OPEN (again): il rapporto export 2020 di SACE

SACE rapporto export 2020La ripresa dell’export italiano ci sarà nel 2021 e nel 2023, se tutto filerà liscio, le esportazioni di beni dalla penisola arriveranno a quota 510 miliardi di euro.

A rivelarlo è il rapporto export 2020 di SACE che quest’anno si presenta con il suggestivo titolo “Open (again). Una ripartenza all’insegna dell’export” che vuole essere un auspicio e una necessità per le imprese tricolori.

La nitida fotografia scattata da SACE mette a fuoco inizialmente le incertezze ereditate dal 2019 a causa della marcata impronta protezionistica data alla politica commerciale degli USA, delle questioni legate alla Brexit e delle crisi socio-politiche di alcune economi emergenti. Il risultato di questa miscela esplosiva di ingredienti è stato quello di registrare la performance più debole dell’ultimo decennio per il Pil mondiale e di una stagnazione dei volumi del commercio internazionale.

L’export italiano tiene il passo

Nonostante ciò l’export italiano di beni ha avuto un andamento positivo anche se in una misura più contenuta rispetto all’anno precedente (+2,3% in valore, rispetto a +3,6% del 2018), tenuto soprattutto dalla domanda dei mercati extra-Ue (+3,9%) mentre quella dei mercati Ue è stata minima (+0,8).

Le previsioni per la fine del 2020

L’aggravarsi della situazione mondiale a causa dei devastanti effetti provenienti dalla pandemia di Covid-19 comporterà per le esportazioni italiane, secondo le analisi di SACE, un calo dell’11,3% a fine 2020 con un volume di affari stimato intorno ai 422 miliardi di euro, il peggior risultato dal 2009. Tra l’altro nel primo semestre del corrente anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si è registrata una flessione delle esportazioni italiane di beni del 15,3%.

La ripresa globale del 2021...

Tuttavia, nello scenario base elaborato da SACE, già nel 2021 ci sarà un’inversione di tendenza e l’incremento a fine 2021 sarà del 9,3% destinato ulteriormente a salire nei due anni successivi con una progressione media del 5,1%.

... anche per l’Italia

Andamento similare riguarderà l’export italiano di servizi che registrerà un crollo nel 2020 imputabile soprattutto al settore del turismo (-29,5% il dato di consuntivo relativo al primo trimestre dell’anno), che però dovrebbe ritornare già il prossimo anno ai livelli antecedenti alla pandemia.

Analisi, settore per settore

Il quadro d’insieme tracciato da SACE è caratterizzato da spiccati contorni di eterogeneità; sono soprattutto i settori dei beni intermedi come i metalli (ma anche i prodotti in gomma e plastica) ad aver subito maggiormente gli effetti della crisi e anche i beni di consumo, moda in primis, accuseranno pesanti contrazioni. Una nota positiva arriva dalle esportazioni italiane di prodotti agricoli e alimentari, la produzione dei quali non ha subito drastici stop durante il lockdown e loro domanda si è mantenuta su livelli sempre molto sostenuti.

Dove si esporterà

La geografia della ripartenza per l’export italiano sarà soprattutto Nord America e Europa avanzata, in Asia riguarderà le economie che hanno reagito meglio alla crisi, mentre Africa Subsahariana e America Latina presenteranno le maggiori incertezze.

Sul sito di SACE è scaricabile il report.

 

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