Adyen: quattro consigli per le imprese che si affacciano al commercio agentico

Adyen: quattro consigli per le imprese
Gabriele Bellezze, Country Manager di Adyen Italia

L’agentic commerce è ancora in piena trasformazione, ma sarà il nuovo canale di interazione e acquisto. Retailer e brand devono quindi iniziare a ripensare la propria infrastruttura, secondo Adyen, per renderla capace di adattarsi nel tempo all’evoluzione tecnologica dell’AI.

«Per sua natura, l’agentic commerce potrà semplificare il processo d’acquisto per l’utente finale. Le aspettative, però, restano elevate sia in termini di esperienza che di sicurezza, trasparenza e responsabilità – ha dichiarato Gabriele Bellezze, Country Manager di Adyen Italia. Per le aziende italiane la domanda non è se l'agentic commerce arriverà, piuttosto quanto prepararsi e come far parte di questo ecosistema senza perdere la regia del rapporto con il cliente».

Secondo Adyen, sono quattro i pilastri su cui i merchant dovrebbero concentrarsi fin da subito.

1) Stabilire mandati e responsabilità

Nell’agentic commerce l’intento viene delegato, quindi occorre definire in modo esplicito quali azioni può compiere un agente, quali permessi e mandati si applicano, quali limiti valgono per spesa, frequenza e contesto.

Inoltre, se da una parte l’automazione accelera alcuni processi, nel momento in cui si verificano degli errori è importante fare chiarezza sulle responsabilità per capire chi deve agire in caso di problemi.

2) Rendere i dati di prodotto pronti per l’AI

Un altro pilastro da considerare in questa fase di preparazione all’agentic commerce è la qualità e la disponibilità dei dati di prodotto. Per funzionare, gli agenti AI hanno bisogno di informazioni affidabili su cui basare raccomandazioni e scelte. Prezzi, disponibilità, termini e policy devono essere sempre aggiornati.

Le piattaforme AI considerano la freschezza dei dati come un segnale di fiducia, influenzando ciò che appare all'utente.

3) Progettare per interoperabilità e cambiamento

Un’ulteriore priorità, in questa fase, è garantire flessibilità. È importante puntare su un’infrastruttura in grado di adattarsi all'evoluzione degli standard, evitando logiche di checkout specifiche per un agente o una piattaforma che riducano l'interoperabilità.

Allo stesso tempo, è fondamentale non legarsi a token o credenziali che funzionano solo all'interno di un unico ecosistema, e limitare le integrazioni parallele che frammentano i dati dei clienti e la gestione del rischio.

4) Sfruttare i pagamenti come elemento di continuità

Infine, occorre considerare che, man mano che lo shopping si sposta anche su interfacce guidate dall'IA, i segnali di riconoscimento tradizionali si indeboliscono, i login perdono centralità, i cookie diventano meno rilevanti; inoltre, gli utenti possono passare da un agente all’altro, frammentando ulteriormente sessioni e contesto.

Un elemento però resta costante, ovvero i dati di pagamento. Attraverso la tokenizzazione, i pagamenti possono diventare il vero filo conduttore per mantenere continuità e riconnettere il cliente all’azienda, indipendentemente da dove inizi la transazione.

«Chi costruisce oggi fondamenta adattabili, con controlli chiari e responsabilità definite, ripensando al contempo anche la gestione dei processi di pagamento, sarà nella posizione migliore per intercettare la nuova domanda senza indebolire la relazione con il cliente», ha concluso Bellezze.

 

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