Il colosso asiatico smetterà di crescere. Secondo le previsioni di investimento di Saxo Bank per il primo trimestre 2014 l’Asia emergente, finora traino dell’economia e dei mercati globali, si trasformerà nell’anello debole: nonostante abbia mantenuto la crescita mondiale a livelli accettabili durante tutto il periodo della crisi, con investimenti che hanno raggiunto perfino il 43% del PIL, ora la crescita del gigante asiatico è crollata al 6%.
CONTRACCOLPO SULLE ESPORTAZIONI - Per l’Asia non è un avvenimento negativo. Anzi, si tratta di un “raffreddamento” economico che le permetterà di «passare da una crescita quantitativa a una qualitativa – commenta Umberto Urso, Head of Institutional Business di Saxo Bank Italia– e che consentirà al colosso asiatico di tornare a crescere nei prossimi anni». Più forti, invece, le ripercussioni che questo rallentamento economico avrà sull’Europa, in particolar modo per quanto riguarda i Paesi che in questi anni hanno esportato proprio versi i porti del continente asiatico, come ad esempio la Germania e il mercato del lusso francese.
RIPRESA LENTA PER L’EUROPA - Ciò nonostante, l’Eurozona sembra percorrere la via della guarigione e, secondo le stime di Saxo Bank, nel 2014 potrà contare su una crescita dello 0,8%, sebbene non si placherà il declino dell'inflazione, e con la previsione di un ulteriore easing della BCE tramite un nuovo LTRO.
STATI UNITI ALLA GUIDA - Inoltre, allargando lo sguardo a livello globale, Saxo Bank si aspetta che l’economia mondiale acceleri da una crescita del 2% nel 2013 al 2,8% nel 2014. Un miglioramento che sarà trainato dagli USA, dove consumi e investimenti privati diverranno elementi chiave in una crescita che dovrebbe toccare il 3%.
TROPPO PRESTO PER PARLARE DI BOLLA - Infatti, nel Paese a stelle a strisce il tapering continuerà e l’economia ne uscirà più forte, implicando uno stop al QE solo nella seconda metà del 2014. Una dinamica che, secondo Saxo Bank, non provocherà la tanto temuta e annunciata bolla sulle azioni, anzi porterà a una crescita globale del 10% del mercato azionario. «Il riprezzamento relativo tra azioni e obbligazioni continuerà nel 2014 poiché il total return sulle obbligazioni rimane sotto la linea di rischio dal 1995 – spiega Peter Garnry, Head of Equity Strategy di Saxo Bank. Non fate caso a coloro che sostengono che le azioni siano in una bolla. Se veramente volete far fruttare il vostro portafoglio nel 2014, il rischio maggiore è quello di non essere abbastanza lunghi sugli asset rischiosi».
VERSO UN USD PIU' FORTE - Una cosa è certa: nel 2014 tutti gli occhi saranno puntanti sulla Fed e sulle azioni della Yellen. «La Fed adotterà un approccio lento e duraturo per ridurre la spesa e, pertanto, si arriverà a un USD più forte – precisa Urso. Tuttavia, se il mercato dovesse perdere forza, la crescita del dollaro potrebbe spostarsi significativamente verso i paesi del G10 con meno liquidità e le monete dei mercati emergenti, piuttosto che contro JPY o altre valute principali». «Il primo trimestre vedrà uno sforzo per rendere il mercato FX meno dipendente dai QE – aggiunge John J. Hardy, Head of FX Strategy di Saxo Bank. L’Eurozona potrebbe essere il punto di esplosione, con le economie periferiche pronte a ribellarsi se la BCE non dovesse fare passi in avanti nell’espansione del proprio bilancio».
PETROLIO VOLATILE, ORO IN RISALITA - Infine, potrebbe prospettarsi un altro anno difficile per le commodities, con il rischio di prezzi ancora più bassi: la richiesta infatti si è stabilizzata, poiché i tassi di crescita economica delle economie emergenti, tra cui la Cina, sono crollati. E, per la prima volta in tempi recenti, il mercato dell’energia dovrà fare i conti con la possibilità che l’offerta globale di petrolio sia superiore alla domanda, grazie soprattutto alla produzione nei paesi non OPEC, e il prezzo medio del Brent si muoverà probabilmente verso USD 105/barile. Dopo la prima perdita annuale in 13 anni nel 2013, l’oro, invece, guadagnerà terreno nel 2014, con una media per il primo trimestre di 1,225 USD/oncia.
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