Useremo la blockchain per certificare la sostenibilità dei prodotti industriali?
Di fronte alla sempre maggiore importanza dei criteri ESG per qualificarsi come fornitori e, prospetticamente, per ottenere credito a migliori condizioni, interi settori si interrogano su come certificare l’impronta ecologica (e non solo) dei loro prodotti.
E la blockchain potrebbe dare una mano, come emerso al primo incontro di avvicinamento all’evento Blockchain Revolution Summit, in programma il 4 e 5 maggio a Bolzano.
L’ESG per competere
Imprese di ogni dimensione si stanno confrontando, in questi mesi, con la compilazione di questionari di auto-valutazione, con la consapevolezza che in futuro lo “score ESG” diventerà uno dei fattori competitivi sul mercato.
Diventa allora cruciale trovare una formula per fornire dati affidabili, trasparenti e dimostrabili… possibilmente in modo economicamente efficiente.
Il potenziale dei macchinari connessi
Ed è qui che entra in ballo la blockchain, specie nel settore industriale. Sono già stati svolti, ad esempio, alcuni test utilizzando macchine industriali con una sensoristica avanzata, connesse alla rete in piena sicurezza cyber.
Queste macchine comunicavano una serie di informazioni sul loro funzionamento, ottimizzando la loro stessa manutenzione: l’utilizzo di algoritmi predittivi permette, infatti, di calcolare il rischio di un guasto o di stimare quando è necessario sostituire un componente.
Si potrebbe addirittura ipotizzare un modello di noleggio a consumo dei macchinari, in cui l’azienda paga solo per il loro effettivo uso.
Calcolare l’impronta ecologica di ogni semi-lavorato
Ma, soprattutto, i dati di queste macchine permettono di definirne una serie di parametri ESG, come il consumo di energia e le eventuali emissioni di gas serra, oppure la produzione di scarti industriali.
Questi dati possono essere resi disponibili via web a tutti gli stakeholder e venire utilizzati per calcolare l’impronta ecologica non solo di ogni macchina, ma anche di ogni semi-lavorato e, successivamente, di ogni prodotto dell’azienda.
E di ogni prodotto
L’estensione della medesima logica a tutte le fasi di produzione, dalla certificazione delle materie prime alla distribuzione logistica fino al consumatore finale, potrebbe rispondere alla domanda di tracciabilità, oggi molto forte sul mercato.
Fornendo per ogni prodotto un “passaporto digitale” che ne garantisce l’origine, ad esempio, ma anche il basso impatto ambientale.
Evolvere verso il modello 4.0
Per arrivare a questo obiettivo, l’industria dovrà però completare quel salto in avanti verso il modello “4.0”, abbracciando il modello dell’internet delle cose e disponendo, lungo l’intera filiera, di una serie di fonti di dati decentralizzate, gli “oracoli”, che alimenteranno la blockchain e gli algoritmi di analisi.
Servono investimenti e impegno, insomma, per superare i questionari di autovalutazione.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.