulla dichiarazione e tassazione di questi asset digitali (criptovalute ma anche NFT);
- introducendo asset finanziari digitali sottoposti a norme di vigilanza, ovvero le criptovalute sovrane (Central bank digital currencies - CBDC).
L’euro digitale nel 2026?
La BCE non si è dimenticata dell’euro digitale. Ne ha infatti parlato recentemente Fabio Panetta, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, sottolineando come una Central Bank Digital Currency (CBDC) emessa dalla BCE, e complementare alla moneta tradizionale, sia sicura e priva di rischi di liquidità, e di come questa possa diventare una realtà entro il 2026.
«In questa fase le istituzioni stanno ancora attraversando un periodo di studio e progettazione, ma questa rappresenta una fase cruciale – afferma Gerardelli. Si tratta del momento decisivo che determinerà quale sarà il volto dell'euro digitale, su quale tecnologia sarà basato e come sarà integrato nella vita di tutti i giorni. Le CBDC, infatti, rappresentano una tendenza inevitabile, sono destinate a diffondersi su scala globale, a rivoluzionare il modo di fare pagamenti e, probabilmente, di intendere il denaro».
Le 4 sfide per le criptovalute sovrane
Ci sono quattro sfide chiave, secondo Minsait, per lo sviluppo delle criptovalute sovrane:
- scalabilità delle infrastrutture necessarie alle valute digitali;
- capacità tecnologica di gestire un numero ingente di transazioni in tempi ridotti;
- resilienza ad attacchi informatici e disastri naturali;
- sostenibilità energetica.
«Per affrontare con successo queste sfide – spiega Gerardelli – sarà necessaria la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo e nell'implementazione delle Central Bank Digital Currencies: i regolatori, il settore finanziario e le aziende tecnologiche».
Chi vincerà?
Bisogna inoltre fare attenzione ad alcuni aspetti critici ai quali le valute digitali centrali possono andare incontro. Non tutte le CBDC avranno lo stesso successo e grado di adozione, ci saranno valute digitali più utilizzate. «Fattori tecnologici come semplicità di utilizzo, velocità, fees per le transazioni, sicurezza, privacy, sostenibilità energetica, numero di “token” disponibili, tra gli altri, saranno fondamentali nel decretare quali CBDC avranno la meglio rispetto alle altre», conclude Gerardelli.