Il rischio climatico debutta nel Finance

Il cambiamento climatico è entrato prepotentemente nell’agenda delle industrie finanziaria e assicurativa. In attesa della Conferenza di Parigi sul clima di fine anno, diverse iniziative sottolineano l’importanza di prendere misure per minimizzare il potenziale impatto di catastrofi collegate al clima su economia, investimenti, stabilità politica, produttività, agricoltura.

Cambiamento climatico

L’Italia tra le aree più colpite

Che sia parte di un normale riscaldamento ciclico del nostro pianeta o che abbia cause antropiche (non sta a noi riportare il dibattito su questo tema, ma la questione è tutt’altro che risolta) il riscaldamento della Terra è una realtà. E secondo uno studio appena diffuso dal CNR, esistono degli hot spot, dei punti caldi del pianeta, che si riscaldano più rapidamente di altri: tra questi spiccano Amazzonia, Sahel, Africa Occidentale, Indonesia e Asia centro-orientale. Ma, a breve distanza, segue anche il Mediterraneo. In Italia, secondo un altro studio (Desiato et al, 2014 ISAC-CNR) l’aumento della temperatura media è superiore a quello globale ed europeo: con un aumento della temperatura di 0,93 gradi da qui al 2050, i danni potrebbero ammontare a circa 20-30 miliardi di euro di mancata produzione di beni e servizi.

Cambiamento climatico hotspot CNR

La mappa degli "hot spot" diffusa dal CNR

Il modello “pubblico/privato” proposto da Unipol

Il Gruppo Unipol ha da poco proposto un modello di prevenzione e gestione delle catastrofi naturali con una sinergia pubblico-privato per gestire il rischio (e i risarcimenti) collegati al cambiamento climatico. A oggi il sistema italiano non prevede l’accantonamento di riserve per affrontare eventi catastrofali: ogni volta, le risorse necessarie per gli indennizzi devono essere individuate, con tutti i tempi necessari. E non a caso il 90% delle PMI che restano inattive per una settimana a causa di una catastrofe fallisce entro l’anno seguente. La mancata produzione e la perdita di immagine derivanti dai lunghi tempi di indennizzo fanno spesso più danni che l’evento catastrofale stesso. La proposta di Unipol va verso un intervento pubblico centrale che favorisca lo sviluppo di un mercato di supporto per sostenere prodotti di protezione per le catastrofi naturali. Anche mediante strumenti di prevenzione e analisi per la valutazione di questi rischi. (Disponibile anche un dossier “Unipol per il clima – Il cambiamento climatico e il ruolo delle assicurazioni in Italia”).

Mercer: il rischio climatico e gli investimenti

Un recente rapporto di Mercer valuta poi l’impatto del cambiamento climatico sugli investimenti: l’idea è quella di inserire il cambiamento climatico nei modelli di rischio in uso. Il report, “Investing in a time of climate change”, si basa su quattro scenari di climate change e su quattro fattori di rischio climatico. Il principale rischio è a livello di industry: il settore del carbone, ad esempio, potrebbe vedere i rendimenti annui medi scendere tra il 18% e il 74% nei prossimi 35 anni, con un maggiore impatto nei prossimi 10 anni. Segno positivo invece per le energie rinnovabili, con rendimenti annui medi in crescita tra il 6% e il 54% con un orizzonte a 35 anni e tra il 4% e il 97% (e la differenza è molto significativa) nel prossimo decennio.

Le asset class più esposte nei vari scenari

In linea generale, le asset class orientate alla crescita sono più sensibili ai rischi climatici rispetto a quelle conservative. Con un aumento delle temperature pari a 2 gradi, performano meglio le azioni legate a emergenti, infrastrutture, immobili, legno e agricoltura. Con un aumento di 4 gradi, invece, si avrebbe un impatto negativo su emergenti, immobili, legno e agricoltura, ma non sulle infrastrutture. Dettagli a parte, è evidente che il fattore clima si appresta a entrare nei modelli di valutazione degli investimenti e del rischio per il medio e il lungo termine.

I Lloyd’s e l’impatto del clima sull’agricoltura (e tutto il resto)

L’agroalimentare è, ovviamente, tra i settori più esposti al rischio climatico e catastrofale. Un report dei Lloyd’s ha evidenziato come l’intero sistema alimentare globale, già protagonista negli scorsi anni di speculazioni, bolle e shock improvvisi, sia particolarmente esposto. Lo scenario tracciato dai Lloyd’s cerca di stimare le conseguenze di catastrofi climatiche o pandemie vegetali, anche in collegamento ai mutamenti climatici. L’impatto di El Nino nel 2015, la diffusione della ruggine del frumento in Russia e l’aumento di temperature in Sud America sono tre esempi di fenomeni in atto: le conseguenze potrebbero portare i prezzi di grano, mais, soia e riso a quadruplicare. Un aumento dei prezzi del cibo che avrebbe tra le possibili conseguenze delle instabilità politiche in Medio Oriente, Nord Africa e America Latina. E un impatto diretto sui mercati azionari europei, con un calo del 10%, e americani, con una discesa del 5%.

Allianz: prodotti ad hoc per gestire il rischio climatico

Allianz Global Corporate & Specialty, in un workshop congiunto con ANRA, ha evidenziato come tra i nuovi rischi di business per le imprese ci siano anche gli eventi climatici, sempre più imprevedibili. I settori più esposti sono energia, dettaglio, alimentazione, turismo, trasporti: almeno il 70% delle aziende sarebbe esposto a “seri rischi meteorologici”. Il costo dei ritardi dovuti al meteo, per le imprese di autotrasporti USA, ammonta a 3,5 miliardi di dollari l’anno. AGCS punta in questo caso su prodotti assicurativi che gestiscano i rischi finanziari direttamente o indirettamente legati al verificarsi di un evento meteo osservabile o alla variabilità di un indice meteo misurabile. 

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