Tra app, POS e smart mobility, l’innovazione continua…

Il Covid-19 ha avvicinato sensibilmente gli italiani al commercio elettronico e ai pagamenti digitali. Ora sta agli attori del settore adoperarsi per confermare il trend nella nuova normalità. Innovando sia sul fronte dell’accettazione, sia lato issuing.

sia salone pagamenti 2020

«Durante il lockdown l’e-commerce ha rappresentato una scelta obbligata per molte famiglie – premette Eugenio Tornaghi, Direttore Marketing & Sales di SIA – e questo, nonostante la riduzione dei consumi, ha portato a una crescita a doppia cifra delle transazioni digitali. Il cash è diventato meno popolare, anche perché possibile veicolo di contagio. Non a caso, nello stesso periodo sono diminuiti notevolmente anche i prelievi agli ATM. Sono convinto che i pagamenti digitali, visto anche il protrarsi della pandemia, resteranno un’abitudine per gli italiani».

Approccio premiante

Un’abitudine che va però stimolata e incentivata. E in questa direzione, infatti, si sta muovendo il Governo italiano con il lancio di alcune iniziative, come «la lotteria degli scontrini – prosegue Tornaghi – un tema su cui l’industria dei pagamenti ragiona da diversi anni, o il cosiddetto cashback, che se implementati aiuteranno sicuramente la propensione all’uso dei pagamenti digitali. L’Italia sostiene così un approccio premiante sia per chi ha da sempre l’abitudine di pagare con carta, sia per chi si avvicina ora alle alternative al contante».

Una nuova sfida: la mobilità integrata

Altro elemento chiave per la diffusione dei pagamenti digitali è la semplicità d’uso nelle nostre attività quotidiane. L’innalzamento a 50 euro dell’importo massimo pagabile in modalità contactless senza digitare il PIN, ad esempio, velocizzerà il processo di checkout in tutti i negozi. Ed è ormai significativo anche il numero di progetti che riguardano l’acquisto dei titoli di viaggio sul trasporto pubblico. «Stiamo lavorando in tutte le principali città d’Italia dove con un tap con carta c-less o mobile wallet si possono acquistare biglietti singoli, giornalieri e, in alcuni casi, anche l’abbonamento ai mezzi – racconta Tornaghi – L’impatto positivo di queste iniziative a livello di sistema, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo della Smart Mobility, sta proprio nell’abituare il cliente all’utilizzo della carta e a un titolo di viaggio dematerializzato. La prossima sfida riguarda la mobilità integrata: utilizzare la propria carta di credito e debito per pagare un tragitto che coinvolge più mezzi di trasporto anche di aziende locali diverse. Proprio in questo ambito, stiamo per lanciare Tap to move Smart, una soluzione innovativa che punta a diventare uno standard per il trasporto integrato e in linea anche con le esigenze specifiche dei piccoli Comuni e delle aree rurali».

POS: ripensare l’hardware

D’altronde, se le transazioni digitali restano fortemente minoritarie tra i pagamenti retail non è certo a causa di una mancanza di terminali presso i negozi. «In Italia si contano oltre 3 milioni di POS – spiega Tornaghi – è quindi evidente che, lato accettazione, non esiste un problema di diffusione. La questione, semmai, è qualitativa: molti di questi terminali sono posizionati lontani dalla cassa, a volte neppure visibili al cliente. Vengono utilizzati su richiesta, con l’inserimento manuale dell’importo e senza alcun dialogo con la cassa, con un’esperienza per l’utente che risulta più lenta e complessa rispetto al contante. Vanno, quindi, ripensati i dispositivi: innanzitutto con modelli avanzati, dotati di schermo orientato verso il cliente e su cui siano ben visibili l’importo ed eventuali altri messaggi, anche promozionali».

Una app per accettare i pagamenti...

