Competenze ibride e valore umano sono alla base del banking digitale

Cabel. Competenze ibride e valore umano
Roberta Federighi, Manager Area Risorse Umane di Cabel Industry S.p.A.

Lavorare al fianco delle banche non significa più, semplicemente, scrivere codice. La relazione con il cliente resta il pilastro dell’attività creditizia, ma oggi si abilita attraverso tecnologie nuove e un’offerta di prodotti e servizi sempre più ampia.

È un cambio di paradigma che ridisegna le competenze richieste e il modo di attrarre e trattenere le persone. I profili che tengono insieme cultura tecnologica e conoscenza della banca sono preziosi, e il mercato del lavoro se li contende a tutti i livelli. In una corsa in cui retribuzioni e strumenti tendono ad assomigliarsi, a fare la differenza resta un terreno meno prevedibile: il valore umano.

Profili ibridi per un mestiere che cambia

Lo conferma il percorso di Cabel Industry, nata come software house per il mondo bancario e oggi fornitore di servizi a tutto tondo per gli istituti.

«Non basta più produrre piattaforme performanti – spiega Roberta Federighi, Manager Area Risorse Umane di Cabel Industry S.p.A. Occorre governare i processi operativi, presidiare compliance, risk management e sicurezza dei dati, accompagnare le scelte strategiche».

Il profilo richiesto diventa trasversale: figure capaci di tradurre le esigenze di business e di relazione delle banche in soluzioni tecnologiche solide. Ed è qui che si apre il divario più frequente, tra competenza tecnica e capacità di leggere il contesto. Una lacuna che pesa già in fase di selezione: nei colloqui, accanto alle prove tecniche, si misura l’attitudine all’ascolto e al lavoro condiviso.

La crescita come argine all’obsolescenza

A spingere è anche l’intelligenza artificiale. L’automazione sta comprimendo i ruoli ripetitivi e trasformando molte mansioni standardizzate: una ragione in più, secondo Federighi, per fare dell’aggiornamento continuo una priorità.

«In Cabel la crescita passa dall’affiancamento sul campo e dal reverse mentoring, lo scambio di competenze in cui i giovani nativi digitali e i colleghi senior si contaminano a vicenda – racconta la Manager. Non un semplice upskilling tecnico, ma un investimento che mette al riparo le persone dall’obsolescenza e l’azienda dalla perdita di know-how».

Il valore di stare insieme

Sul fronte della retention, la leva non è soltanto il singolo benefit. «Le persone restano dove si sentono parte di qualcosa: il lavoro di squadra, per noi, non è un metodo organizzativo, è ciò che trattiene le competenze migliori – sottolinea Federighi. Di qui un modello ibrido che, accanto alla flessibilità, valorizza gli spazi fisici dell’azienda: è nel confronto diretto, più che davanti a uno schermo, che nascono fiducia, appartenenza e idee. Perché più la tecnologia diventa una commodity per tutti, più conta ciò che la macchina non sa replicare: l’empatia verso il cliente e l’intesa tra colleghi che eleva il lavoro di tutti».

Una strategia, non una nostalgia

La sfida delle Risorse Umane, nel banking come nel suo indotto tecnologico, non si vince inseguendo la sola tecnologia. L’IA sta ridisegnando i confini del lavoro, ma non standardizzerà l’intuizione, né la fiducia che si costruisce lavorando gomito a gomito.

«La tecnologia resta il cuore del mestiere. A farle fare il salto è lo spirito di squadra, perché le crescite più importanti non nascono dal singolo che eccelle, ma dal gruppo che ragiona insieme. Ecco perché, per Cabel, investire sulle persone non è un richiamo al passato: è la forma più lungimirante di retention – conclude Federighi –, quella che fa della squadra il capitale da proteggere per governare insieme il cambiamento».

 

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Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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