Antiriciclaggio: le sfide del futuro si giocano con la tecnologia

antiriciclaggio le sfide del futuro

Il riciclaggio di denaro è un fenomeno del tutto particolare. In primis, perché si tratta non solo di un reato in sé, ma anche di uno strumento funzionale ad altre attività criminali e al finanziamento del terrorismo. E poi perché per sua stessa natura ha bisogno di nascondersi, di evolvere costantemente per sfuggire ai controlli.

Un mimetismo che rende difficile anche stimarne le dimensioni. Secondo lo United Nations Office on Drugs and Crime, il valore del denaro riciclato ogni anno oscilla tra il 2% e il 5% del PIL globale. Ma spulciando tra i diversi report, si trovano stime assai diverse, al rialzo e al ribasso.

Una sfida Europea

Numeri che spiegano la grande attenzione che l’Unione Europea ha dedicato il tema. La prima direttiva è del 1991 ed è stata aggiornata regolarmente nel tempo, proprio per seguire l’evoluzione delle strategie criminali. Ma la necessità di un’implementazione a livello nazionale ha avuto come conseguenza una frammentazione delle strategie di prevenzione e contrasto, con un coordinamento non sempre ottimale tra i diversi Paesi.

La creazione di un’Autorità comunitaria per l’AML mira proprio a rendere più efficiente ed efficace l’azione dell’Unione Europea. E le sfide non mancano.

La partita del PNRR

A giugno 2022, ad esempio, i dati diffusi dalla UIF hanno confermato una crescita delle segnalazioni per operazioni finanziarie opache, che nel 2021 hanno superato le 139mila unità. Soprattutto, nello scorso anno sono emersi i primi tentativi della criminalità di infiltrarsi nella gestione del PNRR. D’altronde, le misure straordinarie varate durante la pandemia hanno già attirato il crimine finanziario, con 459 segnalazioni relative a cessioni di crediti d’imposta fittizi, soprattutto per i bonus edilizi. Sulla destinazione dei fondi del PNRR, quindi, ci si attende uno sforzo straordinario per aumentare la vigilanza.

Le crypto sono il nuovo contante?

Un tema ampiamente discusso a livello internazionale è invece come ricondurre le criptovalute all’interno di misure di contrasto del riciclaggio del denaro. In questo caso, il dibattito risente delle opinioni polarizzate, in qualche caso vicine alla tifoseria, su un tema divisivo come le criptovalute.

Può uno strumento che permette un semi-anonimato essere automaticamente associato ad attività criminali? Oppure, visto che la blockchain tiene traccia di tutto, il problema è semmai regolare l’accesso alle criptovalute, imponendo misure KYC stringenti a chi offre questi servizi a consumatori e imprese?

Il dibattito sul ruolo delle criptovalute come strumento per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo ricorda francamente le analoghe discussioni sul ruolo del contante. Su cui è tornato un recente Research Paper di Banca d’Italia, “The bonfire of banknotes” (Il falò del contante), che ha riscontrato che no, non esiste una dimostrazione così lampante e inattaccabile del legame tra attività criminali e uso del contante. Persino le dimostrazioni econometriche più solide sono accompagnate da un elenco di caveat.

Non solo cash

Non si tratta di un’assoluzione tout court del contante, al punto che lo stesso Paper evidenzia un legame più evidente tra diffusione del cash ed evasione fiscale. Ma del prendere atto che l’enorme mole di denaro movimentata dalla criminalità internazionale non si muove esclusivamente in banconote, ma grazie a sofisticati stratagemmi utilizza moltissimi strumenti per godere dei propri profitti. Per questo la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo si sta dotando di strumenti tecnologici, in primis l’intelligenza artificiale, per essere all’altezza della sfida.

Un’attività basata sui dati

Le attività di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo si basano infatti sull’analisi di una enorme quantità di dati, per individuare transazioni e modelli sospetti. Un lavoro in gran parte svolto manualmente, nelle realtà tradizionali così come in molte Fintech, ma che per le sue caratteristiche si addice perfettamente a essere affidato all’intelligenza artificiale.

Nel radar delle banche

Il rapporto ABI Lab 2022 conferma che le banche italiane stanno lavorando proprio sull’applicazione dell’intelligenza artificiale e del machine learning all’AML e al KYC, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo la manualità, abbattere i falsi positivi e concentrare l’attività delle risorse umane sui casi che meritano effettivamente attenzione.