Ma occorrono anche dispositivi (e proposte commerciali) per soddisfare le necessità di ogni merchant. «La tradizionale offerta bancaria comprende servizi che potremmo definire Premium – prosegue Tornaghi – il canone di noleggio del POS include un’assistenza 24/7 e livelli di servizio che garantiscono una sostituzione rapida dell’apparecchio. Parliamo di un’offerta studiata per merchant con una quantità elevata di transazioni ed esigenze specifiche, come i ristoranti. Altre categorie, invece, come i professionisti utilizzano meno il POS e vedono come un costo eccessivo un canone anche solo di una decina di euro al mese. Per questo lanceremo prossimamente sul mercato una soluzione che trasforma un terminale Android, quindi uno smartphone o un tablet, in un POS che legge le carte c-less, dotato di tutte le certificazioni. Nella prima versione sarà esclusivamente software, in altre parole una app che il professionista potrà installare sul proprio smartphone, successivamente sarà disponibile anche una versione con un dongle, un adattatore da sincronizzare con lo smartphone». Si tratta di una soluzione vera e propria, parte dell’offerta di SIA che sbarcherà sul mercato in partnership con una primaria realtà bancaria italiana.

... e superare l’alibi del costo

Una novità, questa, che permetterà di affrontare uno storico alibi dei merchant che non vogliono accettare denaro digitale: quello dei costi. «Il costo del noleggio dei POS è la principale giustificazione di quanti non vogliono rinunciare al contante – conferma Tornaghi. Sul mercato ci sono spazi per modelli di business differenziati e formule che rispondono a esigenze in termini di assistenza o di prestazioni del dispositivo inferiori rispetto a quelle tradizionalmente offerte. Un ambito di lavoro che si intreccia con il tema della semplicità d’uso per consumatori ma anche per i merchant: pensiamo, ad esempio, ai molti esercenti che dispongono di più POS per erogare i servizi di diversi fornitori».

La potenzialità degli instant payment

Tutto questo lato accettazione. Ma dall’altra parte c’è anche e soprattutto il consumatore che per i propri acquisti deve scegliere tra il contante e i pagamenti digitali, sempre meno sinonimo di carta, sia pure virtualizzata in un wallet. Se le app di pagamento basate sulla scansione di un QR code o di altri codici restano una soluzione assai diffusa in Asia, dove sono ormai uno standard, alla nostra longitudine si guarda soprattutto agli instant payment come alternativa ai circuiti tradizionali. «Cambiare le abitudini dei consumatori non è un obiettivo banale – premette Tornaghi – e lo strumento di pagamento digitale che il cliente italiano conosce meglio è la carta. L’evoluzione tecnologica, poi, permette sicuramente di ipotizzare altri modelli. Stiamo lavorando da tempo a un progetto per realizzare un circuito di pagamento moderno ed efficace quanto un card scheme, ma basato interamente su dispositivi mobili e instant payment. Lo faremo già nel 2021 in un primario mercato europeo, partendo con le transazioni P2P, per poi passare anche a quelle P2B. Capitalizzeremo così l’esperienza acquisita negli ultimi anni con Jiffy e con gli instant payment, puntando su una soluzione che, dal punto di vista tecnologico, potrebbe facilmente essere estesa all’intera Unione Europea. A patto di saper conciliare le peculiarità culturali e di mercato di ciascun Paese e trovare la volontà politica e strategica di convergere su un’unica soluzione».

Le utilities e l’open banking: sarà davvero competizione?

Dell’ingresso di aziende di altri settori nel mondo dei pagamenti, facendo leva sulle opportunità offerte dalla PSD2 e dall’open banking, si parla da molto. E tra i migliori candidati per cogliere il potenziale del nuovo scenario di mercato ci sono certamente le utilities. A distanza di poche settimane l’una dall’altra, sia Iren sia Enel X hanno annunciato il lancio del proprio “pay”. «In entrambi i casi, di cui siamo partner tecnologici, l’obiettivo – commenta Tornaghi – è quello di rendere disponibile ai propri clienti il pagamento della bolletta e altri servizi finanziari in un click, in modo facile e immediato, direttamente dalle rispettive app. Ciò comporta notevoli vantaggi grazie ad un incasso agile e una riconciliazione semplice, consentendo contemporaneamente all’utente di poter sempre controllare i consumi prima di autorizzare la transazione. La vera domanda da porsi è quali ulteriori occasioni potranno cogliere le utilities in questo ambito: un Istituto di pagamento può, ad esempio, creare propri account e proporli per il pagamento di determinati servizi. Ma qui entra in campo il consumatore che è disposto ad aprire un conto specifico solo se ottiene benefici concreti. Per le utilities e per le aziende di molti altri settori, l’open banking dal punto di vista tecnologico apre moltissime possibilità che vanno però inserite in una proposizione di valore capace di conquistare il cliente».

Questo articolo è stato pubblicato all'interno dello Speciale Pagamenti sul numero di ottobre di AziendaBanca

 

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