Un’indagine commissionata da Symantec conferma l’uso promiscuo di device aziendali e personali per svolgere attività lavorative e non: un fenomeno in crescita, che richiede regole aziendali e l’adozione di strumenti per controllare dati e applicazioni senza ridurre la user experience sul device, soprattutto se personale
Se il trend della mobilità si sta decisamente imponendo in tutti i settori, sul fronte della sicurezza resta ancora molto da fare, non solo in termini di misure e di policy ma addirittura di coscienza del problema, in base ai dati della “Ricerca sulla sicurezza mobile in Italia”, condotto da AstraRicerche su iniziativa di Symantec Italia, che ha coinvolto oltre 1.000 dipendenti e collaboratori di aziende italiane.
Commistione tra professionale e personale
Un primo, chiaro risultato è che ormai è poco sensato parlare di device personali o aziendali: non solo perché la nuova parola d’ordine è da tempo BYOD (acronimo di Bring Your Own Device), ma anche per un uso sempre più promiscuo dei dispositivi aziendali, utilizzati anche per scopi personali, e dei device privati, spesso più recenti (e quindi performanti) dell’hardware fornito dall’azienda. Ed ecco quindi che sullo stesso device si incrociano applicazioni, e soprattutto dati, relativi sia alla vita personale sia all’attività lavorativa del dipendente. Per inquadrare meglio il problema, basti pensare che si accede alla casella email personale utilizzato dispositivi aziendali nel 59,3% dei casi, e all’email aziendale dal PC personale nel 52,1% (dal tablet, per ora, nel 45,6%). Idem per l’accesso via internet a Dropbox e altri servizi di condivisione file (37,7% dai dispositivi aziendali, contro il 32,5% di quelli personali).
Solo due utenti su tre usano gli store ufficiali
Una questione a parte è quella delle App per i dispositivi mobili: l’81% dei dipendenti ha installato delle applicazioni sui dispositivi personali, l’89,4% su quelli aziendali. Il problema è l’origine di queste App, perché solo due utenti su tre (il 66% per i dispositivi aziendali e il 66,9% per quelli personali) ha utilizzato gli store ufficiali dei diversi sistemi operativi. Il jailbreak (l’installazione di applicazioni dopo aver “rotto” i sistemi di protezione degli smartphone) riguarda infatti il 16% di chi ha installato App sui device aziendali (l’11,9% per quelli personali), con tutti i rischi conseguenti per dati sensibili e informazioni aziendali.
Oltre la metà può installare applicazioni
A monte resta il problema di una mobilità che è entrata in azienda senza regole adeguate: circa un quarto del campione, il 26,6%, ha trovato delle applicazioni già installate sul dispositivo aziendale; e se solo il 15% non può installare applicazioni perché il dispositivo non lo consente (oltre a un 18,1% che non può farlo per regolamento aziendale), il 56,7% può configurare alcune applicazioni o non ha alcun limite nella scelta delle App da aggiungere.
Rischi conosciuti, ma poche istruzioni dall’azienda
La coscienza dei rischi, presso i dipendenti, è buona (il 77,2% sa dell’esistenza di virus in grado di rendere inutilizzabile un dispositivo, e oltre la metà ha sentito parlare di trojan, malware eccetera), ma solo il 36,7% dichiara di dover compiere spesso azioni specifiche relative alla protezione dei dispositivi aziendali, e il 38,6% solo a volte. Il 19,3% non ha invece ricevuto alcuna istruzione in questo senso dall’azienda. Ancora meno protetti i dispositivi personali, che come abbiamo visto vengono però comunemente utilizzati per accedere a email e informazioni legate all’attività professionale.
Si preferisce il “fai da te”
Un’ultima “chicca” sul comportamento dei professionisti italiani alle prese con gli strumenti di lavoro in mobilità riguarda la risoluzione dei problemi: solo il 38,6% si rivolge all’area informatica della propria azienda in caso di malfunzionamento. Il 35% cercherebbe di “fare da sé”, il 22,8% chiederebbe a una assistenza tecnica esterna all’azienda, il 20,9% si rivolgerebbe a un conoscente, il 13,5% si rivolgerebbe a qualche collega (ma non dell’area IT) e il 6,1% preferirebbe non fare nulla, e vedere se il problema si risolve da solo”.
Gestire dati e applicazioni, non i device
La soluzione proposta da Symantec consiste in Mobile Application Management, messa a punto anche grazie all’acquisizione della società Nukona: le sue funzionalità permettono di distribuire, mettere al sicuro e controllare le applicazioni senza richiedere la gestione completa del dispositivo. In pratica, permette di gestire applicazioni e dati aziendali presenti anche nei dispositivi personali, separandoli senza limitare la user experience o l’utilizzo di applicazioni per scopi personali. “Oggi nelle aziende sono molto comuni i device personali, commenta Antonio Forzieri, Security Practice Manager, Technology Sales Organization Italia di Symantec, non posso utilizzare un approccio basato su un agent aziendale, ma devo lavorare a livello delle applicazioni, adottando anche soluzioni di Data Loss Prevention. Per i device aziendali possono anche essere utilizzate soluzioni di antimalware per smartphone e tablet, che saranno disponibili a breve anche in versione enterprise per piattaforma Android”.
