Uno studio CRIF sottolinea come, rispetto al periodo pre-crisi, le famiglie italiane abbiano modificato la destinazione dei prestiti ottenuti: al primo posto le spese generiche (24,2%), che superano quelle per la casa. E raddoppia, inoltre, la percentuale di finanziamenti finalizzati alle spese mediche
Complice la crisi, non solo si è contratta la domanda di credito da parte delle famiglie italiane (-23% nel I semestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2008), ma nel tempo si sono anche modificate le abitudini di spesa, secondo uno studio CRIF sui prestiti personali.
La casa e le spese relative agli immobili (arredamento, ristrutturazione, etc) riscontrano sempre meno interesse (dal 17,3% del totale della domanda nel 2008, nel primo trimestre del 2012 le richieste sono scese al 16,3%), mentre sono privilegiati i prestiti per spese generiche, come viaggi o svago, (passati dal 17,6% al 24,2% del totale).
Si registra una crescita a doppia cifra anche per le spese assicurative e finanziarie (polizze assicurative, consolidamento debiti e liquidità), che dal 7,8% del 2008 sono saliti al 12,9% nel primo semestre dell’anno.
Negli ultimi 4 anni i prestiti per le spese sanitarie hanno raddoppiato la loro quota percentuale, passando dall’1,2% del 2008 al 2,4% del primo trimestre 2012: il 59% delle richieste ha riguardato le spese mediche generali, il 36% le spese dentistiche, il 4,5% gli interventi estetici.
Relativamente stabili le richieste di prestiti personali per i mezzi di trasporto (dall’8,9% al 9,7%) o l’elettronica (dal 3,6% al 4,2% del totale), mentre le spese per nozze, tasse e tributi sono diminuite (dal 24,3% al 21,6%).
“Dall’analisi di questi trend ciò che risulta particolarmente interessante è la sempre maggiore attenzione da parte delle famiglie italiane a coprire spese non voluttuarie, dichiara Daniela Bastianelli, Senior Analyst di CRIF Decision Solutions, ma, spesso, strettamente indispensabili, come le spese per la salute e quelle finanziarie e assicurative, che pur rappresentando in termini assoluti una parte ridotta dei finanziamenti, danno un chiaro segnale di disagio di una porzione di clientela”.
All’aumentare dell’età crescono, naturalmente, le richieste di prestiti per la salute: chi ha una età superiore ai 64 anni destina a questa categoria di spesa il 3,6% dei finanziamenti erogati, percentuale più che doppia rispetto a chi ha meno di 34 anni.
La casa e le spese relative agli immobili (arredamento, ristrutturazione, etc) riscontrano sempre meno interesse (dal 17,3% del totale della domanda nel 2008, nel primo trimestre del 2012 le richieste sono scese al 16,3%), mentre sono privilegiati i prestiti per spese generiche, come viaggi o svago, (passati dal 17,6% al 24,2% del totale).
Si registra una crescita a doppia cifra anche per le spese assicurative e finanziarie (polizze assicurative, consolidamento debiti e liquidità), che dal 7,8% del 2008 sono saliti al 12,9% nel primo semestre dell’anno.
Negli ultimi 4 anni i prestiti per le spese sanitarie hanno raddoppiato la loro quota percentuale, passando dall’1,2% del 2008 al 2,4% del primo trimestre 2012: il 59% delle richieste ha riguardato le spese mediche generali, il 36% le spese dentistiche, il 4,5% gli interventi estetici.
Relativamente stabili le richieste di prestiti personali per i mezzi di trasporto (dall’8,9% al 9,7%) o l’elettronica (dal 3,6% al 4,2% del totale), mentre le spese per nozze, tasse e tributi sono diminuite (dal 24,3% al 21,6%).
“Dall’analisi di questi trend ciò che risulta particolarmente interessante è la sempre maggiore attenzione da parte delle famiglie italiane a coprire spese non voluttuarie, dichiara Daniela Bastianelli, Senior Analyst di CRIF Decision Solutions, ma, spesso, strettamente indispensabili, come le spese per la salute e quelle finanziarie e assicurative, che pur rappresentando in termini assoluti una parte ridotta dei finanziamenti, danno un chiaro segnale di disagio di una porzione di clientela”.
All’aumentare dell’età crescono, naturalmente, le richieste di prestiti per la salute: chi ha una età superiore ai 64 anni destina a questa categoria di spesa il 3,6% dei finanziamenti erogati, percentuale più che doppia rispetto a chi ha meno di 34 anni.
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