Scovare nuovi modelli sospetti

L’AI offre anche un secondo vantaggio: l’enorme potenza computazionale permette di elaborare moli immense di dati in tempi ridotti, andando a individuare anche pattern sospetti che sfuggono invece all’intelligenza umana. E questo significa avere un’arma in più per rispondere all’indubbia e costante evoluzione delle strategie criminali.

Le indicazioni della FATF

Anche la Financial Action Task Force (FATF) ha pubblicato alcuni documenti sulle opportunità e le sfide delle nuove tecnologie in ambito AML. Le principali applicazioni sono proprio legate a quegli ambiti in cui l’intelligenza artificiale può fare meglio (e prima) di quella umana: individuare modelli, fare previsioni, formulare raccomandazioni, prendere decisioni.

Il potenziale del machine learning

È in particolare il machine learning ad attirare l’attenzione della Taskforce. Perché la possibilità che una macchina impari autonomamente dai dati, con un intervento umano più o meno limitato, rappresenta un salto in avanti fondamentale: perché non solo anomalie ed eccezioni verrebbero intercettate più rapidamente, ma a ogni successo (o insuccesso) la macchina migliora la qualità della propria analisi. E le applicazioni spaziano dalle fasi di onboarding, per identificare il cliente, al monitoraggio delle transazioni, fino all’implementazione degli aggiornamenti normativi e al reporting.

Il RegTech scalda i motori

Ovviamente, il mondo fintech sta guardando con grande attenzione a questa ondata di innovazione in ambito AML. Stanno nascendo realtà specializzate, che rientrano nell’ambito del cosiddetto RegTech, che si propongono di “rivoluzionare” i processi AML e KYC all’interno delle aziende, grazie soprattutto all’intelligenza artificiale. La potenza computazionale di questi sistemi, però, permette anche di estendere l’analisi a nuovi ambiti. Ad esempio, prendendo in considerazione il legame tra crimine finanziario e crimine informatico: immaginiamo, ad esempio, di potere analizzare rapidamente l’elenco degli account violati e in vendita sul dark web, per verificare le generalità fornite da un nuovo cliente in fase di onboarding che sono “sul mercato”.

E le neobanche adeguano i sistemi

Ma c’è anche un altro fronte che vede il mondo fintech confrontarsi con l’AML. Ed è il rispetto della normativa da parte dei nuovi player digitali. Che sono stati protagonisti di sanzioni e misure straordinarie, in passato, in diversi paesi. Neobanche e realtà digitali hanno fatto dell’esperienza cliente, e della rapidità, uno dei loro punti di forza. E con la crescita dei volumi e delle transazioni, l’inadeguatezza dei modelli manuali “tradizionali” è diventata evidente. Anche da qui nasce la spinta verso una nuova generazione di soluzioni antiriciclaggio e KYC.

Tanti modelli di collaborazione

Come in ogni altro ambito del fintech, però, i confini tra realtà incumbent e nuovi entranti sono decisamente sfumati. Abbiamo molti casi di collaborazione tra neobanche e RegTech, ma anche di banche tradizionali che iniziano a lavorare con realtà innovative, anche se le startup faticano notoriamente a conquistarsi la fiducia del mercato in ambiti strategici e delicati come la compliance e la gestione del rischio. Per questo riteniamo particolarmente interessanti le sinergie tra startup RegTech e fornitori storici di soluzioni tecnologiche per il mondo finanziario: sta a questi ultimi restare al passo con la tecnologia, facendo scouting delle migliori innovazioni sul mercato per fare crescere le realtà più promettenti e integrarle nella propria offerta.

LA FRONTIERA DELLA DEFI

La finanza decentralizzata è la nuova terra promessa del riciclaggio? I dati dello “State of Web3 Report” di Chainalysis ci dicono che lo 0,15% delle transazioni crypto sono illegali: la quota è in calo rispetto al 2019, quando era oltre il 3%. Se il valore assoluto è cresciuto, è per il boom che hanno conosciuto queste piattaforme negli ultimi anni. Un successo che ha attirato anche la criminalità, che sfrutta l’assenza di regole (che non è responsabilità degli operatori o della tecnologia, ma di chi le regole le fa) per cercare di fare perdere le tracce di profitti illeciti di diverso tipo. L’arrivo del Regolamento Europeo MiCa, atteso per il 2023, dovrebbe essere un primo importante passo per mettere ordine.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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