Commistione tra professionale e personale
Un primo, chiaro risultato è che ormai è poco sensato parlare di device personali o aziendali: non solo perché la nuova parola d’ordine è da tempo BYOD (acronimo di Bring Your Own Device), ma anche per un uso sempre più promiscuo dei dispositivi aziendali, utilizzati anche per scopi personali, e dei device privati, spesso più recenti (e quindi performanti) dell’hardware fornito dall’azienda. Ed ecco quindi che sullo stesso device si incrociano applicazioni, e soprattutto dati, relativi sia alla vita personale sia all’attività lavorativa del dipendente. Per inquadrare meglio il problema, basti pensare che si accede alla casella email personale utilizzato dispositivi aziendali nel 59,3% dei casi, e all’email aziendale dal PC personale nel 52,1% (dal tablet, per ora, nel 45,6%). Idem per l’accesso via internet a Dropbox e altri servizi di condivisione file (37,7% dai dispositivi aziendali, contro il 32,5% di quelli personali).
Solo due utenti su tre usano gli store ufficiali
Una questione a parte è quella delle App per i dispositivi mobili: l’81% dei dipendenti ha installato delle applicazioni sui dispositivi personali, l’89,4% su quelli aziendali. Il problema è l’origine di queste App, perché solo due utenti su tre (il 66% per i dispositivi aziendali e il 66,9% per quelli personali) ha utilizzato gli store ufficiali dei diversi sistemi operativi. Il jailbreak (l’installazione di applicazioni dopo aver “rotto” i sistemi di protezione degli smartphone) riguarda infatti il 16% di chi ha installato App sui device aziendali (l’11,9% per quelli personali), con tutti i rischi conseguenti per dati sensibili e informazioni aziendali.
Oltre la metà può installare applicazioni
A monte resta il problema di una mobilità che è entrata in azienda senza regole adeguate: circa un quarto del campione, il 26,6%, ha trovato delle applicazioni già installate sul dispositivo aziendale; e se solo il 15% non può installare applicazioni perché il dispositivo non lo consente (oltre a un 18,1% che non può farlo per regolamento aziendale), il 56,7% può configurare alcune applicazioni o non ha alcun limite nella scelta delle App da aggiungere.
Rischi conosciuti, ma poche istruzioni dall’azienda
La coscienza dei rischi, presso i dipendenti, è buona (il 77,2% sa dell’esistenza di virus in grado di rendere inutilizzabile un dispositivo, e oltre la metà ha sentito parlare di trojan, malware eccetera), ma solo il 36,7% dichiara di dover compiere spesso azioni specifiche relative alla protezione dei dispositivi aziendali, e il 38,6% solo a volte. Il 19,3% non ha invece ricevuto alcuna istruzione in questo senso dall’azienda. Ancora meno protetti i dispositivi personali, che come abbiamo visto vengono però comunemente utilizzati per accedere a email e informazioni legate all’attività professionale.
Si preferisce il “fai da te”
Un’ultima “chicca” sul comportamento dei professionisti italiani alle prese con gli strumenti di lavoro in mobilità riguarda la risoluzione dei problemi: solo il 38,6% si rivolge all’area informatica della propria azienda in caso di malfunzionamento. Il 35% cercherebbe di “fare da sé”, il 22,8% chiederebbe a una assistenza tecnica esterna all’azienda, il 20,9% si rivolgerebbe a un conoscente, il 13,5% si rivolgerebbe a qualche collega (ma non dell’area IT) e il 6,1% preferirebbe non fare nulla, e vedere se il problema si risolve da solo”.
Gestire dati e applicazioni, non i device
La soluzione proposta da Symantec consiste in Mobile Application Management, messa a punto anche grazie all’acquisizione della società Nukona: le sue funzionalità permettono di distribuire, mettere al sicuro e controllare le applicazioni senza richiedere la gestione completa del dispositivo. In pratica, permette di gestire applicazioni e dati aziendali presenti anche nei dispositivi personali, separandoli senza limitare la user experience o l’utilizzo di applicazioni per scopi personali. “Oggi nelle aziende sono molto comuni i device personali, commenta Antonio Forzieri, Security Practice Manager, Technology Sales Organization Italia di Symantec, non posso utilizzare un approccio basato su un agent aziendale, ma devo lavorare a livello delle applicazioni, adottando anche soluzioni di Data Loss Prevention. Per i device aziendali possono anche essere utilizzate soluzioni di antimalware per smartphone e tablet, che saranno disponibili a breve anche in versione enterprise per piattaforma Android”.