Collegare green bond e mercato dei carbon credits si può. Con blockchain e smart contract

blockchain crediti carbonio

Migliorare la visibilità e la trasparenza dei greenbond, combattendo il green washing e portando un effettivo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico.

Sono stati pubblicati i risultati della fase 2.0 del Project Genesis, iniziativa del BIS Innovation Hub Hong Kong e della Hong Kong Monetary Authority (supportati da consorzi di aziende privati) che si basa su smart contract e blockchain.

I risultati della fase 1

Nel 2021 si era già completato con successo il Project Genesis 1.0, che aveva realizzato un POC per la tokenizzazione dei green bond governativi retail, su blockchain sia pubblica sia permissioned, per ridurre le inefficienze nell’emissione dei bond, nella misurazione del loro impatto green e per migliorare la trasparenza e la liquidità nei mercati secondari.

Con la 2.0 si combatte il green washing

Ancora più ambizioso l’obiettivo del Project Genesis 2.0: migliorare la trasparenza, l’integrità e l’obiettività del mercato dei green bond, arrivando di fatto a integrarlo con quello dei crediti di carbonio (Carbon Credit).

L’idea è "collegare" al green bond anche un "Mitigation Outcome Interest" (MOI), cioè uno strumento capace di misurare e quantificare "l’indebitamento green" dell’emittente verso gli investitori. Questo MOI sarà ripagato in futuro usando delle Mitigation Outcome Units (MOU), letteralmente delle "unità di risultato di mitigazione", e che possiamo assimilare a un sistema (verificato, standard e internazionalmente riconosciuto) di misurazione dei cosiddetti carbon credits.

Questa nuova forma di green bond può così fornire una rendicontazione puntuale dell’impatto ambientale positivo delle attività finanziate (vedremo a breve come si svolge la misurazione) e il loro allineamento agli obiettivi di Parigi.

E proprio la trasformazione da MOI (quindi, da un impegno formale) a MOU (un impatto misurabile) è una novità fondamentale, perché consente il collegamento di fatto del mercato dei green bond con quello dei carbon credit. Quest’ultimo, anziché premiare ex post i progetti green, potrebbe invece favorirli ex ante, creando un flusso futuro di MOU, cioè di crediti di carbonio.

I due prototipi

Il Project Genesis 2.0 ha coinvolto, oltre al BIS Innovation Hub Hong Kong Centre, e alla Hong Kong Monetary Authority, anche lo UN Climate Change Global Innovation Hub. E, soprattutto, due consorzi privati: nel primo troviamo Goldman Sachs, Allinfra, Digital Asset; nel secondo InterOpera, Krungthai Bank, Samwoo e Sungshin Cement.

Ciascun consorzio ha lavorato a un prototipo: entrambi si basano su blockchain, smart contract e tecnologie IoT per misurare e trasferire i MOI connessi al green bond. Offrendo agli investitori una trasparenza in real time sull’impatto ambientale del bond e migliorando l’efficienza nel trading del MOI.

Tra l’altro, la blockchain si è dimostrata anche una possibile soluzione al tema del doppio conteggio dei carbon credit, che pure non era tra gli obiettivi della sperimentazione.

Il primo prototipo, sviluppato con Goldman Sachs, Allinfra e Digital Asset, ha riguardato una soluzione simulata per un processo digitale end-to-end per la finanza green: una piattaforma blockchain traccia e trasferisce i MOI oltre a tokenizzare l’emissione del green bond.

La consegna delle obbligazioni e dei MOI avviene mediante smart contract, mentre i dati sull’impatto ambientale delle attività finanziate sono frutto delle misurazioni raccolte da tecnologie IoT.

Il secondo prototipo, sviluppato con il consorzio tra InterOpera, Krungthai Bank, Samwoo e Sunshin Cement, è costruito su una catena interoperabile, progettata per essere parte di un ecosistema più ampio. La combinazione di blockchain, smart contract e tecnologie API permette di tracciare e trasferire i MOI lungo l’intero ciclo di vita del green bond.

L’importanza dei green bond

Come noto, la decarbonizzazione dell’economia è necessaria al raggiungimento degli obiettivi climatici fissati dagli accordi di Parigi, che vogliono ridurre a 1,5°C l’aumento della temperatura media terreste, grazie al quasi dimezzamento delle emissioni entro il 2030.

L’investimento necessario è stimato in 3.000 miliardi di dollari entro la fine di questo decennio e i green bond sono tra gli strumenti più promettenti sul mercato. L’emissione globale di green bond è cresciuta del 75% nel 2021, superando il valore di 500 miliardi di dollari.

Il valore della “climate finance”, la finanza a impatto climatico positivo è stimato a 630 miliardi di dollari annui: siamo ben lontani dai 3.000 miliardi di dollari di investimenti necessari.

Ma mancano standard per misurare gli effetti

A questo problema “quantitativo” si somma poi una questione qualitativa: come misurare in modo univoco la riduzione di emissioni di carbonio di ogni progetto finanziato? E come essere certi che i crediti di carbonio non siano contati più volte?

L’utilizzo di blockchain e smart contract potrebbe contribuire ad affrontare il problema, anche se resta il problema della manipolazione dei dati in ingresso. Affidarsi all’internet delle cose è certamente un modo per raccogliere dati direttamente sul campo, ma occorre anche garantire che i dati caricati sulla blockchain siano, all’origine, corretti.

 

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