Il Robo senza l’umano non fa per gli italiani. Su un 60% di investitori italiani pronti a utilizzare il robo advisory, il 49% non ne farebbe uso senza il sostegno di un consulente in carne e ossa.
Schroders: il robo advisor in Italia
Secondo la ricerca Schroders Global Investor Study 2016, solo l’1% del campione disposto ad affidarsi al robo advisory (60% degli investitori italiani), infatti, si dichiara pronto a percorrere questa strada in autonomia. Il restante 40% degli intervistati si divide tra chi al momento dice no all’investimento robo, ma lascia uno spiraglio aperto per il futuro (31%), e chi esclude categoricamente il cyber trading, sentendo il bisogno di un contatto diretto con un consulente (9%). Non è una novità che i Millennials (18-35 anni) siano i più attratti dalla nuova tecnologia: il 70% è pronto ad affidarsi a un robo advisor. La percentuale scende invece al 45% tra gli investitori over 55.
Come vedono il robo advisor i consulenti italiani
Il robo advisor è quindi un’opportunità per i consulenti finanziari, più che una minaccia. I consulenti italiani in particolare godono di un buon grado di fiducia da parte degli investitori: sono visti come maggiormente pragmatici e cauti rispetto ai colleghi esteri, secondo la ricerca di Schroders sul robo advisor. Sono infatti mediamente più propensi a sensibilizzare i loro clienti a una prospettiva di medio-lungo periodo e più realisti in termini di ritorni conseguibili. Il 65% degli intervistati dichiara di adottare un orizzonte superiore ai 3 anni (47% il dato globale), mentre solo il 4% consiglia di investire a un anno (10% globale). Puntano poi a ottenere un ritorno del 5,9% annuo dagli investimenti dei loro clienti, ben due punti percentuali sotto la media globale.